Ricordiamo Gianni Belotti

“È scomparso don Giovanni Belotti. Don Giovanni ha dedicato parte della sua vita (dal 1963 al 1976) come fidei donum in Burundi, aprendo la missione di Kiremba.
Nato a Lovere nel 1932 e ordinato nel 1956, è stato curato a Cossirano (1956-1962), a Mompiano (1962-1963), fidei donum in Burundi (1963-1976), curato in città nella parrocchia di Maria Madre della Chiesa (1976-1992) e parroco a Brione (1992-2010). Ha unito la sua esperienza di sacerdote a quella di prete operaio, impegnato in fabbrica a testimoniare l’amore di Cristo e il messaggio del Vangelo”.

Fin qui la comunicazione ufficiale della diocesi di Brescia, il 22 aprile.
Gianni se n’è andato proprio il secondo giorno della Pasqua 2014.
Noi PO che lo abbiamo conosciuto, lo ricordiamo presente, umile, attento e fedele, durante i nostri incontri; per noi non si chiamava Giovanni, ma Gianni.
Qui ricordiamo con gioia un suo scritto che abbiamo pubblicato sulla nostra rivista nel 1988: una vivace descrizione delle condizioni di lavoro nella sua fabbrica, descrizione che era riuscito a strappargli l’insistenza di Sandro Artioli…

Io lavoro in catena da 11 anni.
In una fabbrica di 70 dipendenti.
I vecchi mi dicevano che “alla catena ci si abitua”.
lo non mi ci sono ancora abituato.
La catena non ha niente di umano.
La si può solo subire. Non ci si può mai abituare.
Certo, si preferisce non parlarne.
Non ne parlano tra loro coloro che la subiscono.
Non se ne parla fuori.
E’ come una brutta malattia che è convenzione sociale tacere.
Perché, tanto, non c’è rimedio.
Chi ce l’ha se la deve tenere.

Lo scritto di Gianni merita di essere letto interamente: lo trovate qui.

Nel n. 105-106 abbiamo fatto memoria di lui, riprendendo gli unici due scritti che di Gianni-Belotti-prete-operaio ci sono rimasti.

Ciao, Gianni!