In ricordo di don Gianni Fornero


Il saluto di don Carlo Carlevaris
alle esequie di don Gianni Fornero


Nella vita ci sono momenti, incontri, percezioni nuove che cambiano i programmi preparati da tempo, le strade intraprese, i contesti sociali in cui si è vissuti sino a quel momento. Anche i sogni prendono altre colorazioni. La vita può cambiare anche radicalmente.

Ad un piccolo gruppo di seminaristi, alla vigilia della ordinazione sacerdotale, arriva un messaggio, un invito, una sfida: “Diventare preti di un mondo, di una società che non conoscete. Lì dobbiamo annunciare il Vangelo…”
– spezzando il loro pane, facendo il loro lavoro,
– assumendo quanto di vitale, di fatica, di incertezze è proprio della loro condizione,
– condividendo il sogno di una società alternativa,
– offrendo una dimensione spirituale a loro accessibile e una realtà di Chiesa in cui ci sia posto anche per loro…
“Dove possiate incontrare il Cristo della bottega di Nazareth e i sogni di una società nuova in cui il Cristo è presente con abbigliamenti inconsueti, atteggiamenti e attitudini della gente comune, con questo popolo di operai, di lavoratori che guardano il cielo dal fumo e nel rumore assordante delle macchine”.

Nel 1967 questa proposta giunse ad una decina di seminaristi a pochi anni dalla ordinazione.
Gianni Fornero, con alcuni altri che sono qui questa sera, accettò con entusiasmo questo invito, quella sfida. Fu così che la prospettiva della sua vita cambiò radicalmente.
Questa squadra di giovani seminaristi-operai si immerse in quel progetto dopo che aveva ottenuto da Padre Pellegrino il suo assenso e la sua partecipazione. Alcuni di loro furono con me i primi preti-operai.
Da loro, da Gianni, Silvio, Silvano, Giacomo, Gianni Gili, Beppe, Felice, Tom, nacquero la Missione Operaia, la GiOC, il “Progetto Comune”, i CMO (credenti adulti), con Padre Pellegrino che ci seguiva e consultava.
Così si realizzava il nostro sogno di annunciare il Vangelo, di evangelizzazione della classe operaia.

Così pensavamo di realizzare un’esperienza di una Chiesa in cui la classe operaia trovasse il suo posto.

Abbiamo vissuto questo tempo.
La morte di Gianni ci priva di un prezioso compagno di strada, ma le fatiche e i sogni di questi giovani e di queste famiglie sono qui a testimoniare la gratitudine a Dio, a questa Chiesa e a quanti, come Padre Pellegrino, hanno condiviso e sostenuto questa dimensione evangelizzatrice dei poveri, dei lavoratori, degli ultimi.
Gianni è uno di noi, resta uno di noi, preti e laici, credenti e non, di questa Chiesa, di questo mondo operaio, di questa società a cui abbiamo faticosamente offerto le nostre vite e da cui abbiamo ricevuto ricchezze di generosità e di speranze.

Siamo qui a ringraziare il Signore per questi anni di progetti comuni con tutte le persone di buona volontà, a cui Gianni ha offerto la propria giovinezza e la sua preziosa vita di testimonianza e annuncio del Vangelo.

Carlo Carlevaris