Contributo della delegazione dei PO a Seul

Notizie da Seul


Dal 5 al 12marzo1990 si è svolta a Seul l’Assemblea mondiale ecumenica sul tema «PACE, GIUSTIZIA, SALVAGUARDIA DEL CREATO».
La segreteria ha proposto di partecipare con una delegazione europea dei PO per questi motivi:
1. Essere presenti fisicamente, e non solo con una lettera come a Basilea, ad un fatto molto importante per le Chiese cristiane.
2. Richiamare l’attenzione sulla mancanza di analisi sulle “condizioni di lavoro” (l’analisi logica”, come dicono i PO lombardi.
3. Far risuonare la “voce” dei PO dove si discutono problemi che noi, nella nostra condizione, viviamo ogni giorno.
Ne abbiamo parlato al Coordinamento Nazionale, abbiamo sentito i delegati dei PO francesi, tedeschi e spagnoli, che hanno approvato l’iniziativa.
La delegazione che si è presentata a nome dei Preti Operai europei era formata da Carlo Carlevaris, Renzo Fanfani, Luigi Sonnenfeld.


 

Documento distribuito alla Conferenza J.P.I.C. a Seul


«Siamo preti cattolici che condividono le condizioni di vita degli operai.
Siamo membri dell’Equipe Internazionale dei Pretioperai che ha dato la sua approvazione per la nostra presenza àl J.P. I.C. in Seul.
Siamo qui per due motivi:
1. Partecipare direttamente ed esprimere la nostra adesione ad un fatto cosi importante per le Chiese cristiane del mondo.
2. Chiedere di chiamare con il proprio nome l’ingiustizia, lo sfruttamento, le aggressioni alla vita, la violazione dei diritti umani cui sono sottoposti gli operai e i contadini in tutte le parti del mondo. E le donne ancor più degli uomini.
Guardandoci attorno, in questo moderno e colossale Olimpic Park, dobbiamo riflettere sui sacrifici umani che tutto questo ha richiesto, così come non possiamo dimenticare le innumerevoli vite di uomini e donne, quelle degli addetti alla produzione materiale dei beni che in tutto il mondo sono spremute senza pietà per produrre ricchezza: quella molta dei pochi e quella ottenuta a caro prezzo – e spesso insufficiente per vivere
- dei più.
Anche nei paesi del “Nord” del Pianeta, le forme di sfruttamento e di aggressione alla vita rimangono e si appesantiscono nei confronti di una parte della popolazione che, in modo quasi fisiologico,
è destinata ad una nuova forma di povertà (in Italia nel 1988 i morti per incidente sul lavoro sono stati oltre 3000).
Gli interventi dei delegati hanno modificato in molte parti il documento proposto. Lo hanno reso più chiaro e meno generico. Ma, secondo noi, mancano ancora i soggetti in campo.

Non si dice con chiarezza chi compie l’azione di ingiustizia e di oppressione e chi subisce questa azione; chi reagisce e chi può reagire.
Non si tiene conto del ruolo, della funzione sociale, del valore della classe operaia. Quello che gli uomini e le donne nel mondo sperimentano ogni giorno sul lavoro sembra sconosciuto od irrilevante.
Noi pensiamo che la pace, la giustizia e l’integrità della creazione, non possano essere progettate e realizzate senza le lotte, le speranze, i sogni e anche le sconfitte dei movimenti operai dei vari paesi, di tutti quelli che, solidali con chi sta al posto più basso, creano giustizia e danno dignità.
Insieme a voi tutti, presenti a questa assemblea, preghiamo il Dio rivelato da Gesù Cristo “che si schiera incondizionatamente e con passione dalla parte dei poveri”».

Luigi Sonnenfeld, Renzo Fanfani, Carlo Carlevaris

pretioperai


 

A Seul ci siamo mossi su tre fronti

 

1° fronte: Abbiamo partecipato come “visitatori” alle sessioni pubbliche del Convegno. Ci sembra di aver capito che erano presenti due linee di tendenza:
Una, che aveva come orizzonte di riferimento soprattutto la giustizia e la pace, subordinando a questo l’ecumenismo. La domanda di fondo era: “Cosa hanno da dire o da fare le chiese dentro queste situazioni di ingiustizia come quelle descritte nel documento o testimoniate in assemblea?”.
L’altra, che privilegiava soprattutto l’unità delle chiese, condizione indispensabile per affrontare problemi così enormi.

2° fronte: Far circolare e far conoscere il nostro modesto contributo ai delegati, perché nei gruppi di lavoro od in assemblea si tenesse conto di quella specifica ingiustizia, violenza, aggressione alla vita che subiscono gli addetti alla produzione materiale dei beni.
Abbiamo partecipato alla riunione dei cristiani italiani.
Abbiamo partecipato alla riunione dei cattolici presenti a Seul. Qui si è avvertito con forza il disagio della “debole” presenza della Chiesa cattolica al Convegno, ed il timore di rischiare di esporsi sui temi proposti dal documento.
3° fronte: Confronto con realtà di base, di lavoro e di Chiesa in Corea, per capire meglio cosa c’è dietro la facciata dei grattacieli, delle banche e degli shopping center”. In questo, sono stati di grande aiuto gli incontri che durante e dopo il Convegno abbiamo avuto con famiglie operaie, parroci, suore, militanti ed assistenti della J.O.C. e C.O. a Seul e Pusan.


 

Due punti di riflessione


1°.
La responsabilità delle Chiese e la necessità di un impegno forte sulla linea della giustizia e della unità dei cristiani.

 

2°. La coscienza di essere “minoranza” nell’affermare che tutti gli uomini hanno lo stesso diritto alla vita su questo pianeta e che nella disuguaglianza strutturale – che dichiarano sia il documento di Seul sia le testimonianze ascoltate – non vale la Cultura della constatazione ma quella del giudizio etico. Prendere posizione sulla disuguaglianza equivale a dichiarare lecito o non lecito un tipo od un altro di comportamento o di visione del mondo.
L’atteggiamento necessario è quello del dissenso. I percorsi, i cammini, rientrano nelle categorie dell’obiezione di coscienza.
Una prassi di dissenso non ha vita né facile né equilibrata.
I tentativi che possiamo e dobbiamo fare sono improbabili, non perché impossibili, ma perché tali sono le dimensioni del problema.
Le condizioni indispensabili per renderli realisti sono un eccesso di intelligenza organizzata e capacità di immaginazione.
L’alternattiva è la rinuncia o l’agitarsi fino a che ci si stanca o ci si adegua.

GIANNI TOGNONI


 

Le decisioni dell’Assemblea di Seul


a) La prima parte del documento preparatorio (A e B) non è stata votata. È stata allegata come materiale di consultazione per le Chiese.
b) La seconda parte del documento, le affermazioni, sono state ridotte, approvate e votate.
e) La terza parte del documento, le alleanze, sono state votate interamente, però sono diventati atti ufficiali dell’Assemblea solo i capoversi e le parti sottolineate. Il resto è stato approvato ma solo come materiale preparatorio per l’Assemblea di Camberra.

 


* Per una informazione più dettagliata consigliamo di leggere «Il Regno» e «Rocca».
* Il documento finale dell’Assemblea di Seul è stato pubblicato su «Adista-Dossiers», N°34-35 di maggio 1990.

 

Questa relazione è stata letta e consegnata ai partecipanti all’incontro della “Domus Mariae” a Roma il 28 marzo 1990, a cui eravamo stati invitati da dom Ablondi, vescovo di Livorno. Erano presenti il card. Martini, i vescovi e i delegati italiani per l’ecumenismo e di “Justitia et Pax”.