La Pasqua di don Umberto

Ricordiamo don Umberto Miglioranza


 

UmbertoMiglioranza

Sacerdote della chiesa di Treviso, nato a Paese (Treviso) il 14.12.1922, ordinato sacerdote il 29.06.1945, don Umberto Miglioranza è passato al cielo nella Casa di Riposo alle ore 2.30 di mercoledì 18 aprile 2012.
Alle ore 2.30 del mattino, la sua Pasqua. Il suo vivo desiderio: ritrovarci per parlare di Spinea,appena lui sarebbe stato in grado di farlo. Ricoverato per una decina di giorni all’ospedale e poi accolto in una serena stanzetta della Casa di Riposo “Domenico Sartor” di Castelfranco Veneto.
Ritornato in famiglia in maniera vitale: un suo fratello e altri famigliari l’hanno vegliato e ci hanno aiutato a regolare il flusso e il tempo delle numerose visite. Allungava la mano per tenere stretta la nostra: abbozzava il sorriso e apriva visibilmente la sua anima. Era stanco e contava la fatica di 89 anni, ormai quasi consumati, ma non era spento e aveva ancora una riserva di doni vitali da donare a ogni visitatore. La candela si consumava, il viso impallidiva, le mani si affusolavano, ma la luce degli occhi illuminava il volto di questo anziano patriarca. Lo era stato quando, agli inizi del suo sacerdozio, consacrò la vita come cappellano dell’ONARMO al mondo semplice  del contadino veneto che si inoltrava nel cammino complesso del mondo operaio.
A Spinea diventò non solo  parroco di una parrocchia,  sempre più  periferia del grande polo industriale di Marghera, ma anche patriarca del nuovo mondo, un mondo in grande ricerca di se stesso: seminaristi che volevano condividere  la vita e assimilare quella nuova cultura, imparare il linguaggio di un popolo bisognoso di essere nutrito dalla Buona Novella, sacerdoti che credevano,  amavano e volevano vedere Cristo presente in una realtà che rendeva disumana la vita delle famiglie, degli uomini e delle donne.
Dopo anni tormentati ma fecondi, resi vivi dalla fedeltà al messaggio evangelico, don Umberto ritornava a Castelfranco e per 25 anni in tutta la zona oltre che nella Casa di Riposo, condivideva il suo amore alla vita con la  categoria oggi più povera: quella degli anziani. “Non si può essere morti prima di morire” ripeteva spesso e continuava così il suo ruolo di patriarca che a tutti indicava la Terra Promessa. Mi sembra storia sacra la sua vita e veramente continuatrice della visione di Mosè, la sua opera:
“Poi Mosè salì dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che è di fronte a Gerico. Il Signore gli mostrò tutta la terra:Galaad fino a Dan, tutto Neftali, la terra di Efraim e di Manasse, tuttala terra di Giuda fino al mare occidentale e il Negheb, il distretto della Valle di Gerico, città delle palme, fino a Soar. Il Signore gli disse: “Questa è la terra per la quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: Io la darò alla tua discendenza. Te l’ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!”(Dt 34,1-4).

Olivo Bolzon