Lavoro: staff leasing, cioè…


Sguardi dalla stiva


Gli sguardi dalla stiva non pretendono la visione panoramica che si può fruire
stando sul ponte di comando o godendosi pigramente l’orizzonte ampio,
l’aria libera, trasportati dai lenti movimenti della nave da crociera.
Un tempo la parte inferiore della nave era occupata dai rematori legati alla catena.
Loro erano il motore. Il sudore, la fatica, la malattia ed anche la morte accompagnavano
il ritmo dei remi che affondavano e riemergevano dall’acqua:
Stando sul ponte le voci dal profondo della stiva erano soffocate dalle onde e dal vento.
È quello che continua ad accadere. La stiva è simbolo di realtà sommersa
alla quale viene sottratta la visibilità. E dunque anche la verità del suo esistere.

 

…cioè la libertà di dividere e sfruttare gli operai


Da questa settimana le imprese possono prendere in affitto gruppi di operai a tempo indeterminato, secondo la formula dello staff leasing, tipologia contrattuale introdotta nel 2003 dalla legge 30 e dal decreto attuativo 276 (più conosciute come «riforma Biagi»).
Le agenzie di lavoro interinale hanno mandato tutte insieme le domande per trasformarsi in agenzie multiservizi per questa somministrazione di manodopera.
Nuovi affari e fiumi di denaro in arrivo per gruppi come Manpower o Adecco.
Ma grossi guai per i lavoratori, ormai definitivamente ridotti a pacchettini, comprati e ceduti come qualsiasi altra materia prima utile alla produzione.
Nella pratica avviene questo: l’“utilizzatore” – ad esempio la Fiat – stipula un contratto con il “somministratore” (mettiamo l’Adecco) per la fornitura a tempo indeterminato di 80 operai addetti alla manutenzione. A tempo indeterminato non vuol dire “per sempre” ma significa solo che non viene fissata una scadenza: ma il contratto prevede la possibilità di sbatter via il “pacchetto” di operai affittati semplicemente con il preavviso di tot giorni o mesi.
Come quando si affitta un appartamento.
Il lavoratore somministrato non ha più come controparte l’azienda dove si recherà a lavorare ogni giorno: essa è totalmente deresponsabilizzata nei suoi confronti (tranne per quel che riguarda la sicurezza e l’igiene sul lavoro).
Se ha delle rivendicazioni da fare non potrà farle con il padrone per cui sta lavorando ma dovrà rivolgersi all’azienda di somministrazione di manodopera, l’Adecco del nostro esempio, di cui sarà effettivamente dipendente. Per l’azienda utilizzatrice – avevamo ipotizzato la Fiat – sarà un “estraneo” preso in affitto. E così pure sarà estraneo a tutti gli altri lavoratori da essa dipendenti.
Il tempo indeterminato riguarda solo il rapporto commerciale tra le due imprese (esempio Fiat e Adecco): al lavoratore potrà essere applicato un qualsiasi contratto previsto dalla legge 30, dal lavoro a chiamata al part time, dall’intermittente al contratto di inserimento, etc. Quando l’azienda di somministrazione non riesce a piazzarlo, e solo nel caso che abbia con essa un contratto a tempo indeterminato, scatta l’ “indennità di disponibilità”, ovvero un assegno mensile che secondo un decreto del ministero del welfare non deve andare sotto i 350 euro: una elemosina.
Quanto al contratto, i lavoratori usufruiscono di quello della mansione di riferimento solo per ciò che concerne la retribuzione: per la parte normativa si dovrà fare un contratto nazionale collettivo ad hoc per tutti i nuovi addetti in staff leasing.
Un ulteriore massacrante elemento di divisione della classe operaia.
Anche sull’applicazione dell’articolo 18 (licenziamento con giusta causa) e di altre leggi i lavoratori affittati non contano: in un’azienda che ha 14 dipendenti e ne prende 200 in staff leasing, i primi continueranno a non essere tutelati dall’art. 18.
I lavoratori affittati non possono eleggere la Rsu nel posto in cui lavorano: il padrone cui si presta la propria opera è realisticamente quello vero ma non e più quello cui può riferirsi. Non si può neppure eleggere il rappresentante della sicurezza: esso viene assegnato d’ufficio dal contratto stipulato tra le due imprese.

Sandro Artioli