La scoperta di Roma

Testimonianze


Un prete brasiliano inviato a Roma dal proprio vescovo per l’approfondimento degli studi teologici racconta con semplicità impressioni ed interrogativi sorti nel contatto diretto con la capitale. Un viaggio alla rovescia nel centenario della “scoperta” dell’America.


Per quattro anni sono stato parroco di un quartiere povero di Santos, mia città natale. Una delle cose che attirava la mia attenzione era la piccola quantità di lampade utilizzate per l’illuminazione pubblica. Questo mi procurava una sensazione di tristezza e desolazione, abbandono e solitudine.
Un’altra impressione avevo nell’andare per le vie del centro con negozi e divertimenti. Molte lampade con intensa luminosità, meglio disposte e con molti colori. Tutto creava un clima di allegria e bellezza, di attenzione e cameratismo.
Contrasti…
Questo fu il ricordo che mi passò per la mente quando mi invitarono a scrivere le mie impressioni sulla mia “scoperta” di Roma. Un mondo di contrasti tra la realtà che incontravo e quella che avevo lasciato. Vie di Roma molto tristi. Il che era dovuto ad edifici bassi, con tonalità molto simili. Contrastavano con i grattacieli di S. Paolo, con la molteplicità di forme e di colori.
La presenza di tanti anziani nelle strade. Mancano i bambini che abbondano nel mio paese. Il grande sperpero che si osserva scandalizza chi lavora nelle zone delle favelas o delle palafitte.
Assieme a questa impressione della città, incontrai una realtà ecclesiale che mi colpì profondamente. Sono impressioni, non analisi, che mi colpirono tanto fortemente. Una moltitudine di preti e seminaristi, giovani, che vestono la tonaca. Vescovi che ricordano antichi principi con la loro pompa. Vescovi che scelgono un partito politico e chiedono l’unità dei cattolici in un campo dove deve regnare la libertà. Congregazioni che crescono e si mettono in evidenza ostentando nomi con caratteristiche belliche (legionari… crociati…). Accettazione della moralità della pena di morte come parte della dottrina cattolica (facciamo la riverenza agli orientamenti del Catechismo Universale).
Eccessiva preoccupazione nel campo della morale sessuale, sulla quale non si transige, e accondiscendenza negli altri ambiti della morale. Un autoritarismo che viene avvertito a vari livelli (parrocchiale…).
Una pastorale che si realizza attorno alla messa. Una mancanza di spirito liturgico.
La questione delle offerte che sempre mi crea problema, poiché è inconcepibile una messa riservata ad una intenzione. Capisco la preoccupazione di non fare commercio con l’Eucarestia, ma è il risultato che si consegue con queste norme.

Queste impressioni che contrastano con la mia esperienza pastorale, e con quello che posso capire del Vangelo, mi creano dei problemi. Ho difficoltà ad accettare il ritorno ad un passato ecclesiale di gloria e di pompa. Ho difficoltà ad accettare una differenza nel modo cli trattare le chiese europee e le chiese latino-americane. Ho difficoltà ad accettare una morale che penalizza l’aspetto sessuale della vita e sorvola su altre dimensioni. Ho difficoltà, e non solo io. Penso che potremmo ricondurre tutte le difficoltà a due domande:
– Perché questo atteggiamento di due pesi e due misure?

– Perché questa ricerca di pompa ed apparenza? Il Vangelo non chiede un’altra cosa?


Come affrontare questa situazione? È una domanda che costantemente mi pongo. E per la quale ancora non ho una risposta chiara. Voglio appena ricordare la parola di un prete che mi diceva: “La chiesa non è ancora come Gesù la vuole. Deve cambiare molto. E il Padre aspetta la nostra collaborazione. E perché la chiesa torni come Lui vuole, non possiamo usare le armi del potere, della violenza o del denaro. Dobbiamo imparare, come Gesù, ad amare, a soffrire e a pregare”.

P. Antonio Paulo Ferreira de Castillo


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