Ciao, Don Flaviano

Ricordando don Flaviano Veronesi


 

dFlaviano
Il mio ricordo di don Flaviano risale a tanti anni fa quando il Coordinamento nazionale di Pretioperai si incontrava a Bologna con mons Alfredo Battisti, allora presidente della Commissione della CEI per i problemi sociali e il mondo del lavoro.
Allora anche Flaviano lavorava in fabbrica e accompagnava il vescovo venendo insieme da Udine. Si era agli inizi degli anni ’80. Poi non ci siamo pìù incontrati. Il volto che ricordo è di un giovane prete che, come noi, aveva scelto di condividere dall’interno la condizione di lavoro.
Riporto alcune parole tratte dalla cronaca di uno dei quotidiani locali.
“Lo ricordano con le lacrime agli occhi non solo a Cergneu, la sua comunità parrocchiale. Non solo in via Spalato, a Udine, i detenuti, le guardie e i dirigenti. Ma anche fra i tanti amici che ancora conservava tra gli operai della
«Cumini cucine», dove per dieci anni aveva fatto il prete operaio. Ma anzitutto prete. E come tale, quando si trattò di andare in cassa d’integrazione, lui decise di offrirsi. I dirigenti, siccome era un bravo lavoratore, lo volevano trattenere. «No grazie – disse lui – ci sono altri che hanno più bisogno di me»
«Ringraziamo il Signore per averlo avuto con noi per tanto tempo, ma visto che con Lui starà per un’eternità, poteva lasciarcelo ancora un poco», dice don Rizieri De Tina e poi aggiunge: «No, qui tutto parla ancora di lui”.
Pubblichiamo quello che è stato fatto pervenire. Di Flaviano ci sono giunte solo due preghiere in dialetto: quella del mattino e della sera. È poco? Forse il messaggio è già completo così perché abbracciano tutta la giornata. Cioè l’esistenza di un uomo che nella quotidianità degli incontri e degli impegni si fa preghiera.
Quei testi che ci sono giunti in dialetto, come le preghiere, sono riportati anche con la traduzione che gentilmente don Rizieri ci ha fornito.

Roberto Fiorini


 

 L’ultimo saluto della comunità

 

Non è facile e non avremmo mai voluto darti l’ultimo saluto così prematuramente.
Avremmo voluto continuare come in questi 30 anni a vederti partecipe alla vita delle nostre comunità. Sei arrivato quando molti di noi erano bambini, altri li hai visti nascere, ci hai aiutato a crescere a fare le scelte importanti della nostra vita.
Non dimenticheremo mai i tanti momenti passati insieme e in particolare ci piace ricordare quelli divertenti: come ad esempio quella bellissima camicia a fiori che indossavi la settimana che abbiamo trascorso insieme in Trentino oppure le storie e le tue barzellette ripetute decine di volte nel corso degli anni.
Eri contento quando ci vedevi impegnati ad organizzare qualcosa per il bene della comunità e se a volte ci trovavamo in contrasto con le idee tu hai sempre cercato di trovare un compromesso per poter andare avanti e portare a termine i progetti.
Quando venivi a trovarci durante il catechismo eravamo sempre felici di vederti, un po’ per farti vedere il nostro lavoro e un po’ perché nelle tue tasche c’era sempre qualcosa di buono per noi. Così non passava un Natale o una Pasqua senza che tu ci chiamassi, alla fine della messa, in sacrestia per una bella cioccolata. A dire il vero però questa tradizione si era ormai estesa anche a quelle persone che avevano qualche anno in più. Nel corso degli anni ci hai trasmesso la tua profonda fede, come per gli ultimi ragazzi della cresima che porteranno sempre con loro il ricordo del ritiro fatto a Porzûs la scorsa estate.
Per tutte le persone adulte e per gli anziani sei sempre stato un punto di riferimento, con te era possibile ragionare ed il tempo per ascoltarci ed aiutarci a risolvere i nostri problemi lo trovavi sempre.
Nella sofferenza non mancava mai il tuo supporto e la tua vicinanza,
Ci tenevi tanto ad essere informato delle situazioni di difficoltà che avevano bisogno di attenzione e che per te venivano prima di tutto!
Ce lo hai dimostrato anche in questi giorni, in cui lo sofferenza era più tua, quando venivamo a trovati infatti la tua prima frase era “Mandi, to cimût statu?”
Fin da quando sei arrivato nelle nostre comunità hai fatto tue tutte le nostre tradizioni e ti sei sempre battuto per tenerle in vita e migliorarle: la festa sul San Giorç o sul Cisilin sono solo due dei numerosi esempi che potremmo fare.
E che dire poi di tutte le nostre chiese che con passione e perseveranza hai riportato al loro splendore originario, le parole in questo caso non basterebbero!
Ora siamo tutti qui a darti l’ultimo saluto, in prima fila ci sono i tuoi fruts, sono accanto a te come hai sempre voluto, ti ringraziamo per tutto ciò che hai fatto per noi in questi trent’anni di vita trascorsi assieme.
Sta pur sigûr che di te no si dismentearen, mandi Don.

La Comunità Parrocchiale di
Cergneu, Vallemontana e Monteprato

 


 

Avevamo bisogno di te

 

Carissimo Don Flaviano,
sono uno dei tanti ragazzi di via Spalato. Scrivo a nome di tutti per quanto hai fatto.
In noi c’è grande tristezza perché ci hai lasciato.
La tua presenza è sempre stata di conforto e ci hai fatto trovare molta serenità. Oggi siamo coscienti della tua assenza.
Ti ringraziamo di cuore e non ti dimenticheremo perché anche da lassù veglierai su noi che tanto avevamo bisogno di te.

Lettera dei Ragazzi della Casa circondariale di Udine

 


 

Ricordo e nostalgia del vescovo

 

Conservo vivo nel cuore il ricordo di D. Flaviano Veronesi, che ho ordinato prete il 26 dicembre 1975. Ho accolto il suo desiderio di fare all’inizio il prete operaio presso la ditta Cumini stimato per la sua fede e la sua umanità. Ha scelto di vivere in fraterna comunità con Don Luigi Murador, Don Rizieri De Tina e Don Luigi Gloazzo, prima nella Canonica di Loneriacco e poi di Nimis.
Nel 1980 ha assunto la cura d’anime a Cergneu, Monteprato e Vallemontana, compito che ha voluto conservare anche quando nel 1999 gli ho chiesto di fungere da cappellano delle Carceri di Udine.
Ho visto risplendere in Don Flaviano la semplicità espressa anche dalla sua preghiera del mattino e della sera e riflessa nella gioia dei bambini attorno all’altare quando alla Domenica celebrava la Santa Messa. E soprattutto la mitezza che gli meritava l’affetto dei suoi parrocchiani, degli Agenti di custodia e dei carcerati sia italiani che stranieri; e la bontà rivelata dal simpatico sorriso del suo volto.
Stroncato a 62 anni da un male incurabile, che ho visto da lui sopportato con grande forza d’animo, ha lasciato nel cuore di tutti un incancellabile ricordo e una indicibile nostalgia.

Alfredo Battisti, Arcivescovo

Tricesimo, 20 agosto 2010


 

 

LE PREGHIERE DI DON FLAVIANO

 

PREIERE DE MATINE

Signôr, sta cun me chiste zornade.
Viôt di me: se mi va ben a mi,
ti va ben ancje a Ti!
Sta cun me dut al dì. Amen.

PREGHIERA DEL MATTINO
Signore, sta con me questa giornata
Assistimi, perché, se va bene a me
va bene anche a Te.
Sta con me tutto il giorno. Amen.

PREIERE DE SERE

Signôr, ti ringrassi par chiste zornade

che Tu mi âs regalât,
di dute chê int ch’o ài cirût di judâ.
Ti domandi perdon se no ài fat vonde
e se no ai passât vonde timp cun Te.
O Ti domandi scuse a Ti
e o domandarai scuse,
apene pussibil a chês personis
ch’o ài ofindût o trascurât.
Une robe sole ti racomandi:
cuant ch’a sarà rivade la mê ore,
clamimi cence fâ patî nissun dongje di me
e, s’al è pussibil, nancje me.

PREGHIERA DELLA SERA
Signore, ti ringrazio per questa giornata
che mi hai regalato,
di tutta la gente che ho aiutato.
Ti domando perdono se non ho fatto abbastanza
e se non sono rimasto abbastanza tempo con Te.
Chiedo scusa a Te
e chiederò scusa, appena potrò,
a quelle persone che ho offeso o trascurato.
Una cosa sola ti raccomando:
quando sarà arrivata la mia ora
chiamami a Te,
senza che faccia patire nessuno vicino a me
e, se è possibile, neanche me. Amen.