Falck: acciaio verniciato di sangue

Condizioni di lavoro


Nella notte fra il 16 e il 17 giugno 1989 alla Falck Unione di Sesto San Giovanni è esploso un altoforno, il T3: un morto, un ferito gravissimo, un altro grave. Durante la manifestazione di protesta contro quel grave infortunio, ho incontrato alcuni operai che da tempo conosco: ho cominciato a far loro qualche domanda… loro sono andati avanti a raccontare per tutta la durata della manifestazione.
Giorgio Falck ha fatto una pubblica dichiarazione nella quale parla di “tragica fatalità”: le informazioni che io ho avuto l’occasione di raccogliere, lo smentiscono senza ombra di dubbio. Può darsi che qualche particolare dei fatti che qui trascrivo per punti sia impreciso: mi sono semplicemente preoccupato di rimettere in ordine una parte di quanto mi hanno raccontato durante quella manifestazione alcuni operai.
Pochi mesi dopo quell’infortunio, negli stabilimenti Falck di Sesto ci è scappato un altro morto. Il sindacato è infine arrivato a concordare maggiori garanzie per l’incolumità degli operai… Ma gli operai ne parlano con sfiducia: per quanto tempo ancora l’acciaio della famiglia Falck sarà prodotto con il sangue degli operai?
 
1 — Chi conosce un altoforno può immaginare perché il T3 è esploso. lo sono riuscito a capire questo: nel caricamento del rottame dalla parte superiore succede sempre che venga rovinata e man mano distrutta la parte superiore della parete interna, che consiste in uno spesso muro di materiale refrattario, I piccoli, continui scoppi che avvengono durante la fase di fusione fanno schizzare materiale ad alta temperatura contro le pareti del forno, fino a raggiungere spesso le grosse lamiere esterne e a forarle: a quel punto ci vuole ben poco perché si fori qualcuno dei grossi tubi che all’esterno portano l’acqua per il raffreddamento dei pannelli che costituiscono la parte superiore della parete dell’altoforno: e l’acqua può penetrare così dentro il forno. Se finisce sopra il materiale in fusione, non succede niente; ma se si infiltra attraverso il materiale refrattario tra le pareti del forno e l’acciaio in fusione, può provocare gravissime esplosioni: a temperature così elevate, infatti, l’acqua si scinde nei suoi due componenti gassosi che esercitano una enorme pressione sulle pareti dell’altoforno.
 
2 — Per evitare la foratura della parete dell’altoforno occorrerebbe perciò rifare più frequentemente la parete interna di materiale refrattario: ma questo comporta una fermata dell’impianto e quindi la perdita di produzione. Perciò, quando una parte del rivestimento di refrattario cade ed è più probabile che la lamiera esterna del forno si fori, tra una colata e l’altra viene ‘sparato” attraverso un lungo tubo un tipo di cemento refrattario (la “cuntapite”), che forma uno strato protettivo che permette di tirare avanti. Il rivestimento di cuntapite è però poco resistente, perché si sfalda rapidamente sotto gli urti del materiale che scoppia durante la fase di fusione. Durante quella settimana le squadre “sparavano” continuamente cuntapite tra una colata e l’altra, e il forno aveva avuto altre piccole esplosioni dovute ad infiltrazioni di acqua.
Venti ore dopo, la domenica, tutte le squadre addette al T3 sarebbero state di riposo: ci sarebbe stato tutto il tempo per l’intervento della squadra di manutenzione. Si trattava di tirare avanti ancora per una decina di colate…
Pochi giorni prima all’altro altoforno della Falck Unione, il T4, sarebbe potuta avvenire un’esplosione della stessa gravità, evitata soltanto perché l’acqua, fuoruscita in grande quantità da un altro tubo di raffreddamento forato, aveva trovato un foro nel fondo dell’altoforno e si era scaricata nella buca sottostante.
 
3 — La pericolosità di questi impianti dipende innanzitutto dal fatto che sono ormai sottoposti a ritmi pressoché impossibili: il T3 – mi hanno riferito – era stato costruito per fare non più di 3 colate a turno (non più di 9 al giorno); attualmente era spinto fino a farne un massimo di 15 al giorno: cioè le squadre venivano spinte ad arrivare a 5 colate per turno. Ma il T3 rischiava grosso: “sarebbe come montare su una Fiat 500 il motore di una Ferrari”, mi hanno detto. E questa volta il guaio è successo.
 
4 — Il problema è che adesso c’è la colata continua, spiegherà poi in un’assemblea di quartiere il leader sindacale della FIM-CISL; e quindi “chi comanda è il computer”, che è programmato in modo che l’impianto della colata continua non si fermi mai (naturalmente, a qualunque persona a cui interessa più della vita degli operai che della produzione dell’acciaio, viene in mente un’obiezione: allora, c’è qualcuno che comanda al computer di …comandare in quel modo).
Insomma, lo spazio di manovra lasciato dal computer ai responsabili delle squadre è minimo; e intanto arrivano le spinte dall’alto ad aumentare i ritmi, a rischio della sicurezza dei lavoratori. Tant’è vero che il giorno dopo che il forno T3 aveva raggiunto il record delle 15 colate, sono arrivate cassette intere di birra gratis per festeggiare!
Così è diventato normale mettere in concorrenza fra loro le squadre che ruotano sui diversi turni, fino al punto che la squadra che per qualunque motivo abbassa il proprio ritmo rispetto alle altre due, può sentirsi apertamente minacciare la lettera di ammonizione per scarso rendimento!
 
5 — Così la notte tra il 16 e il 17 giugno, ci è scappato il morto”! Qualche ora dopo già girava la voce che la colpa era dell’assistente, che avrebbe dovuto ordinare la sostituzione del pannello, fermando l’impianto. Sopra di lui, ovviamente, nessuna responsabilità…
 
Per dare l’idea del ‘clima” che a tutti i livelli si vive in Falck, posso aggiungere anche queste informazioni:
— qualche mese prima, in un altro stabilimento della Falck, un operaio era stato gravemente ustionato alla schiena dall’improvvisa eruzione di parte del materiale fuso appena colato da un forno dentro la “secchia”, durante un’operazione rischiosa che però è “normale” che un operaio debba fare al termine di ogni colata. Quest’operazione “a rischio” continua ad essere fatta negli stabilimenti Falck, senza nessuna precauzione che non sia l’affidarsi alla buona sorte!
— anche i pannelli di raffreddamento che costituiscono la parte superiore della parete del forno rischiano continuamente di forarsi, perché, invece che sostituirli ogni mese, vengono semplicemente rattoppati con saldature. Quando un pannello si surriscalda, per qualunque motivo, e rischia quindi di sfondarsi, entra in funzione un sistema sonoro di allarme, mentre in un quadro elettrico si accende la spia che permette di identificare il pannello “a rischio”. Anche in questo caso, per tirare avanti, si era trovato il sistema: quello dei “cavallucci marini”, come li chiamano con un sorriso amaro gli operai della manutenzione: basta fare un “cavallotto” nel quadro elettrico per escludere la spia del pannello surriscaldato, e così si evita il fastidio di sentire suonare l’allarme…
— i capi hanno così fretta di rimettere in attività gli impianti produttivi, che – per esempio – si mettono a provare sezioni del laminatoio mentre gli addetti alla manutenzione vi lavorano ancora sopra; così è successo che per poco un operaio non veniva tranciato in due da un capo che aveva inserito corrente e azionato un comando; così un altro operaio è stato minacciato di lettera di richiamo se non avesse obbedito al capo che gli imponeva di intervenire sull’impianto con la corrente inserita.
— il clima generale in Falck si fa sempre più pesante:
• è sempre più “pericoloso” per chiunque osare discutere l’ordine di fare straordinari, o l’ordine di spostarsi su un altro turno da un giorno all’altro per riempire un “buco”;
• il ricatto delle lettere di richiamo è costante: la “lettera più veloce” nella storia della Falck è stata consegnata dieci minuti dopo che un manutentore, ad inizio turno, aveva osato arrivare al forno con cinque minuti di ritardo: il malcapitato si era fermato alcuni istanti in cabina per sfogliare rapidissimamente il giornale.

Luigi Consonni



SCHEDA

Vogliamo ricordarvi che:

  • Gennaio ‘89: stabilimento Falck di Dongo: un manometro colpisce alla testa un lavoratore: deceduto.
  • Gennaio ‘89: stabilimento Falck di Novate Mezzola: un operaio investito da schizzi di colata: deceduto.
  • Giugno’89: alla Sondel di Sesto S. Giovanni (proprietà della Falck) muore un operaio fulminato.
  • Giugno ‘89: Stabilimento Unione di Sesto S. Giovanni: scoppia il forno T3: muore un operaio.
  • Luglio ‘89: stabilimento Falck di Vobarno: muore fulminato un lavoratore.
  • Settembre ‘89: Giorgio Falck parte, con il suo Gatorade, per il giro del mondo in barca a vela.
  • Settembre’89: nell’area dell’ex-Falck Vulcano di Sesto S. Giovanni: muore un operaio di una piccola fabbrica che lavora in appalto per la Falck Concordia. Alcuni lavoratori delle piccole fabbriche appaltatrici vengono licenziati per rappresaglia, dopo lo sciopero contro l’incidente mortale.
  • Novembre ‘89: il forno T3 continua ad essere una potenziale bomba: scarsa manutenzione, l’acqua entra ancora nel forno: …tutto come a giugno!

(da un volantino della sezione Neruda di Democrazia Proletaria — Sesto S. Giovanni)


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