«La vita va oltre i documenti»

Il Vangelo nel tempo


Intervista a don Roberto Fiorini dopo l’incontro di GRAZ


D:
Perché hai partecipato all’Assemblea ecumenica di Graz?
R: Da molto tempo seguo con interesse i dialoghi tra le Chiese cristiane e da circa tre anni collaboro, con il Sae di Mantova. Il lavoro di approfondimento fatto all’Istituto di studi ecumenici “S. Bernardino” di Venezia mi ha dato strumenti conoscitivi a livello, storico, teologico ed ecclesiologico. Intervenendo alla seconda assemblea delle chiese cristiane di tutta Europa ho inteso sperimentare nel vivo il dialogo ecumenico in uno dei momenti più alti e partecipati. Sono andato a Graz senza alcuna delega ufficiale, ma con l’incarico di rappresentare a quell’incontro il Sae di Mantova.

 

D: Come erano organizzate le giornate?
R: Il mattino cominciava con la preghiera comune in una grande tenda capace di accogliere migliaia di persone. Vi si arrivava dopo almeno un’ora di viaggio (treno e tram) perché col mio gruppo si pernottava in un villaggio a circa 30 km da Graz. I canti e le preghiere evocavano le liturgie delle varie chiese. Poi si partecipava col mio gruppo allo studio-meditazione di brani biblici sulla riconciliazione. Erano guidati da uomini e donne di diversi paesi e confessioni.
Per il resto della giornata ciascuno autogestiva il proprio tempo scegliendo tra le numerose iniziative di riflessione che l’organizzazione aveva predisposto. Il pranzo veniva consumato in giganteschi self-service. Nel tardo pomeriggio ci si riuniva per pregare in diverse chiese e luoghi di culto sparsi per la città. L’incontro si chiudeva con un momento di socializzazione durante il quale si consumava all’aperto una cena frugale. Con rammarico, dati i vincoli imposti dall’orario del treno che ci riportava al villaggio, non potevo partecipare alle numerose offerte culturali previste per le serate.

 

D: Data la molteplicità delle proposte di riflessione attraverso i forum, quali hai scelto di seguire?
R: I forum per sotto-temi prevedevano sei proposte di ricerca. Conviene elencarle per dare un’idea dell’ampiezza degli interessi e dei problemi che sono presenti nella attuale ricerca ecumenica:
1. la ricerca dell’unità visibile tra le chiese
2. il dialogo tra le religioni e culture
3. la riconciliazione come impegno per la giustizia sociale e il superamento della povertà, dell’esclusione sociale e di altre forme di discriminazione
4. riconciliazione tra i popoli e promozione di forme non violente di risoluzione dei conflitti
5. riconciliazione come nuova prassi di responsabilità ecologica, specialmente nei riguardi delle future generazioni.
6. riconciliazione come giusta condivisione con le altre religioni del mondo.

Io ho scelto di seguire il primo forum. Pur apprezzando pienamente anche le altre proposte, quella della ricerca dell’unità visibile tra le Chiese mi sembrava la più specifica per un’assemblea ecumenica.
I lavori prevedevano l’esposizione di esperienze concrete di collaborazioni ecumeniche mediante le quali viene offerta una visibilità positiva, nonostante l’appartenenza a confessioni cristiane diverse. Ne segnalo qualcuna di esempio. Nell’Inghilterra del Nord opera un Gruppo ecumenico di donne che come segno del suo comune lavoro ha portato una trapunta con 72 quadretti che rappresentavano momenti di vita di altrettante donne di confessioni diverse che si sono distinte per la loro vita di fede. Tra queste hanno segnalato S. Angela Merici. Poi una danese che nella seconda guerra mondiale finì in campo di concentramento per aver aiutato numerosi perseguitati dai nazisti e una terza donna, di cui non ricordo nome e nazionalità, che incontrava sotto i ponti le persone che non avevano alcuna dimora.
Una testimonianza importante è venuta dall’esposizione dei frutti positivi derivati dall’accordo fra le Chiese della riforma, noto come
“Concordia di Leuemberg”, avvenuto nel 1973. Le Chiese di matrice luterana riformata, le Chiese unite che da esse sono nate, nonché le Chiese preriformate dei valdesi e dei fratelli boemi, affermano di essere pervenute ad una comune comprensione del Vangelo e da qui, nonostante le diversità hanno dato vita alla pratica della riconciliazione che arriva al reciproco riconoscimento come Chiesa di Cristo ed allo scambio dei ministri. L’accordo di Leuemberg si propone come un test per tutto il movimento ecumenico.
Il pastore Paolo Ricca ha presentato il recente accordo tra le Chiese cattolica e valdese relativamente ai matrimoni misti. “Otto secoli di monologo contro i cinque anni di dialogo; non è mai troppo tardi per diventare uomini e Chiese di dialogo!”.
È stato anche affrontato il problema dell’eucaristia e dell’intercomunione, ma in quella sede non ci si poteva attendere novità rispetto alle posizioni ufficiali delle Chiese. Per i protestanti è possibile l’ospitalità eucaristica “se Dio invita alla sua mensa, chi siamo noi per porre divieti?”. Questa invece viene negata dagli ortodossi perché è impensabile condividere l’Eucaristia quando non si condivide l’integrità della fede. Anche per la Chiesa cattolica vale questo principio; però viene mitigato in particolari situazioni (ad es. quando in prossimità della morte non vi sono altre possibilità per fare la comunione).
Toccante è stata la testimonianza di una cattolica sposata con un anglicano in occasione della prima comunione del figlio. Il bambino rifiutava di fare la comunione se al papà fosse stato impedito di fare la comunione con lui.
Ho partecipato, inoltre, al forum sul tema generale: “Riconciliazione senza
teshuva? L’autocomprensione dei cristiani e gli ebrei”. Alla tavola rotonda, oltre ai rappresentanti di diverse confessioni cristiane partecipava anche il rabbino R. Sirat. In estrema sintesi: ho registrato la piena convergenza di tutti nell’affermare che è destituita di qualsiasi fondamento la dottrina teologica della “sostituzione” di Israele da parte della Chiesa cristiana. Questa equivarrebbe alla liquidazione teologica di Israele, entrando in piena contraddizione con la dottrina paolina contenuta in Romani 8-11. Più volte è stato citato K. Barth, che ebbe ad affermare che il problema più grave dell’ecumenismo va collocato nella relazione delle Chiese con Israele. Pertanto, per citare padre Gargano, uno dei relatori, “con la separazione della Chiesa dalla sinagoga, l’edificio ha subito una lesione. Occorre ispezionare le fondamenta delle nostre Chiese”.

 

D: Tu hai partecipato al plenum finale dell’assemblea dei delegati che ha concluso i lavori. Che impressione ne hai avuta?
R: Mi ha colpito il metodo seguito in assemblea che ha consentito a numerosissimi delegati di prendere la parola apportando modifiche ed integrazioni ai documenti predisposti. Ho potuto verificare di persona un largo accoglimento delle proposte inoltrate. Non sono invece in grado di esprimere un apprezzamento sui lavori attuati nei gruppi di preparazione e revisione dei documenti stessi. Tre i testi votati in assemblea:
1 –
Messaggio all’Europa inviato da oltre 150 Chiese ed oltre 10.000 cristiani riuniti a Graz. A questo proposito una mia richiesta di integrazione presentata per iscritto è stata presa in considerazione nella stesura finale del documento.
2 –
Un testo base di taglio teologico sulla riconciliazione. Un accordo previo prevedeva che in esso non si facesse riferimento ai punti teologici ove le Chiese sono divergenti.
3 –
Un testo operativo sui sei ambiti sopra descritti che si conclude con una serie di raccomandazioni pratiche rivolte a tutte le Chiese.
L’impressione fondamentale è legata alla constatazione di un utilizzo molto sapiente del tempo in un’assemblea numerosissima, e alla felice esperienza di un rispetto reciproco per le posizioni diverse che venivano onestamente proposte.

 

D: Come hai vissuto l’ultima giornata e che cosa ti ha lasciato?
R: Il programma della domenica mattina prevedeva che nella prima parte le singole confessioni cristiane celebrassero la “loro” liturgia, mentre nella seconda parte tutti si ritrovassero nel grande parco della città per il culto comune. Io ho scelto di accettare l’ospitalità eucaristica partecipando alla Santa Cena protestante alla Heilandskirke. Era la prima volta che mi accadeva e penso non ci fosse occasione migliore, dopo una tale settimana vissuta insieme. A gruppi si andava a ricevere il pane e a bere il calice e, mentre osservavo attentamente quelle persone, percepivo la diffusa consapevolezza presente in questa assemblea di incontrarsi con l’unico Signore.
Poi assieme, al parco. Una giornata bellissima con il sole che filtrava i raggi attraverso i rami. Migliaia di persone di varie lingue e costumi che pregavano e cantavano insieme accompagnate dal suono delle trombe. Tutti in un grande cerchio, mentre sul palco si alternavano vari soggetti che proclamavano i testi predisposti. Nessun protagonista. La parola giungeva prescindendo da chi la pronunciava. In questo vuoto di protagonismo risplendeva l’unico Signore che ci aveva riunito. Alla fine un grande amen cantato decine e decine di volte in una festa indimenticabile alla quale anima e corpo partecipavano. In una parte profonda di me una voce mi diceva: “Ecco l’unica Chiesa di Cristo”. Dopo secoli di conflitti teologici, ideologici ed anche militari, cristiani delle Chiese orientali ed occidentali si ritrovano, pregano e fanno festa insieme, nonostante siano consapevoli delle divisioni che ancora sussistono.

 

D: Hai un ultimo pensiero da aggiungere?
R: Sì. Sono felice di essere stato presente ad un evento che ritengo storico. In quelle giornate mi è capitato di sentir dire: “La vita va oltre i documenti”. Ringrazio Dio di aver potuto vivere questo incontro che resterà indimenticabile. Vi sono nella vita delle occasioni che forse non si ripetono. E anche per questo dico: “Grazie di essere stato a Graz”.