A proposito di potere

 In preparazione al convegno di Bergamo 2012
“SERVIZIO E POTERE NELLA CHIESA”


 

La parola “potere” ci richiama sempre qualcosa di negativo, perché siamo abituati a vedere le persone, la società, i gruppi, la chiesa, esercitarlo in una maniera negativa, o meglio non costruttiva a vantaggio del bene comune .
E’ possibile un’altra idea di potere?
La storia di tutte le istituzioni è sempre legata al potere, quello che emerge e quello che tramonta, quello che vince e quello che perde. E’ un po’ come il ciclo del sole che nasce e muore. C’è un potere che si esaurisce perché non ha più nulla da dare e da dire, e c’è anche un potere che si aggrappa ad ogni costo alle sue posizioni raggiunte e le difende con qualsiasi mezzo anche violento.
C’è il potere del male ma anche il potere del bene: il male si difende , il bene non ha bisogno di difesa, esso è disarmato, anzi mite come direbbe Gesù nelle beatitudini. I miti “erediteranno” la terra”, al contrario dei dominatori che “domineranno” la terra.
E qui ci riportiamo all’inizio del racconto biblico, nella creazione, quando Dio crea l’uomo e da esso trae la donna. Già qui c’è un segno di dominio: la donna nasce dall’uomo :”La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta”. Ma l’autore biblico probabilmente si è accorto di questo squilibrio a favore dell’uomo e quindi a questo racconto ne aggiunge un altro: “Dio creò l’uomo a sua immagine: maschio e femmina li creò”. Ne esce un immagine di Dio più ampia: Dio è maschio e femmina, contrariamente all’immagine che ci siamo fatti di lui attraverso i concetti , le immagini dell’arte , della pittura e la teologia.
Nei due racconti della creazione c’è anche un diverso modo di rapportarsi alla terra: il dominio e la custodia: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”(Gen 1,28 ).
Nell’altro racconto invece si dice “Il signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”.(Gen2,15 ).
C’è una differenza tra il “dominare- soggiogare” e il “custodire- coltivare”. Nel mondo europeo e cristiano ha avuto la precedenza il primo., con tutto quello che ne è conseguito con lo sfruttamento della terra , con la colonizzazione e le guerre per procacciarsi le risorse.

Quando togliamo qualcosa alla terra, dobbiamo anche restituirle qualcosa. Noi e la terra dovremmo essere compagni con uguali diritti. Quello che noi rendiamo alla Terra può essere una cosa semplice e allo stesso tempo difficile come il rispetto. La ricerca di petrolio, carbone, e di uranio ha già recato grossi danni alla Terra, ma questi danni possono ancora essere riparati, se lo vogliamo. Con l’estrazione delle ricchezze del sottosuolo, le piante vengono abbattute. Sarebbe cosa giusta e ragionevole offrire alla Terra semi e germogli, e con questo sostituire di nuovo quello che abbiamo distrutto. Dobbiamo imparare una cosa: non possiamo sempre prendere, senza dare qualcosa di persona. E dobbiamo dare a nostra Madre, la Terra, tanto quanto le abbiamo tolto”. ( J. Begay, un indiano Navajo).

Come si vede questo riferimento é un altro modo di pensare, se fosse stato rispettato avremmo una terra diversa e un’economia diversa dall’economia di rapina che domina nell’occidente. Francesco Bacone diceva che “sapere è potere”, conoscere la terra per dominarla, non per rispettarla . La concezione della scienza moderna come dominio è debitrice a lui, molto lontano dal pensiero di Francesco che chiamava la terra “madre” , il sole “ fratello” e la luna “sorella”, che non sono solo metafore poetiche, ma segno di un modo di sentire e di relazionarsi.
Guardiamo al concetto di Dio: egli è il padrone, il Signore, l’onnipotente. E’ colui che domina. Non è possibile ritradurre questa parola in altro modo? Ogni giorno diciamo: se il Signore vuole, il Signore ci vuole bene, così piace al Signore. Ogni preghiera liturgica termina: per Cristo nostro Signore.
Non credo sia questa l’immagine di Dio che Gesù ci ha comunicato. La parola “abba” che lui ha usato per parlare di Dio esprime non il concetto di padrone ma di “papà”, molto più familiare e coinvolgente che comunica empatia, abbraccio , che si nota molto bene nella parabola del figlio che ritorna, ma che meglio esprimerebbe il concetto se la chiamassimo “parabola dell’amore di Dio”.
Analizzando la storia dei primi secoli del cristianesimo ci accorgiamo che il germe del potere è nato proprio allora, non solo per colpa di Costantino che ha cercato solo si salvaguardare l’unità dell’impero, anche perché i cristiani erano molto conflittuali tra di loro per via delle interpretazioni dei Vangeli e interrogativi sulla posizione di Gesù rispetto a Dio Padre. La cultura cristiana era debitrice della cultura greca, una cultura del dualismo: separazione tra spirito e materia, tra luce e tenebre, tra corpo e anima. Questa separazione dà origine a un potere che cala dall’alto in contrapposizione al basso, come se fossero due realtà separate. Lo stesso si può dire del sacro e profano. Il discorso di Gesù alla samaritana è illuminante: “Credimi, o donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre. E’ giunto il momento in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Gv 4,23-25 ). Gesù spiazza il dualismo: Dio non è “qui o là”, ma è “Qui e là” e la sua testimonianza è stata quella di rompere la separazione con il suo andare nelle case, per le strade rivelando la presenza di Dio ovunque anche là dove per l’ebreo non era possibile: “non ho mai visto tanta fede in Israele”, dirà alla donna cananea. Non c’è bisogno di spazi sacri, di consacrazioni. La consacrazione comincia con il distinguere nella totalità dello spazio un determinato luogo, che viene quindi recintato. La parola greca per questo luogo sacro e distinto è “temenos” dal verbo “temno”, che significa “tagliare, separare “. E’ la stessa radice di “templum” per i latini, da cui il nostro “tempio”, che indica un’area delimitata, distinta.
La nostra storia di preti operai è stata quella di rompere questo meccanismo . “Au coeur des masses”, era il titolo del libro uscito in Francia negli anni cinquanta che ha affascinato la maggior parte di noi . Questo è stato tradotto in italiano con il titolo “Come loro”. Essere “come”, non “per”.
Il potere è verticale, mentre il servizio è circolare. Da qui ne nasce il diverso approccio nella gestione della chiesa, delle comunità, delle associazioni , della politica e delle relazioni.
Gli edifici ecclesiastici si sono strutturati in maniera verticale: lassù c’è il presbiterio, quaggiù c’è la navata. Una parola che deriva da nave e spesse volte si confonde con la stiva, dove sotto c’è chi fatica per spingere, mentre chi sta sopra comanda , dà ordini, bacchetta. Nella navata c’è solo chi ascolta, spesse volte con fatica, ignorando il volto l’uno dell’altro, vedendo solo la schiena di chi sta davanti per la disposizione dei banchi. Una disposizione consona alla struttura imperiale come l’inginocchiarsi, gesto nato nell’alto medioevo per inchinarsi al signore. I primi cristiani pregavano in piedi con le mani alzate verso il cielo. Di fronte a Dio si sta con la schiena dritta e con le mani aperte che possono benedire, abbracciare e sollevarsi. Un Dio che innalza i miseri, non li abbassa.
“Imperium”, deriva dal tardo latino “commandare” , “manifestare la propria volontà ai sottoposti perché sia da essi eseguita”. E qui torna a proposito i discorso di Gesù sul potere: “i signori delle nazioni dominano, ma tra voi non è così. Il più grande sia colui che serve”.
Non sarebbe il tempo questo di una concezione a struttura circolare? Anche per gli edifici stessi , dove la comunità si riunisce perché i membri stiano fianco a fianco, insieme al presbitero – facilitatore . L’abbiamo sempre detto che i fedeli celebrano la messa e il compito del celebrante “facilitatore” è quello di coordinare. Non c’è più un sito in cui guardare, ma ci si guarda negli occhi esperimentando la presenza del Cristo vivente: “Dove due o più sono riuniti, io sono in mezzo a loro”.
In una comunità il presidente coordinatore non prende decisioni, il suo compito è quello di recepire gli interrogativi e fare in modo che insieme si prendano delle decisioni, non con il metodo della maggioranza o minoranza, ma con il metodo del consenso avendo fiducia dell’altro, sapendo che lo Spirito parla a tutti, non solo alla solita categoria che si ritiene investita delle decisioni. Compito della presidenza è quello di saper gestire le conflittualità che non sono altro che disagi, modi diversi di vedere e pensare le cose .E’ questo il metodo nonviolento nell’educarci alla diversità, non alla contrapposizione che ha caratterizzato la storia dell’occidente e delle chiese cristiane, teatro di continue lotte, conflitti, discordie, pretese assolutistiche, attrazioni e ripulse, scontri e contrasti. Tutto questo ha portato alle divisioni, alle scomuniche . I nodi irrisolti o risolti in maniera autoritaria si ripresentano sempre. La definizione del “credo” neceno-costantinopolitano ha creato divisioni nelle comunità cristiane di allora e molte si sono separate mentre gli interrogativi rimasero. Lo stesso si dica di tutti i movimenti pauperistici medievali e della Riforma. Più che di “unità della chiesa” dovremmo incamminarci verso una “unità delle chiese”, dove ognuna esiste con una caratteristica propria, non in opposizione all’altra , ma come complementare. Le diverse chiese esprimono i diversi carismi secondo l’unità nella diversità. L’altro allora non sarà “eretico” ma colui che vede da un altro punto di vista. Nella chiesa primitiva era ignota la distinzione tra ortodossia ed eresia. In origine il termine greco airesis significava semplicemente “scelta” e, in particolare, la scelta di una scuola filosofica da parte dello studente.
“L’ortodossia si definì in contrapposizione alle alternative, al cammino “sbagliato” imboccato dai cristiani rivali; in altre parole quello eretico. Gli eretici ovviamente in gran parte sinceri cristiani impegnati nella ricerca della verità al pari dei loro avversari “ortodossi”, furono vieppiù dipinti a fosche tinte. Agenti di satana e nemici di Dio, destinati, infallibilmente, al fuoco infernale eterno , per l’arroganza con la quale si opponevano alla “verità”. ( C.Freeman: Il cristianesimo primitivo ),
Credo sia questo il momento di educarci tutti all’ascolto reciproco, al dialogo, che porta alla gestione dei conflitti in maniera nonviolenta, vedendo il conflitto stesso come un’opportunità di crescita, di riflessione e di maturazione . Non ci saranno allora perdenti e vincenti, perché se ci sono dei perdenti significa che perdiamo tutti. Sogno una chiesa con diversi ministeri, svolti da diverse persone, secondo il loro carisma, ma ministeri alla pari, dove non ci sia qualcuno che domina sull’altro e il leader sia colui che è a servizio dell’unità senza poteri decisionali. Sogno i seminari come luoghi di formazione ai diversi ministeri, dove non ci sia più distinzione tra preti e laici. Sogno una chiesa formata da diverse chiese, che sia veramente “conciliare”, e soprattutto “sinodale”.

 

Mario Signorelli