Che dicono al Sud di noi?

IN QUESTO MONDO A RISCHIO
QUALE CHIESA?

Bergamo / 13 giugno 2015

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Un aneddoto: una ragazza di 28 anni che ha avuto il coraggio di fare la zingara per tre anni in Sudamerica, girando i paesi del Cono Sud. E’ tornata l’altro giorno e le chiedo: “Ma da laggiù cosa direbbe la gente a noi altri?”

Non abbiamo approfondito, siamo rimasti sul piano delle battute, serie e insieme sorridenti. Lei risponde: “Quando sentono parlare della crisi in Europa, in Sudamerica si mettono a ridere: “Non hanno un lavoro fisso? E perchè noi ce l’abbiamo mai avuto? Non possono andare in vacanza perchè non hanno più i soldi per farsi le ferie? E perchè noi ci siamo mai andati in ferie?”

Alcuni passaggi dei nostri interventi di oggi mi hanno confermato la sensazione che noi (mi ci metto dentro anch’io) abbiamo una visione un po’ ingenua del futuro verso cui sta andando il mondo. A me sembra che il rischio nel quale si trova l’umanità oggi è così pesante che dovremo cambiare una marea di cose; prima di tutto cambiare la nostra vita.

Sottolineo il finale dell’intervento di Armido: conoscere la povertà gli ha cambiato lo sguardo, la vita. Io penso che se noi accettiamo (come abbiamo scelto in partenza, anni fa) di stare con quelli sotto, finiremo proprio in basso. Poi probabilmente ci capiterà la sorte – e soltanto i più giovani tra noi avranno il tempo di capire cosa vuol dire – che se stai con quelli sotto finisci in basso forte. Perchè fare l’operaio e avere lo stipendio che ho avuto io e avere adesso una pensione da 1200 euro è un dato che sarà cancellato.

Io penso che dovremmo essere più attenti a cosa vuol dire che il mondo sta rischiando sul serio. E attenti a essere davvero con quelli sotto. Ecco, L. che è finito per fare il rumeno e lavorare per l’Ikea mi sembra un bell’esempio. E forse anche una lezione bella pesante, come una legnata. Rileggiamoci la sua lettera [a pagina 8 del numero di febbraio 2015]. Probabilmente per noi più vecchi no, ma per i più giovani, avere in mente oggi il Vangelo come ce l’abbiamo avuto in mente noi, vuol dire andare a prendere legnate. Ed è giusto andarci.

Uno dei nostri impegni dovrebbe essere tenere gli occhi ben aperti sul futuro verso cui oggi sta correndo l’umanità. Perché se no rischiamo di rifarci alla nostra esperienza del passato per ripeterci: “Come siamo stati bravi!” e di perdere l’occasione di essere dentro fino in fondo, come L. in Romania, a fare lo schiavo per i nostri meravigliosi supermercati Ikea.

Luigi Consonni


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