Se non ora, quando? Perché vado a Piazza Croci

Ci scrivono


 

Elenco dei motivi perché vado a Piazza Croci a manifestare per la dignità della donna.
Vado a Piazza Croci perché mia madre era donna, perché le mie sorelle sono donne.
Perché i miei nipoti sono tutti maschi e mi sarebbe piaciuto averne anche femmine.
Vado alla manifestazione “Se non ora, quando?” perché ho molte amiche donne, donne meravigliose che ammiro e stimo, dalle quali ho imparato molto.
Perché da loro, per esempio, ho imparato a scrivere e a parlare usando un linguaggio inclusivo: uomini e donne, fratelli e sorelle, e non esclusivo e universalistico (l’uomo, gli uomini), anche se ancora mi viene un po’ faticoso e ad alcuni ciò appare noioso.
Vado perché da donne trasparenti e semplici ho trovato sostegno nelle difficoltà e per questo ho verso di loro un mondo di riconoscenza.
Vado a Piazza Croci perché lì desidero incrociare gli occhi e gli sguardi di tante persone con le quali mi sentirò a casa mia. Perché sono certo che lì incontrerò non moralisti o giustizialisti, ma uomini e donne sorridenti che si ostinano ad amare e a costruire la convivenza civile e democratica in un’Italia unita.
Vado perché voglio contribuire a costruire una comunità civile di persone libere, uguali e capaci di condividere qualcosa.
Vado a Piazza Croci perché ogni volta che vedo una donna che piange o che è mortificata a causa di un uomo la mia collera diventa grande.
Vado perché mi sento ferito, maltrattato e non considerato io stesso quando una donna è ferita, maltrattata e non considerata dalla presunzione maschile e da un contesto simbolico maschilista e patriarcale.
Vado perché non voglio che gli uomini possano pensare di poter di avere il diritto di usare come un oggetto il corpo delle donne, fino anche alla violenza.
Vado perché voglio che i diritti delle donne siano sostanziali e non solo formali.
Vado alla manifestazione “Se non ora, quando?” perché ogni volta che vedo il volto di una prostituta vicino a casa mia nelle viuzze del centro storico di Palermo provo a immaginare gli uomini che vanno a comprare il loro corpo e li penso come esseri davvero infelici se non sanno fare diversamente che comprare il corpo di una donna povera.
Vado a Piazza Croci anche perché le donne non hanno ancora gli stessi diritti degli uomini all’interno della mia Chiesa cattolica. Perché mi voglio impegnare affinché finalmente nella Chiesa non ci debba essere un codice canonico che, parlando di accesso ai ministeri, debba precisare «di sesso maschile», negando alle donne così la piena cittadinanza ecclesiale.
Vado perché il negare la piena cittadinanza ecclesiale alle donne contribuisce a sminuire la dignità della donna all’interno della società maschilista e perché non voglio che siano solo i maschi a decidere anche per le donne.
Vado perché non voglio che all’interno della famiglia e della Chiesa vi sia una divisione del lavoro.
Vado perché vorrei che la mia Chiesa dicesse parole chiare e forti sul rispetto delle donne, senza badare al “politicamente corretto”.
Vado a Piazza Croci, infine, perché Gesù di Nazareth nella sua libertà si era liberato dalla prassi del suo tempo che emarginava le donne.

 

Rosario Giué

 

Palermo, domenica 13 febbraio 2011 / pubblicato sulla prima pagina di Repubblica