Sarà la fabbrica l’ambiente in cui testimonierai per tutti noi

Il Vangelo nel tempo


Nell’ordinazione presbiterale di don Giampietro Zago
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Miei carissimi fratelli sacerdoti, diaconi, accoliti e lettori di questa nostra Santa Chiesa Vittoriese; fratelli sacerdoti che, condividendo con gli operai la fatica e la gioia del lavoro, testimoniate la presenza della nostra comunità ecclesiale tra di loro; mamma e papà di don Giampietro, a me cari; fratelli e sorelle tutti della comunità parrocchiale della Madonna delle Grazie; Giampietro carissimo, che oggi diventerai ancor più mio fratello perché, per l’imposizione delle mie mani e l’invocazione dello Spirito Santo, sarai sacerdote del Signore: a voi tutti, il mio saluto affettuoso, l’augurio di pace e di ogni benedizione.

 

1. Nella luce dell’Incarnazione del Signore, oggi annunciata, fiorisce per grazia del medesimo Spirito, il tuo sacerdozio. So che questa era una ricorrenza a te particolarmente cara e perciò hai chiesto che il “giorno natale” del tuo presbiterato fosse proprio questo, in cui al mondo s’annuncia l’incredibile: Dio, che per amore dell’uomo, si fa uomo e si incarna nella nostra situazione di speranza e di peccato.
Oggi Maria offre se stessa e il suo grembo allo Spirito perché l’ombra e la potenza dell’Altissimo in lei facciano nascere il corpo santo di Gesù Salvatore.
È turbata, Maria. Domanda quale senso mai abbia il saluto che la dice “piena di grazia” e le assicura che “il Signore è con lei”. Si chiede come potrà avvenire che lei divenga madre. Poi si abbandona a Dio, in cui crede e a cui totalmente si affida. E di Lui si fa serva, perché s’adempia ogni sua parola.
Allora nel seno suo il Figlio di Dio si dà un corpo, che gli consenta di offrirsi in sacrificio al Padre, al posto degli olocausti non più graditi: “Tu non hai voluto, Padre, sacrifici ed olocausti… invece mi hai preparato un corpo… Ecco, io vengo a fare la tua volontà” (Ebr. 10, 5-6).
Nel sacrificio di Cristo, donato per l’uomo, anche la tua vita di prete da oggi si inserisce in pienezza di donazione, irrevocabile e perpetua. Anche tu fai di te stesso sacrificio a Dio gradito, perché sei “santificato per mezzo dell’offerta che Cristo Gesù ha fatto, una volta per sempre” (Ebr. 10,10).

 

2. Permetti, fratello caro ed amico, che con te e con questa assemblea di fratelli io mediti la meravigliosa ed esigente realtà dell’incarnazione che nel gesto di Cristo tutti ci coinvolge.
Maria può essere – e lo è secondo il Concilio – immagine della Chiesa. Ed è nel grembo della Chiesa vittoriese che tu sei rinato figlio a Dio; in questa comunità – ed ancor prima in quella semplice e buona della tua famiglia – hai compiuto il cammino della fede. E quel Dio che ti aveva scelto fin dal seno di tua madre, prima che ancora nascessi, (cfr. Ger.1, 4) in questa Chiesa ti ha chiamato perché ti donassi completamente a Lui.
Accompagnato dai tuoi genitori, hai visto come la fede si riveli in una vita sobria, onesta, fatta di sacrificio e di lavoro, e, non di rado, segnata dalla sofferenza; a contatto vivo con i tuoi amici del borgo, a Topaligo, hai imparato – come dici tu stesso – alcuni valori che ancor oggi animano la tua vita, guardando alla loro esistenza di uomini e di credenti; nel seminario e nelle amicizie sacerdotali ha trovato sostegno perché maturasse in te la volontà di una risposta a Dio senza riserve e senza pentimenti. Per dodici anni, quasi, hai vissuto la condizione operaia in solidale condivisione, convinta e sofferta.
Ed è ancora in questa Chiesa che dal ministero del vescovo oggi sei generato al ministero presbiterale.
Nel cammino che oggi conclude una lunga attesa in una immensa gioia, hai superato stanchezze, hai vinto timori, hai fugato perplessità ed incertezze. Ora su te scenderà la potenza dello Spirito, il Signore ti ungerà con l’olio dell’unzione e ti farà per sempre suo. Lo Spirito sarà la tua forza; egli ti farà vivere.

 

3. Vivere per il tuo Signore, innanzitutto. A Lui che ti ha scelto, devi lasciare disponibilità piena ed assoluta. Il tuo dono oggi si esprime nell’obbedienza che realizza la più alta forma di povertà, quella di non poter più nemmeno disporre di se stessi. Perché tu, prete, sarai ormai un uomo che appartiene a Dio. E Dio vorrà vedere in te, nel tuo volto che rifletterà quello del Cristo, tutti gli uomini che incontrerai.
A Dio oggi tu confermi l’amore che a Lui ti lega e legherà per sempre, donandogli un cuore indiviso. A Lui, ogni giorno, con Cristo, nell’Eucaristia rinnoverai l’offerta di te stesso: spezzando il corpo del Signore e versando il Suo sangue, nel mistero della liturgia, tu dirai: Ecco, io spezzo la mia vita per te… io te la dono… è tua. “Di me è stato scritto di compiere il tuo volere. Mio Dio, questo desidero, e la tua legge è nel profondo del mio cuore” (Salmo 39).

 

4. Lo Spirito che ti ha fatto nascere nel grembo della Chiesa, è il medesimo Spirito che ha fatto nascere Cristo nel grembo di Maria. E come lui, Egli ti manderà perché tu vada ed annunci ad ogni uomo la salvezza. Come Cristo venne nel mondo, facendosi uomo, a condividere ogni dolore, ogni fatica, ogni speranza, così anche tu sarai mandato. Non diversamente da Cristo anche tu, per amore del Padre e per amore dell’uomo ti immergerai nella realtà quotidiana, assumendone il peso e le attese. Non potresti essere l’uomo di Dio senza donarti agli uomini.
Per chi ama, a questo bisogno di incarnarsi non vi sono limiti. Dovunque un uomo cerca i segni di un Dio che gli si riveli, dovunque un uomo domanda luce, amore fraterno, sostegno, là è il tuo posto. E senza risparmio di te stesso, mai. Dalla condizione umana devi togliere, nel nome di Cristo, il peccato che la travaglia e l’avvelena; devi predicare giustizia contro ogni ingiustizia; amore contro ogni odio e violenza; solidarietà contro ogni egoismo; contro ogni inimicizia devi predicare pace. Che solo si attua quando dal cuore dell’uomo si sradica la pianta di ogni male che è il peccato, ribellione a Dio e rovina dell’uomo.

 

5. Questo il ministero tremendo e grave che la Chiesa ti affida. Ma dove il Signore ti manderà? Andrai là dove il tuo vescovo ti mostrerà il luogo del tuo servizio presbiterale, perché a lui, oggi, dinanzi a tutti, tu ripeti con convinta decisione di libertà: Eccomi, manda me.
Mi commuove il fatto che tu ti metta, con assoluta fiducia e piena obbedienza, nelle mie mani. Mi intimorisce la consapevolezza che io per te sarò il segno della volontà di Dio, a cui oggi e sempre ti offrirò. E mi conforta la certezza, che, stringendoti a me nel vincolo di questa generazione del tuo sacerdozio, tu suggellerai la profonda comunione con i tuoi fratelli presbiteri e la Chiesa di Dio, a cui tutti serviamo, e, nella quale, il vescovo è segno di unità.
Tocca a me allora indicarti il campo in cui vivrai come prete. I lunghi anni di vita, da te condivisi con i lavoratori, sono per me una indicazione chiara. Se il mondo del lavoro attende un segno; se un segno la Chiesa deve darlo: eccolo. Sarai tu, accanto ai tuoi fratelli operai e in comunione con i preti che già vi operano, la prova concreta e permanente che la nostra Chiesa non è, né mai vorrà essere, estranea al mondo del lavoro. Anzi, sarà la fabbrica l’ambiente in cui testimonierai per tutti noi; qui si incarnerà – fino a quando a Dio piacerà – la tua presenza sacerdotale e dirà con la condivisione di ogni ora che il vescovo, i sacerdoti e tutta la comunità ecclesiale guardano alla difficile condizione operaia non dall’alto, non con distacco, tantomeno con diffidenza e sospetto; non con pregiudizio né con prudenze umane che ricercano diplomazia e compromessi. Ma lealmente, incarnandosi in questo mondo complesso e travagliato in obbedienza al vangelo. E comprendendo le difficoltà degli imprenditori e le attese giuste dei lavoratori, con animo ispirato a giustizia e cristiana responsabilità: questo solo privilegio conservando di porsi accanto a chi più soffre, a chi più rischia, a chi più teme.

 

6. La tua ordinazione presbiterale, amico e fratello caro, che sei operaio e diventi prete, sia segno chiaro ed inequivocabile dell’impegno della nostra Chiesa verso il mondo del lavoro. Manifesti la gratitudine cordiale di noi tutti e il riconoscimento grato a chi, già da anni, vive come prete la sua fedeltà a Dio e come operaio il suo impegno verso l’uomo. Sia riconoscenza per la commissione pastorale che esprime la volontà della Chiesa nostra di condividere e servire l’uomo nella realtà del suo lavoro condividendo i suoi problemi e le sue speranze.

 

Carissimo fratello, tu hai chiesto a me di essere sacerdote. Ora lo sarai. Desidero soltanto ricordare con te il lungo cammino che ti ha portato a questo giorno. E ripeterti le parole che ti disse il venerato vescovo monsignor Antonio Cunial, che tanti anni fa ti aveva dato il consenso per la tua esperienza operaia e ti è stato paternamente vicino in un dialogo di cui oggi io raccolgo il frutto. Pensando alla tua ordinazione presbiterale egli aveva scritto: “Carissimo, vieni, con disponibilità ed amore alla Chiesa: sarà una grande gioia per te, per me, per tutti”. Egli vedeva questa gioia che oggi noi godiamo e che anche a lui, in modo particolare, dobbiamo.
Ho cercato di continuare il suo dialogo con te, in apertura leale, come si conviene tra fratelli, e tu ti sei donato alla Chiesa, attraverso le mie mani. Senza chiedere nulla, né per l’oggi, né per il domani, pronto – come tu mi hai detto – ad assumere nella Chiesa qualunque servizio ed in qualunque posto il vescovo per le esigenze pastorali della comunità ti chiedesse.
Sono lieto che oggi il Signore mi conceda a consolazione di importi le mani, con tutti i tuoi e miei fratelli presbiteri che sono qui accanto a me e a te. Sono lieto di dirti: rimani al tuo posto di lavoro, nella fabbrica. La tua testimonianza renda ancor più credibile il messaggio che annunci.
Continua insieme con quei sacerdoti, che, operai con gli operai hanno tutto l’affetto del vescovo e il cordiale sostegno della comunità.
E sono lieto di dirti anche: continua la tua collaborazione con questi sacerdoti che ti hanno amico e ti hanno conosciuto ed apprezzato come collaboratore in questa comunità della Madonna delle Grazie, tra fratelli e sorelle che hanno espresso la loro gioia di vederti sacerdote tra loro e per loro.
La Vergine dell’Annunciazione guidi e sostenga i passi del tuo sacerdozio, che oggi inizia nel nome del Figlio Suo, fatto uomo per la nostra salvezza.


Mons. Eugenio Ravignani

Conegliano, Madonna delle Grazie, 24.3.1984


 

Due composizioni di Giampietro Zago:

 

UN AMICO
NON MUORE *


Abiti
la vita mia
e di molti
cercatore di senso
al vivere
personale e collettivo

Custodisco
eco di parole
lineamenti di volto
sprigionante
dignità e libertà

Fino
a raccogliere l’AMEN
la consegna
non di un rassegnato

Tu hai intuito
oltre
davanti
indicatore
della compagnia di Dio

TENEREZZA


gioia

di sfiorare un volto

senza violarne

il mistero

e subito

cantare

sintonia di voci

vite intrecciate

bellezza

di corpi sprigionanti

armonia

uomo e donna insieme.

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 * in occasione della morte = passaggio alla pienezza della vita, di don Giovanni Vendrame il 16.2.1993,
a cui il gruppo dei preti operai di Vittorio Veneto deve molto