Alcune date importanti / Il divieto del 1954

Dossier sui PO europei


1.
Alcune date importanti
nella storia dei Pretioperai

 

1941 Deportazione in Germania di 800.000 francesi nei campi di lavoro. Nessun cappellano può seguirli. Col consenso del Card. Suhard, arcivescovo di Parigi, 25 preti seguono clandestinamente quei lavoratori.
In accordo con l’assemblea dei cardinali e degli arcivescovi di Francia, il Card. Suhard fonda a Lisieux il Seminario della Mission de France.
1943 Henry Godin e Yvan Daniel pubblicano un libro che desta grande scalpore: “France, pays de Mission”.
1944 Il Card. Suhard fonda la Mission de Paris; alcuni dei suoi preti iniziano il lavoro in fabbrica.
1947 lI Card. Suhard nella sua lettera pastorale “Essor ou déclin de I’ÉgIise?” porta tutto il suo sostegno ai pretioperai.
1948 In Germania un pastore protestante, Horst Symanowki, incomincia a lavorare a Mainz. Più tardi fonda un Istituto per la formazione dei pastori.
1949 Decreto del Sant’Ufficio che colpisce di scomunica i comunisti e i loro simpatizzanti.
Morte del Card. Suhard.
1950 Primo preteoperaio italiano: don Bruno Borghi a Firenze
1953 Annuncio da Roma dell’imminente soppressione dei pretioperai. Chiusura del Seminario della Mission de France.
1954 Ultimatum fissato al l° marzo per la cessazione del lavoro dei pretioperai.
Manifesto dei 73 che denunciano la scelta impossibile alla quale sono costretti i PO.
Dichiarazione dei soumis (i PO che hanno accettato le condizioni imposte da Roma).
1956 Secondo PO italiano: don Sirio Politi a Viareggio.
1957 L’episcopato francese dà il via ad una nuova struttura pastorale nel mondo operaio: la Mission Ouvrière.
1958 Morte di Pio XII ed elezione di Giovanni XXIII.
1959 Il Sant’Ufficio riafferma il divieto di ogni forma di lavoro per i pretioperai e per i preti-marinai.
1962 Apertura del Concilio Vaticano II.
1963 Morte di Giovanni XXIII ed elezione di Paolo VI.
1965 Fine del Concilio.
In accordo con Paolo VI il lavoro dei pretioperai può riprendere.
Dopo questa data i preti-operai si diffondono, oltre che in Francia, in Belgio, in Italia, nei paesi Catalani e nello Stato Spagnolo, in
Germania, in Austria, in Portogallo, in Svizzera.
1993 - 580 pretioperai in Francia:
– 110 in Italia
– 80 in Spagna (compresi i Paesi Catalani)
– 37 in Belgio
– 15 nei Paesi di lingua tedesca (a questi vanno aggiunti un certo numero di Pastori protestanti)
– 3 in Portogallo (vanno aggiunti anche dei religiosi)
– in Gran Bretagna si contano 700 Worker Priests Anglicani, così pure un certo numero in USA, nella Chiesa Episcopaliana.
– vi sono anche un certo numero di pretioperai europei presenti in America Latina

  (I dati sono presi da Témoignage Chrétien 1/1994, con qualche integrazione nostra)


2.
Come si è arrivati al divieto del 1954:
cronaca degli antefatti più significativi

 

1951

10 febbraio. Riunione nazionale dei pretioperai francesi.
Mons. Feltin vi legge una lettera del cardinale Ottaviani a mons. Ancel. Il cardinale si domanda:
1) i PO hanno ancora del tempo per pregare?
2) i PO possono conservare tutte le virtù ecclesiastiche?
3) la loro generosità non sarebbe meglio usata nell’apostolato tradizionale?

7 aprile. L’esperimento dei PO ha il suo primo caduto: Michel Favreau, prete-scaricatore a Bordeaux, è schiacciato dall’asse di un tavolato.

9 giugno. Il cardinale Gerlier è ricevuto dal Papa che conferma la sua fiducia nell’episcopato francese.

20 giugno. La Santa Sede giudica l’apostolato dei PO “più pericoloso che utile”. Chiede che il numero dei PO non venga aumentato (erano 85), e che siano richiamati quelli che ne facevano parte senza un’espressa autorizzazione canonica. Il Sant’Uffizio richiede un “dossier” d’informazione personale su ciascun PO ed un rapporto annuale sulle attività di ognuno.

 

1952

14 gennaio. Un religioso si fa assumere a Lione – con il permesso della direzione – in una fabbrica dove da cinque anni lavora un PO iscritto a C.G.T. Questo religioso ha l’incarico di suggerire agli operai di diffidare dell’altro PO e delle sue mene sindacali. Protesta generale dei PO contro tale manovra.

16-17 febbraio. Nuovo incontro nazionale dei PO a Lione; essi esaminano con dispiacere il rimprovero che viene loro rivolto: «Siete degli operai, non più dei preti. Siete diventati dei preti inutili».

2 marzo. Mons. Harscouet, vescovo di Chartres, attacca i PO nella sua lettera pastorale quaresimale e disapprova ogni ricerca di una nuova civiltà. Proprio in quei giorni viene pubblicato il romanzo di Gilbert Cesbron, I santi vanno all’inferno .

11 marzo. In occasione di una riunione di cardinali e arcivescovi francesi, e dopo aver consultato i PO, i vescovi che hanno dei PO nella loro diocesi elaborano delle «disposizioni comuni». Essi ritornano sui punti già formulati in un «progetto di direttorio», insistendo su di una vita di preghiera regolare, sulla sottomissione al vescovo, sulla necessità di un’evangelizzazione positiva, sulla comunanza con la mentalità operaia ma senza legarsi ad un impegno temporale.

30 marzo. Il cardinale Feltin si vede obbligato a bollare d’infamia nella sua lettera quaresimale i procedimenti di denunzia usati dagli integristi. In quel tempo la polizia conduce delle inchieste sui PO ed apre dei «dossier» sul loro conto. D’altra parte un PO ha preso la parola a Limoges in una grande adunanza contadina per la pace, alla quale hanno partecipato dodicimila persone. Il giorno precedente, la prefettura aveva tentato invano di ottenere che il vescovo proibisse quel discorso.

2 maggio. I PO protestano contro la scelta di Barcellona per il Congresso Eucaristico Internazionale. «A Barcellona, città martire e simbolica, degli operai militanti attendono la morte nelle prigioni perché hanno rotto il silenzio, questa grande congiura che circonda le sofferenze di quel popolo».

28 maggio. Il Movimento per la Pace, nonostante la proibizione della polizia, tiene un grande comizio protesta contro il generale Ridgway, di passaggio a Parigi. Due PO vi vengono arrestati e, dopo il loro arresto, sono trattati brutalmente dalla polizia; viene redatto un referto medico dal dottor Paul, medico legale. La sera stessa il Quai d’Orsay avverte la Nunziatura che a sua volta telefona a Roma. Persone “bene” informate dichiarano che, quella sera, la causa dei PO è definitivamente perduta.

30 maggio. I due PO, sfigurati per le percosse, vengono ricevuti da mons. Feltin.

12 giugno. Mons. Feltin pubblica un comunicato nel quale deplora la partecipazione dei PO a quella manifestazione, condanna i metodi della polizia, contrari alla dignità umana, qualifica di «pura calunnia» le citazioni di Paris-presse che, nel suo numero dell’11 giugno, aveva annunziato che la Chiesa aveva lanciato un «ultimatum» ai PO e che questi avevano risposto di preferire il comunismo alla Chiesa.

12 settembre. L’Osservatore Romano scrive: «Il movimento operaio costituisce oggi il punto fermo attorno al quale si stende la trama dell’evoluzione della società attuale, nel declino ormai inevitabile della fase capitalista, per un sistema di vita e di rapporti più umani e più morali».

 

1953

10 febbraio. I PO chiedono di costituire una delegazione che si metta in rapporto regolarmente a loro nome con l’episcopato per informare, per discutere, per regolare i problemi di ogni giorno. Il cardinale Liénart lascia la decisione al cardinale Feltin, il quale, d’accordo riguardo al principio, ne giudica delicata la realizzazione.

29 marzo. Diciannove seminaristi della Missione francese, nonostante la proibizione di Roma, hanno chiesto ai loro vescovi di andare a lavorare. Di fronte al rifiuto che viene loro opposto, rifiutano a loro volta l’ordinazione sacerdotale.

3 maggio. L’Humanité accusa il sindacato cristiano di essere «complice del governo, dei datori di lavoro e dei grandi monopoli». Questa dichiarazione è firmata da 66 persone, fra le quali 18 PO.

8 maggio. Si apprende a Marsiglia la «decisione quasi ufficiale dell’arcivescovo di richiamare i suoi PO». Un parroco risponde: «Sopprimere i PO significa tagliar fuori la Chiesa dalla classe lavoratrice. È molto più grave sopprimerli che non averne… In quale situazione si troverà domani la Chiesa di Marsiglia? Questa decisione è particolarmente infelice nelle circostanze attuali, in cui si accentua la repressione contro gli operai militanti… Come giudicherà la storia questo atto del vostro episcopato? Se è Roma che vuole questo, Roma assuma le sue responsabilità».

20 maggio. La stampa pubblica un rapporto sulla situazione sociale in Francia, esposta in seguito alla richiesta dell’episcopato francese sotto la direzione di mons. Richaud, e destinata a rimanere privata: «Il guadagno continua ad essere il grande motore dell’attività dell’ambiente borghese e padronale. I margini del guadagno tendono ad ampliarsi… Il potere d’acquisto dei salariati è diminuito, mentre il reddito nazionale è aumentato. Nel mondo dei salariati domina un clima di lotta di classe; questi constatano che fra datore di lavoro e lavoratore c’è un contrasto d’interessi a causa delle stesse strutture capitaliste e che sempre, per migliorare la loro condizione, hanno dovuto ricorrere alla forza. Il malessere operaio ha veramente un aspetto spirituale. I salariati hanno una coscienza umana molto lucida delle possibilità umane che vengono loro negate».
Il cardinale Roques, di Rennes, dichiara a L’Aurore : «Non facciamo che constatare la realtà. Probabilmente non tireremo le conclusioni che giudicheremo necessarie prima di un lungo esame».
Da parte sua L’Osservatore Romano (che sembra aver dimenticato il suo articolo del 12 settembre sopra citato) pubblica una lunga protesta anonima di industriali cattolici contro le constatazioni dell’episcopato francese.

23 maggio. Sei vescovi ricevono una delegazione di PO e domandano loro se il programma stabilito dal cardinale Suhard non è forse stato modificato. I PO ripetono «che non sono capiti, che nessuno li capisce»… Mons. Guery redige una relazione poco favorevole riguardo a quest’incontro.

27 maggio. L’arcivescovo di Marsiglia proibisce il lavoro ai suoi preti. Due di essi si rifiutano di obbedire. I loro compagni, unanimi, chiedono un colloquio con l’arcivescovo.

1 giugno. Arrivo a Parigi del nuovo nunzio, monsignor Marella.

27 luglio. Il cardinale Pizzardo, Prefetto della Congregazione dei Seminari, proibisce a tutti i seminaristi di farsi assumere in fabbrica, a causa del pericolo di contaminazione intellettuale e morale. Si tratta, egli dice, di una proibizione assoluta che non ammette eccezioni.

29 agosto. La Congregazione dei Religiosi manda ai superiori degli Ordini una circolare confidenziale: «I preti che, con il permesso dei loro superiori, sono stati assunti come operai nelle fabbriche od in altri ambienti di lavoro, siano richiamati a poco a poco, ma senza troppo indugio».

6 settembre. Le autorità annunziano ai 244 seminaristi della Missione di Francia che Roma ha deciso la chiusura del seminario. Si permetterà tuttavia agli studenti dell’ultimo anno di tornare in ottobre. I seminaristi sono pregati di recarsi nelle loro famiglie o presso un gruppo della Missione.

23 settembre. Il nunzio apostolico riunisce nell’arcivescovado di Parigi 26 vescovi e superiori religiosi per riferire loro le istruzioni della Santa Sede.

24 settembre. Il cardinale Feltin riceve due PO: «La Santa Sede richiede la vostra soppressione e ci tiene assolutamente. Andremo a Roma. Essa chiede pure il segreto: questo non è possibile». Da parte sua il cardinale Liénart dice: « Questa soppressione non risolve il problema; aggrava la situazione, rattristerà gli amici e rallegrerà gli avversari».

4 ottobre. Quattrocento militanti dell’Azione Cattolica Operaia, riuniti in un’adunanza nazionale, dichiarano che la soppressione dei PO sarebbe interpretata dall’insieme dei lavoratori come una mossa retrograda e come una presa di posizione politica: l’orientamento missionario della Chiesa francese e l’azione dei cristiani nel mondo sono in causa.

10 ottobre. In occasione dell’inaugurazione del monumento eretto in ricordo del cardinale Suhard nel suo villaggio natale, il cardinal Feltin dichiara: «In queste ore particolarmente difficili dichiaro di non avere altra meta che quella di continuare l’opera di apostolato che il cardinale Suhard aveva voluto, perché aveva visto chiaro».
Mons. Chapoulie aggiunge da parte sua: «Per il cardinale Suhard non vi era decisamente altro mezzo per raggiungere la massa dei lavoratori se non quello di passare dall’altra parte del muro, dato che non lo si può abbattere. Bisogna che i preti vadano a raggiungere nel loro campo di vita gli operai delle fabbriche, per condividere il loro lavoro e la loro pena, per divenire simili ad essi, così come il Figlio di Dio, per mezzo dell’incarnazione, si è fatto simile agli uomini suoi fratelli».

14 ottobre. Assemblea dei cardinali ed arcivescovi di Francia: all’ordine del giorno il viaggio a Roma dei cardinali per parlare dei PO.
In quel momento Réforme scrive: «Lo sforzo dei PO comporta troppi elementi positivi perché si possa giungere alla loro soppressione». Da parte sua, il cardinale Feltin aveva chiesto, invano, a mons. Marella che si lasciasse all’episcopato francese la facoltà di prendere misure necessarie per il meglio.

5 novembre. I cardinali Liénart, Gerlier e Feltin sono ricevuti in Vaticano per parlare con il Papa di questa decisione che vorrebbero fosse modificata. L’udienza di Pio XII durò un’ora e mezzo. Impressione generale: «Un’atmosfera di bontà paterna e di fiducia filiale», dirà il cardinale Gerlier. Il Papa è inquieto per la scristianizzazione della classe operaia, ma è sensibile alla tesi di alcuni teologi che considerano il lavoro manuale incompatibile con il sacro stato sacerdotale. Egli dice ai cardinali d’aver interrotto l’esperimento perché esso gli causa «un grave problema di coscienza».

15 novembre. Avendo ricevuto una risposta da Roma, i cardinali francesi pubblicano la seguente decisione, che esprime la volontà del Vaticano:
I PO saranno scelti in modo specifico dal loro vescovo, e riceveranno una solida formazione dottrinale.
– Dedicheranno al lavoro un tempo limitato (tre ore al giorno).
– Lasceranno ai laici le responsabilità temporali.
– Parteciperanno alla vita parrocchiale».
Quest’ordine contiene, oltre alle precedenti due altre decisioni ispirate da una prudenza indispensabile:
a) abolizione dell’impegno sindacale.
b) partecipazione del prete-operaio alla vita parrocchiale.
c) ma, soprattutto, la limitazione del lavoro a tre ore non permette di essere operaio. Bisognerà dunque che il prete diventi artigiano.
Quest’ultima condizione pare inaccettabile. Come scrive padre Chaillet in Témoignage chrétien , «si tratta, in fin dei conti, di conciliare un’autentica vita operaia con una non meno autentica fedeltà allo spirito missionario della Chiesa e alle esigenze essenziali del sacerdozio». Ma, per l’appunto, come realizzare, in tali circostanze, un’«autentica vita operaia»?

10 dicembre. Il cardinale Feltin dichiara: «La questione dei PO preoccupa il mondo intero, come dimostrano le lettere ricevute dall’arcivescovado. I risultati positivi di questa forma di apostolato sono evidenti. Dove vi sono dei PO l’influenza sacerdotale si è esercitata efficacemente.

 

1954

4 gennaio. La discussione si rianima di fronte ad una dichiarazione inattesa del cardinale Liénart in La semaine réligieuse de Lille : «Essere prete ed essere operaio sono due funzioni, due condizioni di vita differenti e non è possibile unirle nella medesima persona senza alterare il concetto del sacerdozio. Il prete è fatto per consacrare la propria vita a Dio ed al servizio delle anime. L’operaio ha un compito temporale».
L’Osservatore Romano commenta: «I fedeli hanno visto trasformarsi in un affare teologico ciò che sembrava loro, fino a quel momento, non essere altro che un problema di disciplina interna» (28 gennaio1954).

19 gennaio. Ogni PO riceve dal suo vescovo una lettera personale che gli intima, entro il 1° marzo e sotto minaccia di sanzioni gravi di lasciare il sindacato, di unirsi ad un gruppo sacerdotale (anche non parrocchiale), di rinunziare a costituire una «équipe» sul piano nazionale, di limitare il lavoro a tre ore.
I vescovi aggiungono «Non osiamo neppure pensare che cosa accadrebbe se rifiutaste di obbedire… C’è chi ha pronunziato la frase “riduzione allo stato laicale”. Trattandosi di un simile argomento, siamo ancora più obbligati alla franchezza: se per caso voi chiedeste la riduzione allo stato laicale, tale riduzione non vi sarebbe concessa. Viceversa, siamo costretti ad avvertirvi che il prete che permane nello stato di disubbidienza, va a rischio di essere punito con pene canoniche…».
L’importanza dei cambiamenti imposti, la breve scadenza del 1° marzo, la minaccia di sanzioni, suscitano immediatamente nei giornali una grande effervescenza. Il cardinale Saliège protesta: «Quando si vedono delle intelligenze limitate, che non hanno seguito studi superiori, prendere alla cintola la nostra Santa Chiesa per scuoterla, questo fa pena».

26 gennaio. L’episcopato decide che non si parlerà più di «preti-operai», ma di «Missione operaia».

1° febbraio. Padre Congar si unisce «alle intelligenze limitate che non hanno seguito studi superiori», per scrivere con padre Chenu: «La condizione del proletariato è tale, presso di noi, da rendersi inseparabile dalla lotta per la sua liberazione. È allora possibile essere con lui, anche come Chiesa, senza accompagnarlo in una lotta che riguarda le esigenze del Vangelo e la liberazione – trascendente, senza dubbio, e totale – ma reale e concreta, che ci apporta Gesù Cristo? Non si può fare a meno di proporre il problema del senso cristiano della storia e di trasportare tale problema dal piano puramente personale e spirituale della salvezza al piano collettivo della storia terrestre. E neppure è possibile evitare l’incontro con il marxismo, non soltanto come teoria, ma come fermento concreto della lotta operaia, quotidianamente presente ed attivo».
Circa nello stesso momento la salute di Pio XII incomincia a dare serie preoccupazioni.

3 febbraio. Settantatre PO rispondono agli ordini dati dall’episcopato. In un breve comunicato – stampa indirizzato ai lavoratori (e non ai loro superiori), protestano contro i provvedimenti presi e dichiarano che ogni compromesso è tanto inaccettabile quanto illusorio. Annunziano inoltre che una lettera personale di ciascun gruppo al vescovo locale completerà questa risposta collettiva.

7 febbraio. Duecentocinquanta militanti cattolici della regione parigina lanciano un appello alla gerarchia: «In realtà ciò che viene respinto non è l’impegno temporale, ma l’impegno operaio». Essi alludono ai preti – professori, cappellani militari, istitutori, ecc., dei quali la Chiesa accetta e benedice l’impegno, mentre proibisce l’impegno nel mondo operaio.

8 febbraio. La Radio Vaticana si rivolge ai PO: «I vostri compagni operai, in generale, non si sono sbagliati sul vostro conto. Ma quelli che guardano dall’esterno, troppo sovente, si sono sbagliati. Non siete stati ben capiti, siete stati mal giudicati. L’opera sarà continuata sotto un’altra forma, ma con lo stesso spirito. Sarà vostro vanto poter dire a voi stessi che attraverso il vostro sacrificio, unito a quello del Cristo, avrete lavorato più che mai a conciliare la Chiesa ed il mondo operaio».
La formula: «L’esperimento continuerà sotto un’altra forma», si sente ripetere sempre di più, ma sempre di più, attraverso ad essa, s’intende «sacerdozio tradizionale».

9 febbraio. Il giorno successivo a quella trasmissione della Radio Vaticana i tre provinciali domenicani di Francia sono destituiti; e quattro religiosi, quelli più in vista nell’ordine, sono allontanati da Parigi. Il giorno successivo, il cardinale Ottaviani, prosegretario del Sant’Uffizio, dichiara: «La Francia è stata e continua ad essere all’avanguardia della fede romana. Essa è stata e continua ad essere un paese cattolico per eccellenza».

22 febbraio. Il corrispondente romano di Le Figaro osserva: «A Roma la questione dei PO non esiste più. C’è soltanto una questione d’obbedienza o di disobbedienza». Il che viene confermato, d’altra parte, dal cardinale Ottaviani l’11 febbraio, nella chiesa di Regina Pacis a Roma: condannando «questi riformatori dell’apostolato», il cardinale si rivolge contro coloro che «col pretesto di andare verso gli uomini, parlano oggi più del pane temporale che del pane celeste, e poco del Cristo e della sua croce». Si rallegra viceversa con il sacerdozio tradizionale che riforma prudentemente il quadro parrocchiale: «Vi è forse qualcosa di meglio, anche nei nostri tempi, della parrocchia?».

23 febbraio. Mauriac riprende la parola su Le Figaro: nell’editoriale In assenza del Padre (allusione alla malattia del Papa), egli scrive: «Un colpo così grave, che avrà una ripercussione nei destini particolari, nelle anime sacerdotali, nella storia spirituale della Francia e del mondo, può essere dato nell’ora in cui Pietro non è più al timone, se non come vi era il Signore, prostrato ed addormentato in piena burrasca».

(da Cronaca dei Pretioperai 1942-1954)


nella storia dei Pretioperai

1941

Deportazione in Germania di 800.000 francesi nei campi di lavoro. Nessun cappellano può seguirli. Col consenso del Card. Suhard, arcivescovo di Parigi, 25 preti seguono clandestinamente quei lavoratori.
In accordo con l’assemblea dei cardinali e degli arcivescovi di Francia, il Card. Suhard fonda a Lisieux il Seminario della Mission de France.

1943

Henry Godin e Yvan Daniel pubblicano un libro che desta grande scalpore: “France, pays de Mission”.

1944

Il Card. Suhard fonda la Mission de Paris; alcuni dei suoi preti iniziano il lavoro in fabbrica.

1947

lI Card. Suhard nella sua lettera pastorale “Essor ou déclin de I’ÉgIise?” porta tutto il suo sostegno ai pretioperai.

1948

In Germania un pastore protestante, Horst Symanowki, incomincia a lavorare a Mainz. Più tardi fonda un Istituto per la formazione dei pastori.

1949

Decreto del Sant’Ufficio che colpisce di scomunica i comunisti e i loro simpatizzanti.
Morte del Card. Suhard.

1950

Primo preteoperaio italiano: don Bruno Borghi a Firenze

1953

Annuncio da Roma dell’imminente soppressione dei pretioperai. Chiusura del Seminario della Mission de France.

1954

Ultimatum fissato al l° marzo per la cessazione del lavoro dei pretioperai.
Manifesto dei 73 che denunciano la scelta impossibile alla quale sono costretti i PO.
Dichiarazione dei soumis (i PO che hanno accettato le condizioni imposte da Roma).

1956

Secondo PO italiano: don Sirio Politi a Viareggio.

1957

L’episcopato francese dà il via ad una nuova struttura pastorale nel mondo operaio: la Mission Ouvrière.

1958

Morte di Pio XII ed elezione di Giovanni XXIII.

1959

Il Sant’Ufficio riafferma il divieto di ogni forma di lavoro per i pretioperai e per i preti-marinai.

1962

Apertura del Concilio Vaticano II.

1963

Morte di Giovanni XXIII ed elezione di Paolo VI.

1965

Fine del Concilio.
In accordo con Paolo VI il lavoro dei pretioperai può riprendere.
Dopo questa data i preti-operai si diffondono, oltre che in Francia, in Belgio, in Italia, nei paesi Catalani e nello Stato Spagnolo, in
Germania, in Austria, in Portogallo, in Svizzera.

1993

- 580 pretioperai in Francia:
– 110 in Italia
– 80 in Spagna (compresi i Paesi Catalani)
– 37 in Belgio
– 15 nei Paesi di lingua tedesca (a questi vanno aggiunti un certo numero di Pastori protestanti)
– 3 in Portogallo (vanno aggiunti anche dei religiosi)
– in Gran Bretagna si contano 700 Worker Priests Anglicani, così pure un certo numero in USA, nella Chiesa Episcopaliana.
– vi sono anche un certo numero di pretioperai europei presenti in America Latina

NB: I dati sono presi da Témoignage Chrétien 1/1994, con qualche integrazione nostra.