Piano di lavoro annuale adottato nelle ore di religione

Amarcord: storie di vita vissuta



Pensiamo di fare cosa utile e gradita pubblicare scritti e documenti che, a distanza di decine di anni, conservano intatta la loro freschezza. Sono piccoli tesori del passato che andiamo a riscoprire oppure che per la prima volta vengono messi in comune.
Apriamo la serie con un piano di lavoro annuale 1971-1972 di don Sandro Artioli, allora insegnante di religione in una scuola media.
Il piano si apre con un assunto: “niente come la religione può accettare di essere ridotta a “materia”. Non è un discorso di piena attualità?


1971- 1972 / SCUOLA MEDIA DI VIA LONGARONE

Niente come la religione può accettare di essere ridotta al rango di “materia”. Mai quindi come nell’ora settimanale che io passo con questi ragazzi si sente più forte l’attrito tra teoria e prassi, che dovrebbe angustiare ogni professore. Io per religione non intendo un “discorso sulla” religione, per cui se nel mio rapporto con questi ragazzi non riesco a mettere in azione tutta la logica dinamica del fatto cristiano con i suoi modi di rapportarsi teorico-pratici, non ho “fatto religione”.
Da qui scaturisce che il mio contatto settimanale tende necessariamente a collegarsi con tutta la realtà ambientale degli alunni (famiglia, scuola, amicizie, quartiere…).
Nella scuola mi sforzerò di maturare una capacità di affrontare assieme i problemi seri della vita e far constatare come solamente da questo sforzo possa scaturire un vero rapporto di amicizia.
Da qui vorrei far intuire che la religione, che per loro è incarnata da me, non è assolutamente un complesso di cosette strane da sapere e da riferire, ma uno sguardo nuovo su tutta la realtà umana, un senso nuovo da dare ad ogni cosa, che si traduce in un concreto modo di vivere.
In questo periodo della loro vita i miei alunni devono acquisire una capacità critica nei confronti di tutto quello che hanno ricevuto dal loro ambiente (familiare e sociale). I valori su cui decideranno di giocare la loro vita devono essere conquistati e fatti propri da loro, non ricevuti in eredità.
A me interessa che quando questa sorte toccherà anche alla “religione ricevuta” i miei ragazzi si trovino in posizione onesta di scelta, avendo intuito di questa religione almeno l’essenza.
A mano a mano che cresceranno, quando ogni giorno dovranno scegliere tra l’essere veramente uomini o cedere alla riduzione unidimensionale in atto nel sistema, vorrei che ricordassero che la religione, proprio perché è dalla parte dell’uomo, non può non essere dalla loro parte.
Proprio per questo nelle mie ore di scuola non mi potrò assolutamente servire del voto o della interrogazione, come strumenti completamente al di fuori della logica su cui mi baso.
Il mio giudizio verterà sulla maturità complessiva espressa dalla classe.

Sandro Artioli


 

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