2010 Bergamo / La parabola dell’Esodo

BG2010

Interventi


 

 

La vera condizione del popolo di Israele in Egitto non era tanto l’essere sotto il potere enorme del faraone, quanto l’aver assimilato, accettato di essere in condizione servile.
Allora mi viene spontaneo un riferimento, con tutta la leggerezza necessaria, con il mio, il nostro avere a che fare con la gente comune, quella che viene ancora a Messa la domenica.
Io seguo, da alcuni anni, gruppi di genitori che hanno bambini che si preparano alla prima confessione e prima comunione.
Sì, io la chiamo la “pastorale della scadenza”, nel senso che ogni anno avviamo questi percorsi con particolare attenzione ai genitori, quindi adulti, che secondo le scadenze, sono coinvolti assieme ai loro bambini.
E’ forte la sensazione che si incontrano persone che hanno assimilato modi di pensare e comportamenti appiattiti sulla cultura corrente, con molta confusione o scarsa maturità in ambito di fede e prassi religiosa, quindi pesante omologazione che difficilmente e raramente viene messa in discussione.
Allora si percepisce un senso di quasi inutilità: esaurita la “scadenza” tutto, o quasi, torna alla normalità.
Non è facile formare e tenere in piedi questi piccoli gruppi: credo che abbiamo bisogno di riscoprire la PARABOLA DELL’ESODO, accettando anche le fatiche, e il senso di frustrazione, di inutilità.

Io vivo in un territorio dove alle ultime elezioni politiche la gente ha votato al 65,70% la Lega e simili –
Fortunatamente alle amministrative precedenti una lista civica di centro-sinistra ha vinto perché la lega si era spaccata. bene, ultimamente si sono sentite voci e sono apparsi commenti che affermano che il vero elettorato del comune di Albino è leghista contestando e delegittimando l’attuale amministrazione.
io mi chiedo allora: il voto a liste xenofobe, l’opporsi violentemente a concedere spazi ai fedeli mussulmani per la Festa del Sacrificio, negare aree di sosta ai Rom, i commenti pesanti che senti nei bar e al mercato contro l’immigrato, lo sfruttamento pesante del lavoro nero di immigrati, la forte evasione fiscale e l’elusione fiscale in una valle molto industrializzata e cementificata, con qualche elemento di crisi, ma che gode ancora di un alto livello di benessere che s’accompagna a una considerevole povertà culturale, mi chiedo – Santo Dio – come fai a parlare di Esodo, di chieda di Mosè e chiesa di Aronne?
A un altro livello molto significativo!
La mia scelta è quella di non mancare alle riunioni del vicariato locale.
Ultimamente mi avevano chiesto di preparare una riflessione sulla povertà nel clero.
Mi sono aiutato con un articolo di Giannino Piana sulla “sobrietà” in uno degli ultimi numeri di “Servitium”. Poi ho allegato alcuni documenti presi dal libretto “La Chiesa povera” (Ed. La Meridiana), documenti di un gruppo di vescovi al Concilio Vaticano 2° sulla povertà della Chiesa. Documenti incredibili ma rimasti nell’ombra totale.
Ebbene, presenti queste riflessioni ai preti del tuo territorio, ti ascoltano, ti dicono “bravo”, poi…s’è fatto tardi, è ora di andare a pranzo e finisce l’incontro senza nessun serio confronto e coinvolgimento.
Allora ti chiedi se abbiamo ancora la percezione di quanto ci sta succedendo,.
Credo sia decisivo per una comunità di credenti leggere con passione i cosiddetti “segni dei tempi” per distinguere ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, ciò che è vero e ciò che è menzogna, ciò che costruisce la convivenza e ciò che la distrugge.
A volte viene la tentazione di stare zitto, ma guai al profeta che non ha parlato!!!
Perciò continuo a pensare quanto detto all’inizio: “ L’esilio vero di Israele in Egitto, scrive Rabbi Chanoch, fu che gli Ebrei avevano imparato a sopportarlo perché l’avevano assimilato”.
Ma se avevano assimilato la condizione servile, di schiavitù, come mai si lamentavano?
La vicenda dell’Esodo ha dentro di sé questo meccanismo: chi è in condizione servile nello stesso tempo si lamenta e pensa che non c’è niente da fare.
Ecco il ruolo di Mosè: quello di aver aiutato i suoi a capire che erano servi e che si poteva avviare un percorso di liberazione.
Certo, nel deserto gli Ebrei continuarono a mormorare contro Dio e contro Mosè: era meglio la pentola piena di carne e le cipolle d’Egitto; almeno là si mangiava a sazietà, mentre qui ci hai portato a mangiare questa manna che è insipida, sempre uguale!

 

 

Bruno Ambrosini


 

 

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