2004 Pentecoste: incontro dei pretioperai europei

Quest’anno l’incontro dei preti operai europei si è tenuto alla Pommerey in Francia in concomitanza di quello nazionale dei P.O. Francesi.
Da alcuni anni questi appuntamenti si svolgono in un clima di amicizia poiché le persone si conoscono da tempo e incontrarsi è un momento di gioia. Si ha la possibilità di raccontare tutto quello che si è vissuto lungo l’anno, le novità, i cambiamenti e soprattutto un confronto su quello che bolle ed emerge nei diversi paesi.
Da questo punto di vista va rilevato che ormai le differenze non si notano: ogni paese europeo si assomiglia e i problemi sono gli stessi sia nel campo sociale e religioso che politico. La globalizzazione e l’Europa da questo punto di vista sta marciando molto forte. Inoltre recepire i percorsi che altri hanno fatto prima di noi apre la mente e dà alcune risposte agli interrogativi che emergono nel nostro paese.

Il tema dell’incontro di quest’anno era:
– Quali sono gli sfruttamenti che io subisco
– Le mie complicità
– Con chi cerco di uscire da questa situazione (persone gruppi, associazioni…)
– Come io lotto contro lo sfruttamento
– In che modo io sono segno.

Ecco alcune considerazioni sul lavoro:
“Contratti di lavoro temporaneo (di 15, 24 e 48 ore) Salario minimo (515 euro) Multinazionali che distruggono le piccole imprese. (Spagna).
“Noi dobbiamo lavorare molto di più per il lavoro che viene richiesto. Abbiamo una legge che limita l’orario di lavoro, ma vengono spesso pressioni dalle organizzazioni “Lealtà all’impiego” e dai nostri colleghi.
Anche la Chiesa ci sfrutta nel medesimo modo con una continua richiesta di servizi. Avrei molto da dire su questo. Essa adopera noi che non abbiamo parrocchia come dei tappabuchi, per cui l’esperienza non viene utilizzata correttamente”. (Inghilterra).
“Parlando continuamente della concorrenza della Cina, le imprese soprassiedono alle convenzioni sull’orario di lavoro. La paga per gli straordinari viene ridotta e qualche volta soppressa. Esigono di lavorare gratuitamente per 15 ore. Le aziende non negoziano più: decidono, comandano e informano. Un’applicazione del proverbio “uccello vola o muori”. Si esige sempre più flessibilità per i tempi di lavoro attraverso meccanismi di ricatto. Prolungamento dell’orario senza aumenti di salario, poca sicurezza sul lavoro. Cattive condizioni di lavoro soprattutto per le donne incinte o che hanno dei bambini” (Germania).
“Senza dubbio il mondo operaio è cambiato, ma esso non è superato. E il socialismo resta come un lungo lavoro di pazienza.
Ford: 4000 milioni di Euro di utili ma migliaia di operai alla porta.
Le banche: dicono di essere al servizio dei loro clienti.
Condono fiscale per chi ha soldi.
I media al servizio del potere (Bush, Berlusconi).
I partiti politici al servizio di chi?”. (Belgio).
“Mi sento solidale con gli immigrati per lo sfruttamento nei loro confronti: lavoro, sanità, alloggio, sospetto permanente. Sento questo sfruttamento molto più del fenomeno del terrorismo. Sento l’ingiustizia della dislocazione delle imprese, dei licenziamenti di massa, delle nuove condizioni di lavoro della classe operaia. Riduzione di salario (fino al 18%), doppio livello salariale, lavoro precario (fino al 33%). In Catalogna 10.000 licenziamenti nel 2003. (Catalogna).
“Mi trovo in una impresa di pulizie, ci sono 5 operai turchi. Uno di questi un giorno credendo di firmare un permesso di congedo firma le sue dimissioni. Il padrone, generoso, lo riprende al suo ritorno ma come precario, di mese in mese.
In un’altra impresa di pulizie industriali, al ritorno dopo l’incidente sul lavoro, la sua giornata di sabato passa da 5 ore a 10 ore. Un’impresa di pezzi di automobile: tutti immigrati. Salario minimo, sanitari degni di un’altra epoca.
Sono sorpreso dalla combattività di alcuni in situazioni umane ingestibili, soprattutto donne con figli a carico”. (Francia).
Come si vede da questi piccoli flash stiamo tutti nella stessa barca.

All’incontro internazionale segue quello dei P.O. francesi. Dopo Strasburgo era il primo appuntamento generale per loro. Il gruppo di quelli che ancora lavorano si era ritrovato due anni fa (circa 80 persone), essendo i discorsi e i problemi diversi da quelli di chi sta in pensione. Quest’anno erano meno numerosi: 50 persone. Ciò ha fatto una certa impressione, abituati come si era a vedere la sala delle riunioni stracolma. La maggioranza era formata da preti di 55-65 anni, quasi tutti in pensione. Presenti tre vescovi, molto attenti a quello che si diceva. Il Vescovo di Nancy ha tenuto un discorso molto caloroso affermando la necessità della presenza dei preti operai ed elogiando con entusiasmo il loro lavoro e la loro testimonianza.
Durante la celebrazione il vescovo era attorniato da tutti i segretari di questi quarant’anni, tutti in abito liturgico. Questo succede nell’anniversario della condanna di Roma nel 1954.
Sembrava il canto del cigno. La commozione più forte è stata quando Jean Perrault ha letto una preghiera. È venuto spesso ai nostri incontri, ora è molto sofferente per una malattia grave. La sua voce veniva dal profondo, lenta, ma sempre tenace.

Le difficoltà nel movimento sono apparse evidenti, dovute a tanti fattori: il tempo che cambia, il contesto ecclesiale diverso dal periodo del maggior sviluppo del movimento, la situazione personale con il sopraggiungere dell’età pensionabile della maggioranza. Quest’ultimo fattore influisce molto sul dialogo con i più giovani, pochissimi. Gli ingressi nel movimento sono nell’ordine di uno o due all’anno. Nonostante tutti questi problemi a cui si assommano gli atteggiamenti della gerarchia in generale, con l’eccezione di alcuni vescovi, la voglia di continuare nell’ambito del servizio agli ultimi è forte. La pensione porta ad un altro modo di essere presenti che è in continuità con il lavoro vissuto nelle fabbriche o in altri ambiti. Indietro non si torna. La concezione del Dio debole, lo sguardo alla storia dal basso, un modo nuovo di essere chiesa, l’essere dentro le situazioni di sofferenza, sfruttamento ed emarginazione come ambiti naturali dell’agire del prete operaio, sono emersi con forza.
In uno dei nostri incontri nazionali degli anni ’90 avevamo invitato alcuni preti “insoumis”, quelli che non si erano sottomessi alle ingiunzioni di Roma nel 1954. Il più anziano ci aveva cantato una canzone che parlava di una imbarcazione che esce dal porto e va verso il mare libero. Questa era l’immagine del preteoperaio che loro avevano introiettato, pagando con le proprie scelte: uscire al largo verso orizzonti più ampi. Negli incontri di gruppo si è parlato poco del lavoro, ma di quello che ora uno vive. Il fenomeno di coloro che durante l’età pensionabile rientrano nelle parrocchie si sta ampliando, come è avvenuto presso di noi. Ma anche in questo ambito stanno nascendo cose molto interessanti: la storia ci ha segnato e dovunque andiamo portiamo con noi il nostro modo di essere, con lo sguardo non dall’alto, ma dal fondo della stiva.
Questo incontro doveva eleggere il nuovo segretario, scelto tra i candidati proposti dalle diverse regioni nell’arco dell’anno al coordinamento nazionale. Questo non è avvenuto perché nessuno voleva assumersi la responsabilità. L’interesse per l’organizzazione sta calando, o per lo meno, se ne sente poco l’esigenza. Pertanto si è arrivati alla scelta di un coordinamento formato da tre persone, in carica un anno, per il disbrigo delle cose ordinarie. È un po’ quello che è avvenuto qui da noi. I tempi cambiano e le esperienze giungono sempre ad una conclusione, non come termine di una storia, ma come momento di pausa. L’albero vecchio, alla cui ombra ci si può sedere e beneficiare del suo profumo e dei suoi frutti, alle sue radici fa nascere sempre getti nuovi.

Mi viene in mente qualche verso di Jean Girandoux in “Elettra”:

 

La moglie di Narsete: Povera Elettra, dove siamo finite?
Elettra: Dove siamo finite?
La moglie di Narsete: Sì, spiegamelo. Io sono sempre lenta a capire.
Sento chiaramente che sta accadendo qualcosa, ma non so bene che cosa.
Come si chiama, quando il giorno nasce, come oggi
e tutto è distrutto e saccheggiato, eppure si respira,
tutto è perduto, la città brucia,
gli innocenti si uccidono fra di loro, ma i colpevoli
agonizzano in un angolo del giorno che nasce?
Elettra: Chiedilo al mendicante. Lui lo sa.
Il Mendicante: Tutto questo ha un nome bellissimo. Si chiama l’AURORA.

 

Con questi pensieri facciamo tanti auguri al giovane Marco Vitali che il prossimo 24 ottobre verrà ordinato prete, ma come prete operaio, nella diocesi di Biella. Dopo tanti anni, questa è una sorpresa.

Mario Signorelli