PRETIOPERAI ha compiuto dieci candeline

Presentazione


Se don Sirio ci vede dall’alto, come puntualmente fa la stella di cui portava il nome, certamente sorride. Non vi sono dubbi che dalla sua spiaggia - chi sa se lontana o vicina - in questi anni difficili ha continuato a fare il tifo per noi, dopo essere stato in campo, giocatore di gran classe, sino alla fine della sua partita. Sorride per lo scherzo che ci ha combinato nell’86 a Firenze, nel convegno dei pretioperai italiani che lo vide presente per l’ultima volta. È stato lui a lanciare l’idea di questa rivista e ad inaugurare il numero zero con due suoi scritti. Poi, dopo averla covata e vista nascere su carta rigorosamente riciclata, ci ha salutato lasciandoci il testimone ed è partito dicendoci “adesso dovete arrangiarvi voi!”.
Sì, penso che sorrida davvero vedendo che questa creatura bene o male ha varcato la soglia dei 10 anni. Di fronte all’eterno - parafrasando la Bibbia - essi sono meno di un attimo. Pure nell’immanenza della storia, le transizioni oggi sono terribilmente accelerate, come già allora don Sirio faceva notare: “bisogna riconoscere che il tempo in cui viviamo ha la capacità di rapidissimo invecchiamento d’ogni cosa… lo scivolare del tempo nel suo fluire porta via veri e propri periodi di storia, momenti di particolare cultura, ricerche di radicali cambiamenti, sogni appassionati di novità vitali”.
Sicuramente PRETIOPERAI è fuori moda come certe bottegucce artigiane che non si sa come facciano a campare. Vanno avanti finché all’artigiano non viene un colpo. Allora chiudono. Per ora noi facciamo le corna e andiamo avanti.

 

Tornando ai 10 anni, si è detto ai PO: “ragazzi per il decennale ognuno mandi il pezzo che vuole: una poesia, una predica, una storia, un’intervista, un sogno, un pezzo di musica… quello che vuole, purché a lui piaccia e lo senta particolarmente suo”.
Così questo numero nasce da una serie di auto esposizioni che rappresentano frammenti di vita. Ogni frammento porta con sé il suo senso poiché corrisponde ad una esistenza concreta che si manifesta e comunica nella modalità ritenuta più congeniale. Chi sa se anche il colpo d’occhio dell’insieme non risulti apprezzabile.

Per l’occasione abbiamo risfoderato anche la prima pagina scritta da don Sirio per la rivista, in modo che si possa confrontare quello che in questi anni siamo riusciti a combinare con i propositi e le attese che lui, giocando d’azzardo, si riprometteva.

A proposito di anniversari, il prossimo anno dall’1 al 3maggio ci troveremo con la popolazione di Viareggio per vivere insieme il decimo anno della sua dipartita e per ricordarci gli uni gli altri la parola che allora aveva riempito le vie della città:

la morte non chiude la storia “.

 

La copertina di questo numero è stata imposta da Beppe di Viareggio, il quale dice di trovarsi un po’ in difficoltà a compiere le navigazioni spaziali ventilate nel quaderno precedente. Ricordate? “Pretioperai: stellefisse? stellecadenti? supernove? “. Lui dice che preferisce navigare con la barca. C’è da capirlo, visto che è stato allattato con i racconti di Gesù che chiama i pescatori e ora sta passando la vita tra la darsena e il molo con qualche puntata in montagna per riascoltare il famoso discorso.

Prima di chiudere, un annuncio a sorpresa a chi ci ha scritto in questi ultimi tempi. Senza chiedere il permesso a nessuno abbiamo pensato di pubblicare le parole simpatiche che ci avete inviato. Così è garantito che il colpo d’occhio sarà migliore.

La Redazione

L’editoriale del numero zero di PRETIOPERAI puoi leggerlo qui