In quale Dio io credo

Immagini di Dio


 
La mia dislocazione in condizione operaia è stata una svolta decisiva nella mia vita. Da un lato è stato il punto di arrivo di un travaglio interiore che dagli anni del Concilio ha iniziato a mettere in discussione il mio essere prete alla maniera tradizionale ed il mio rapporto con la Chiesa, dall’altro la mia stessa fede è stata messa in questione. Posso dire che nel corso di questi anni il mio modo di intendere e di vivere la fede è diventato più concreto, intimamente legato alla mia vita di ogni giorno, al mio lavoro, al mio impegno nel sociale, al rapporto con i compagni di lavoro e con la gente con cui vivo.

E questo non soltanto come conseguenza del fatto che la mia vita ha assunto una dimensione quasi esclusivamente laica, ma anche per una diversa e, a mio parere, più vera comprensione del messaggio cristiano.
 
Una delle motivazioni fondamentali di partenza, che peraltro conserva per me ancor oggi la sua validità, è stata quella dell’incarnazione, che comporta due aspetti: il farsi uomo, il vivere la vita umana nella sua concretezza; e l’affermare i valori umani e la dignità umana, che non possono essere negati o trascurati, specie a motivo di presunte esigenze religiose.
Su questo la testimonianza dei Profeti del Primo Testamento è stata molto forte:  

“Non m’importa dei vostri numerosi sacrifici…
Le vostre offerte sono inutili.
L’incenso che bruciate mi dà nausea…
Mi ripugnano le vostre celebrazioni:
per me sono un peso e non riesco più a sopportarle.
Quando alzate le mani per la preghiera, io guardo altrove,
perché le vostre mani sono piene di sangue.
È ora di smetterla di fare il male:
cercate la giustizia,
aiutate gli oppressi,
proteggete gli orfani,
difendete le vedove”
(Isaia 1,11-17; cfr Amos 5,21; Geremia 6,20).

Gesù poi ha denunciato con grande forza l’illusione di fondare la propria vita spirituale su una religiosità formale che trascuri un trasporto autentico di amore.

“Il sabato è per l’uomo, non l’uomo per il sabato” (Marco 2,27)
Se stai portando la tua offerta all’altare
e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te,
lascia lì l’offerta davanti all’altare
e va’ a far pace con tuo fratello;
poi torna e presenta la tua offerta”
(Matteo 5,23)
“Viene il momento in cui l’adorazione di Dio
non sarà più legata a questo monte o a Gerusalemme;
viene l’ora, anzi è già venuta,
in cui gli uomini adoreranno il Padre
guidati dallo Spirito e dalla verità di Dio”
(Giovanni 4,22-23)

Nella parabola del buon samaritano (Luca 10,30-35) si può supporre che il sacerdote e il levita non si siano fermati a soccorrere il ferito perché avevano fretta di andare al tempio per la preghiera…
Secondo questi insegnamenti dei Profeti e di Gesù, si può dire che tutto il complesso di riti, sacramenti, e celebrazioni che costituiscono il “sacro”, la “religione”, possono avere un senso solo se servono a favorire la crescita della comunità umana, se aiutano le persone a vivere una vita piena e autentica, con un impegno serio per costruire nuovi rapporti tra persone e gruppi umani.
Perciò la mia ricerca di Dio oggi, più che ai riti, al tempio, al mondo del “sacro”, si rivolge alla realtà della vita umana, dove uomini e donne vivono, credono, amano, soffrono, lottano e sperano in un avvenire migliore di giustizia e di pace.
È proprio vivendo insieme a questa gente che mi sono cadute tante certezze che avevo, la pretesa di possedere la verità, di conoscere Dio. Oggi sono ben cosciente di essere alla ricerca, una ricerca che passa attraverso la vita e l’esperienza delle persone, specialmente attraverso la sofferenza dei poveri e degli ultimi.
La persona di Gesù e il suo Vangelo è la luce che illumina i miei passi in questo cammino.
 
Sono due gli aspetti di questa ricerca su Dio che vorrei presentare.

Il primo riguarda i segni, gli indizi della presenza di Dio nella vita e nella storia degli uomini. Il racconto biblico della creazione dell’uomo ha quella espressione così sorprendente per la sua chiarezza:

“Dio creò l’uomo a sua immagine,
a immagine di Dio lo creò,
maschio e femmina li creò” (Genesi 1, 27).

Questa affermazione dell’uomo immagine di Dio viene ripresa diverse volte nel Primo e nel Nuovo Testamento (Sap. 2,23; 1 Cor.11,7; Giac.3,9). Ma qual è il suo significato?
Diverse sono state le interpretazioni:

“Tenendo conto del contesto, che mostra non trattarsi di un uomo individuale, ma di un adam collettivo, credo che l’essere a immagine e somiglianza di Dio significhi innanzitutto che l’uomo è un essere relazionale con Dio e con gli altri. E certamente in questa relazione con Dio e con gli altri è centrale la relazione uomo-donna” (E. Bianchi, Adamo dove sei? Bose 1994, pag. 141).

Tutta la vita e la storia umana è fatta di relazioni. Persone, gruppi umani, popoli hanno imparato ad incontrarsi, a comunicarsi le proprie esperienze, scambiandosi conoscenze e collaborazioni, aiutandosi a migliorare se stessi e le proprie condizioni di vita.
L’incontro e la relazione con l’altro esige l’apertura del proprio spirito, la disponibilità all’ascolto e all’accoglienza di chi è diverso da sé, di chi non si conosce. In ultima analisi questa è apertura all’altro, all’inconosciuto.
Nel rapporto tra le persone è adombrato il rapporto con Dio.
“I sentimenti umani sono il luogo in cui Dio manifesta se stesso” (E. Drewermann).
In modo del tutto particolare la luce divina riflette il suo bagliore nelle relazioni tra le persone quando queste si aprono all’amore. L’amore umano è segno e riflesso dell’amore divino. Questo dato emerge con evidenza in tutta la Bibbia, particolarmente nei profeti (cfr. Ezechiele 16, Osea 1-3).
E il Cantico dei cantici, poema d’amore, conclude affermando che l’amore è sempre “fiamma di Dio” (Cant.8, 6).
Gesù ha annunciato l’amore universale del Padre, ha fondato esclusivamente sull’amore il rapporto verso di lui e tra di noi, e ne ha dato la testimonianza più alta con il dono delle sua vita.
Il messaggio di Gesù è ben compendiato nelle parole di Giovanni:

“Noi sappiamo e crediamo che Dio ci ama.
Dio è amore
e chi vive nell’amore è unito a Dio
e Dio è presente in lui” (1 Giov.4,1 6).

Ogni atto di amore, ogni gesto gratuito di amicizia, di solidarietà, di lotta per la difesa dei deboli e degli oppressi, è un riflesso di Dio, poiché “se ci amiamo gli uni gli altri, Dio è presente in noi e il suo amore è veramente perfetto in noi” (1 Giov.4,12).

 
L’altro aspetto dell’immagine di Dio che oggi mi è familiare riguarda il Dio rifiutato: il rifiuto dei progenitori di seguire il progetto di Dio, Caino che uccide il fratello, gli ebrei che adorano il vitello d’oro… sono solo alcuni simboli di ciò che è avvenuto nei secoli della storia umana e di ciò che continua ad avvenire oggi.
Il mito del possesso, l’accaparramento di beni e ricchezze da parte di una minoranza, la difesa con la forza del potere e del possesso, l’oppressione e lo sfruttamento dei lavoratori, l’impoverimento sistematico di interi continenti, i genocidi, la schiavitù, l’apartheid… sono realtà che continuano ad esistere sotto gli occhi di tutti e da tutti passivamente accettate.
Anche il messaggio di Gesù è stato rifiutato: “Venne tra i suoi ma i suoi non lo accolsero” (Giov.1,11).
Gesù ha presentato Dio come il Padre di tutti a cominciare dai più piccoli, dai deboli, dai peccatori.
Dio quindi non è proprietà di nessuno, nemmeno della chiesa.
Egli “non fa preferenza di persone” (Atti 10,34) ma tutti sono uguali di fronte a lui senza nessuna differenza di sesso, di razza, di cultura…
Questo è un messaggio eversivo, poiché mina alle basi ogni potere gerarchico di qualunque chiesa o società. Per questo Gesù è stato rifiutato e nella sua condanna sono state concordi le autorità religiose e quelle civili.
Ora l’annuncio evangelico del Regno di Dio, come la promessa di “un nuovo cielo e una nuova terra” (Isaia 65,16-25, Apoc.21,1) costituiscono una speranza e un impegno per tutti noi, forse l’unica possibilità per sfuggire all’assurdo e trovare un senso nella storia umana così piena di contraddizioni e di tragedie immani di cui non si intravvede la soluzione. Ma tutto questo è nelle nostre mani. Dio infatti non interviene direttamente nella storia umana: è presente e agisce solo attraverso l’impegno e l’azione libera di coloro che credono in lui.
Ho cercato di esprimere alcuni dei tanti pensieri che si agitano dentro di me a riguardo della mia fede in rapporto alla vita e alla storia umana: sono pensieri di consolazione e di inquietudine, di speranza e spesso anche di sconforto.
C’è però la fiducia che la bontà divina ci accompagna sempre nelle vicende liete e tristi della nostra vita:

Non è Dio nel nostro cuore
ma noi siamo nel cuore di Dio (Gibran).

Piero Montecucco


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