Letture

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1. Roberto Sardelli
L’ORECCHIO DI DIONISIO
Ed. Iride, 2004, pp. 270

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Roberto Sardelli, che fa parte del gruppo dei preti operai di Roma e che molti di noi conoscono per il suo impegno tra i baraccati negli anni ‘60-’70 ha scritto in questi mesi L’orecchio di Dionisio.
È il racconto del tragico scontro tra il “profeta” e le istituzioni. Queste si contrappongono al primo perché colpevole di inquietare le coscienze. Ma il profeta non deflette: la sua vocazione si radica in un “altro” che lo spinge.
Nella sua bocca “urgono parole che non sono parole sue”, ma del “disarmato” che si pone davanti al potente e ne smaschera l’ipocrisia. Se gli si intimerà di tacere, al suo posto “grideranno i sassi”.
L’eroe di questo romanzo, Martino – don Martino, “sarà come uno di quegli uccelli fatti per non stare in gabbia” e il potere, che “rifiuta di essere interrogato”, lo condannerà alla solitudine.
A don Martino ben si addicono i versi di R. M. Rilke: “Quando uno naufraga, è solo”, allora, come “fuori di sè”, egli griderà il dolore degli ultimi consapevole che la fede non è un sedativo, ma una “immediatezza mediata dalla disperazione” (S. Kierkegaard).
La vocazione di don Martino si staglia proprio sotto l’arco dove la povera Clelia muore e che diventa il “lucus” di eventi che segnano una svolta, un aut-aut cui egli non si sottrae. In quel momento la sua sofferenza diventa anabatica (ascendente) e “L’Orecchio di Dionisio” (metafora del potere) gli farà scoppiare il cuore.
Ma che prete è Martino? Il romanzo ne racconta l’itinerario formativo (tra l’altro incontra i preti operai), le scelte, il processo, il rifiuto della “Amnesia” coltivata, invece della cultura dell”usa e getta”.



2. I quaderni di Qualevita
VITA SOBRIA / Scritti tolstoiani e consigli pratici
Edizioni Qualevita, 2004

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Il tema del primo quaderno non lo abbiamo “sorteggiato” fra i tanti possibili. È una scelta precisa e a lungo meditata.
“Vita satolla” significa che i nostri occhi sono perennemente offuscati, le nostre orecchie tappate, le nostre mani private della loro creatività. Se tutto si può valutare e misurare, se si esprime in termini di “possedere”, che fine fa la nostra dignità di esseri umani?
La nuova religione del mondo occidentale ricco e sazio in cui viviamo è il consumismo. Una religione con i suoi templi, i suoi sacerdoti, sommi e minuscoli, i suoi sacrestani, i chierichetti e con tanti, tantissimi “fedeli”.
«Una cosa va considerata rubata — scriveva Gandhi — se la possediamo senza averne bisogno. Il possesso implica l’accumulo per il futuro. Un cercatore della Verità non può trattenere nulla in vista del domani. Se ognuno si limitasse a possedere soltanto ciò di cui abbisogna, nessuno si troverebbe in stato di bisogno, e tutti vivrebbero appagati… La civiltà, nel senso reale del termine, non consiste nella moltiplicazione, ma nella deliberata e volontaria riduzione dei bisogni. Questo solo promuove la vera felicità» (Ashram observances in action, Publishing House, Ahmedabod, 1956, pp. 23-26).
Per affrontare il tema spinoso e poco “popolare” della vita sobria abbiamo scelto di farci prendere per mano da un grande “convertito” da una vita agiata ad una volutamente priva di fronzoli come Leone Tolstoi e dobbiamo alla meticolosità, alla competenza, alla passione di Gloria Gazzeri, anima del gruppo “Amici di Tolstoi” se questo quaderno vede la luce.
«È necessario scriveva Aldo Capitini applicare la nonviolenza non soltanto ai problemi più urgenti, come ad esempio la bomba atomica, ma ad ogni campo della vita. Le fonti più importanti a questo riguardo sono: Gesù Cristo, san Francesco, Tolstoi e Gandhi» (Aldo Capitini, Scritti sulla nonviolenza, Protagon editrice, Perugia 1992, pag. 319).
Gloria è andata a cercare tra le innumerevoli pagine dei “Diari” di Tolstoi alcuni tra i brani più significativi sulla sobrietà della vita, integrati con altri presi da libri già pubblicati.
Abbiamo infine ritenuto opportuno “attualizzare” questo tema cruciale per le sorti dell’umanità con una selezione di “consigli” offerti da Marinella Correggia, già autrice di un “Manuale pratico di ecologia quotidiana”, suggerimenti per conferire semplicità alla nostra vita qui, oggi, in questo lembo di Nord del mondo. «È tempo, per noi, — scriveva Tolstoi di capire che la nostra salvezza non sta nel proseguire lungo la strada che abbiamo percorso finora, …bensì nel riconoscere che abbiamo percorso una strada sbagliata e siamo finiti in un pantano » (Leone Tolstoj, La fine del secolo, 1905, cap. IX).
Ci aspettiamo — come sempre — giudizi e indicazioni dai lettori perché questo e i successivi “quaderni” possano realmente offrire stimoli, itinerari da percorrere per uscire dal “pantano”, cambiare e rendere più serena e vivibile la vita nostra e quella di tutte le creature. Non a caso si chiamano “i quaderni di qualevita”.