Memoria che parte da lontano

E ancora ricordando…


 

Il mio ricordo di Renato Pipino parte da molto lontano, ossia dalla messa domenicale celebrata in San Nicola per gli universitari cattolici. Erano tempi (inizio anni ‘60) in cui ancora si riteneva di dedicare una celebrazione ad una fascia particolare di fedeli sia per promuovere una loro peculiare spiritualità, sia per una visione critica della parrocchia, spesso ancorata a tradizioni cultuali in via di esaurimento. Il Concilio Vaticano, che stava per aprirsi, avrebbe messo in discussione tutto, dalle radici.
Renato era appena tornato da Roma dove aveva concluso i suoi studi e si apprestava a iniziare una carriera ecclesiastica che non era difficile pronosticare brillante. Era stato introdotto presso di noi da don Gigi Rey, godeva della stima di don Cesare Meaglia, allora, insieme con don Mario Vesco, assistente della Fuci. Era apprezzato da tutti noi per le sue omelie che stavano alla pari con i migliori discorsi sentiti in Fuci.
Poi è passato molto tempo. Ho rivisto Renato appena ho cominciato a frequentare la fraternità di Lessolo, ossia parecchi anni fa. Nel frattempo erano avvenuti grandi cambiamenti. Io non cercavo più luoghi esclusivi ed elitari, mi attraevano invece esperienze di vita comune orientate ad affrontare situazioni reali di esclusione e di marginalità. In quel periodo, essendo anch’io impegnata in una iniziativa per garantire il diritto allo studio in carcere, cercavo il confronto con esperienze analoghe, anche se di natura diversa.
Ciò che mi colpì, frequentando purtroppo molto saltuariamente la fraternità di Lessolo, era la presenza in essa di persone ragguardevoli sul piano culturale, preparate nei diversi campi della vita civile e religiosa, che avevano scelto di condividere l’esistenza quotidiana con gli ultimi, consapevoli di tutto ciò che tale scelta comportava. C’è qualche cenno in proposito in uno scritto di Renato, riportato in un articolo su di lui.
Eppure Renato, anche se dedito al lavoro manuale, anche se isolato in un piccolo mondo, è rimasto sempre spirito critico vivacissimo, autorevole interlocutore in ogni discussione, bonariamente ironico con i compagni di strada che la sorte gli metteva a fianco, amico caloroso che sapeva esprimere affetto e metterti a parte con semplicità anche delle sue sofferenze.

 

Doretta Marucco