2011 Bergamo / Don Cesare, compagno di vita e non solo

Seconda parte del
CONVEGNO DI BERGAMO 2011

4)  Testimonianze di vita vissuta

 

Sono un pensionato, ho sempre lavorato come operaio, gli ultimi 11 anni della Redaelli li ho fatti con Don Cesare Sommariva; poi lui è andato in pensione e io sono passato alla Falck ancora per 6 anni.
Sono 3 anni e quindici giorni che è morto Cesare. Il ricordo che io ho di lui è forte: non solo è stato un compagno di vita, ma ha trasmesso la sua cultura in aiuto alla classe operaia, che aveva bisogno anche del suo supporto.
Noi del Consiglio di Fabbrica era abbastanza che gli dicessimo come era andato l’incontro con la direzione e lui subito alla sera stampava un giornalino e al mattino alle 7 era davanti alla fabbrica a darlo via ad ogni operaio.
Aveva adoperato anche la sua capacità di parlare andando anche a rompere un po’ le scatole a quelli che volevano comunque chiudere la fabbrica. Per esempio, avevamo fatto una manifestazione davanti alla sede del Corriere della sera, perché la nostra azienda, che era commissariata, aveva lo stesso commissario che aveva il Corriere.
Eravamo andati anche all’università Bocconi: c’era un convegno di industriali e di uomini di scienza – di quelli che seguono le fabbriche e poi decidono se salvarle o farle chiudere – e ha fatto un intervento pregevole veramente, dicendo loro che erano veramente come i cannibali e non avevano nessun rispetto per le persone umane.
Mi ricordo che poi ci aveva organizzato un incontro con il card. Martini; ricordo che allora Martini ha detto rivolgendosi al parroco di Rogoredo: “adesso che abbiamo ascoltato i lavoratori e il consiglio di fabbrica, cerchi di sporcarsi le mani, perché questi hanno bisogno anche di lei per vedere se riescono a salvare la fabbrica”.
Per me Cesare Sommariva non è stato soltanto un grande personaggio, ma veramente anche un grande amico. Mi ricordo quando parlava anche con i lavoratori – che essendo in cassa integrazione avevano perso un po’ di fiducia – e diceva: “Coraggio, dobbiamo fare qualcosa; se poi la fabbrica chiuderà lo stesso, noi almeno salviamo la nostra dignità”.
Ecco perché io lo ricordo intensamente; anche perché poi mi ha dato la possibilità di conoscere voi preti-operai, che nel ’75 non sapevo neanche che eravate così numerosi.
Cesare a noi ha insegnato veramente cosa voleva dire lavorare e nello stesso tempo avere una fede e trasmettere anche la fiducia verso gli altri.
Vi ringrazio ancora di tutto.

Giambattista Cappelletti


 
 

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