Ciao, Delfina

Ricordiamo Delfina Rossano



Il giovedi santo si sono svolti i funerali di Delfina, la nostra amica carissima, che in questi anni ci ha accompagnato nei nostri incontri nazionali e ci ha seguito. Possiamo dire che essa è stata per noi un angelo custode, innamorata dei pretioperai. Sono stato a casa sua tre anni or sono ed ho visto dove viveva, ad Acquaformosa, un paese abbarbicato sulle montagne della Sila, di tradizione albanese.
Sono stato meravigliato nel vedere una sua stanza, che essa chiamava il suo eremo: tutta tappezzata di foto e documenti. Foto di personaggi incontrati da lei e personaggi che a lei hanno dato molto per i loro scritti e i loro gesti. Voleva imitare Thomas Merton che aveva una stanza simile nella sua trappa. Queste persone le chiamava “i suoi santi protettori”. Molti di noi erano su quelle pareti.
Nella sua semplicità sapeva dire cose profonde. Questi ultimi tre anni sono stati per lei un calvario, ma ha saputo accettare con dignità la sua malattia. Anzi in essa ha scoperto dei tesori, soprattutto nella sua capacità di chinarsi su chi aveva lo stesso problema.
Propongo alcune sue lettere dove traspare il suo animo semplice e ricco con dei pensieri che sono molto vicini alla mistica, con tanta voglia di lottare e un invito pressante a noi preti operai di non mollare.

Mario Signorelli


 

Delfina

 

Caro don Mario Signorelli,

i miei quaderni non saranno mai perfetti come i tuoi, pieni di Parola di Dio e degli uomini, pieni di Parola viva. Quadernini che ci dai agli incontri dei preti operai o quelli che prepari per incontri con la gente nel tuo eremo e che mi mandi ogni tanto. Io faccio quello che posso, anche adesso dopo l’estate più buia e più dolorosa della mia vita, in questa terra di mafia e di sbandamento di tante menti devastate.
Per fortuna mia sorella mi ha raggiunto ed è molto più calma degli altri anni. Fra tante tribolazioni sembra che coltivi la sua anima come unica via della pace, e questo ci unisce molto. Questa sua piccolezza, in fondo, è uguale al pensiero di luce di Raimon Panikkar che, come te, vive su un monte di una città più grande della tua, Barcellona.
Il mio desiderio di scoprire il Pensiero dei vari innamorati del Divino che è in noi, mi aiuta ad andare avanti. Sono in ricerca della pura forma del Pensare, come dice oggi Raimon Panikkar, ma che nei secoli è stata di tutti gli innamorati del Dio della vita.

Quando Gioacchino da Fiore parla di coltivare l’intelligenza, qui, ora, diceva “fino alla pienezza dell’intelletto”; oppure, partendo dalla lettera di Paolo agli Efesini (4,23): “Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente”. Ma prima ancora (Efesini 4,22) San Paolo parla dell’uomo che si corrompe nelle passioni ingannatrici! E dove stanno queste passioni se non nelle menti devastate che inducono l’anima ad essere morta già qui su questa terra come il “cicikov” de “Le anime morte” di Gogol, quei cicikov pullulanti oggi nel mondo.
Queste menti devastate oggi hanno bisogno estremo di persone come Arturo Paoli, Raimon Panikkar, i PRETI OPERAI, e molti altri che ci donano speranza. È questa danza degli spiriti nelle nostre anime buone che mi ha dato la forza di superare questa mia estate dolorosa 2007.
“La pura forma del pensare”… dice Panikkar, “forma, semplicità”. Non ci capisco ancora tanto, ma intuisco perché amo molto Panikkar, già anziano, ma che ama l’umanità, l’uomo, l’umano, specie quello delle menti devastate e ci raccomanda di essere mistici, l’unica via della vera fede che salverà il mondo. Panikkar, profondamente cristiano nello Spirito del Signore, ci parla anche del vero “muni” nella storia di lotta, storia dell’India contro re e caste che esistono ma senza rigore e barriere assolute. Il “muni”, un personaggio diverso, un solitario nelle solitudini selvagge, spesso respinto, ma che esercita un potere diverso per nulla armato se non del suo pensiero, del suo sguardo, della sua parola.
La corrente ariana, diversa dalla corrente semita. Il ritrovare il Mite Ariete con la luce dell’intelletto perfetto. Il ritrovarci tutti fratelli. E’ troppo bello scoprire Raimon Panikkar. Lo Spirito delle persone umane, ma che sono piene del Divino intelletto, può danzare in noi come lo Spirito di Elia in San Giovanni Battista.
E’ una nostra responsabilità uscire da ogni mediocrità e ambiguità, dalla forma di religione che è mercato anch’essa. Come fare? Arturo Paoli, così anziano, più anziano ancora di Panikkar, mi è stato di grande aiuto leggendo da anni la “Lettera di fratello Arturo” in “Lotta come Amore”.
Uscire da una setta chiusa per abbandonarsi alla “pura forma del pensare”, alla pienezza dell’intelletto, è stata la mia salvezza nella solitudine selvaggia del mio paesello di Calabria. Bisogna andare avanti in questo momento così buio della storia umana! Ma la storia è un cammino pellegrinante. Non è la fine della storia. No!.
La nonviolenza, la dolcezza dell’Ariete, le radici che vivono nel silenzio, che restano e sono radici prima di essere stella, ci siano di aiuto.
Io dico sempre a Gesù che l’Apocalisse non finisce lì dove egli dice, radice e stella, ma continua nella filocalia, uguale ad amore alla bellezza delle persone innamorate di lui, da tutti i secoli.
La terza età è anche quella dei nuovi dottori. Questo dice Gioacchino da Fiore, che sulla terza età dice molte cose, anche sulla vera infanzia spirituale paragonata alla terza età, proclamata dal vecchio Simeone. Bisogna andare avanti anche nella debolezza, nuova.
Un altro pensiero bellissimo, pieno di umanità che mi sta a cuore. E’ il pensiero di Boris Pasternak. Parlando dello zio, ex prete, del piccolo Jura dice: “Padre Nicolai mirava ad un Pensiero elevato ed insieme concreto, capace di tracciare una strada precisa e inequivocabile nel suo procedere, che migliorasse il mondo e fosse chiaro anche ai fanciulli e agli sciocchi, come sono evidenti il balenare di un lampo e il rimbombo del tuono che s’allontana. Era un uomo che anelava al mutamento delle cose”.
Quanta semplicità, quella era, senza dogmatismi e frasi di apparenza. Semplicità aiutata dalla natura dell’universo vero e incrollabile. Che ne dici? Non somiglia alla semplicità della pura forma del pensiero?
Un caro saluto anche dalla mia sorella, debole, ma coraggiosa.

 

Maria Delfina

8 sett. 2007


 

Carissima Maria Grazia Galimberti,

per il Natale che è vicino ti scrivo veramente con il cuore pieno di affetto. Ho cercato
di chiamarti al telefono, ma so bene quanto lavoro tu hai per le belle pubblicazioni che poi vengono alla luce piene delle splendide cose che dici, e per questo so che sei sempre occupata. Io sono qui, nel piccolo paesino dove sono nata, senza mai scoraggiarmi per la mia malattia.
Tutto è dono divino, ma è anche una conquista quotidiana della fede. Quando la malattia diviene anche ricerca, il Dio della vita si rivela silenziosamente, per fare sparire le ombre che oscurano l’uomo e tuffi gli esseri umani.
Il Calvario, Golgota Misterioso, ci deve essere sempre presente per rivelarci tante cose e farci luce. Ho scoperto il ripetere continuo del teologo Leonardo Boff, quando dice; “Ave Mari, il femminile è lo Spirito Santo. Maria, Mamma feconda, anche quando ci partorisce per il cielo in quell’universo di pace eterna. Il silenzio della Mamma dei Dolori ai piedi della croce, mentre il figlio torturato urla: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”, è un secondo parto.
Io questo l’ho vissuto al centro oncologico di Germaneto a Catanzaro. Ero a letto per la mia chemioterapia e, una notte, sentivo l’urlo di un malato terminale che diceva: “Gesù mio, basta!”. All’alba una cara dottoressa mi ha dato il permesso di andare in camera di due ammalati gravi, ma uno solo supplicava forte. Allora io, come donna, pensavo a Maria ai piedi della croce ed ho voluto sentire in me quelle doglie del parto silenzioso, così come lei partorì Gesù per l’Universo Divino. Poi ho saputo presto della loro morte: e i due me li sento vicini da lassù, dove non finisce il camminare al di sopra di noi esseri umani ancora viventi.
Sto pensando assai al mio testamento biologico: “il Vivere e morire nella libertà della mia causa finale”. Qui l’anima familiare sarà con la sua sorte. Lei e la morte devono incontrarsi come due amici mai esclusi dalla loro autodeterminazione. Vita e morte devono incontrarsi amorosamente. La vita è vita quando è fatta di RELAZIONI. Sarò sola, solista, se le chiese tutte si fanno le sole “PADRONE” della salvezza dell’ANIMA cristiana.
Certo il corpo è più che importante, se penso a Gesù Bambino che viene col suo cuoricino di carne a palpitare come quello di tutti gli uomini, e al cuore di Maria quando il vecchio Simeone le dice: “Una spada ti trapasserà il cuore”. Il nostro cuore è tutto se con coscienza, piena di scienza, rende la ragione simile all’Angelo. Lo spirito del male non deve prendere il sopravvento. Alcune realtà umane sono vive appunto per unirsi e vivificare l’aridità del mondo. Bisogna camminare insieme, sperare insieme… Ecco i miei migliori auguri per il Natale 2009 e per tutte le feste del 2010. Auguri anche a Luigi e alla comunità della chiesetta del Porto nella darsena di Viareggio.

Maria Delfina

dicembre 2009


 


Caro don Mario,

la malattia mi ha lasciato tremante, non sicura di come vado scrivendo. Provo però a scriverti. La piccola sorella Maria Lucia che dalle Tre Fontane di Roma mi è stata molto vicina, venendo da me mi ha portato un tuo scritto fotocopiato dalla rivista PRETIOPERAI del 2000.
Anch’io non vivo di Gesù con la frusta ed altre gesta, ma del suo silenzio di fronte a Pilato. Ma il fuoco sotto la pentola è il nostro vigilare. I profeti non mancano in tutti i tempi, ma noi collaboriamo con loro?
È importante correre con i profeti presenti per non annullare in noi anche i vecchi profeti della Bibbia e le persone vive dello stesso vangelo. Essere cuore PENSANTE, cioè pieni di Anima che pensa. Riflessioni e pensieri di chi è pieno del Dio della vita; Don Milani diceva che l’anima è un Universo di dignità umana. Ma lui era un grande vegliardo e non taceva verso i privilegiati e gli oppressori. Come si fa ? Ci sono dei germi di spiritualismo deviato che fanno male e possono portare l’uomo fino a gesta feroci. Come fermare ciò con lotta come amore, indottrinamento a cui la “stupidità” di molti crede, e noi come fare? Me lo chiedo tanto profondamente.
Oggi più che mai il mondo umano ci chiede ben altro e ci vuole accanto al Gesù della vita. Accanto agli uomini, pieni di empatia. Anche questo è necessario.
La mia malattia mi ha anche rivelato molte cose tra la bontà del laicato. Il medico di Napoli, dottore Venuta, che ha voluto il centro oncologico legato all’università di Catanzaro, ha preparato una schiera di allievi con la terapia dell’empatia. Questi allievi nulla sanno delle tante spiritualità magari deviate, ma la parola terapia la sanno, la vivono e ne fanno la terapia dell’empatia. E’ bello parlare con questi giovani allievi. Mi stanno cuore a cuore.
Ogni uomo è una stella e ogni stella ha il suo splendore se si vive del bello della vita nella scuola permanente della bellezza.
Coloro che dirigeranno il mondo brilleranno come stelle, ce lo dice anche l’attualità di Gioacchino da Fiore. Tu questo lo hai intuito venendo in Calabria, vicino a questo monaco calabrese sempre vivo e sempre attuale. Laici e monaci sono uomini veri accanto a Dio e agli uomini, anche a quegli spiriti sordi e muti che Gesù vuole guariti con il digiuno e la nostra penitenza. Grande responsabilità è la nostra.
Torna in Calabria a cercare pellegrinamente la bontà degli uomini come il sempre vivo Gioacchino da Fiore. Anche tu sei un monaco sul monte Grumello e fai tanto del bene. Ti sono vicina e nel mio grande limite faccio quello che posso. Se credi, puoi condividere le mie notizie con gli altri pretioperai.
Ciao a tutti.

Delfina

24 febbraio 2008


 

Per il convegno dei preti operai 2008:
“CARICO LEGGERO E PESANTI FARDELLI”
Giustizia nella concretezza storica, sul presente che ci è dato di vivere.

Non mollate, scrivete nella vostra tanto necessaria rivista. Ci fu una volta una persona, che ha scritto molto riempiendo i suoi scritti della presente Trinità nella storia, e tutto vale anche oggi. I suoi secoli ne sono pieni. Egli fu pieno del più splendido monachesimo con san Benedetto e l’abate di Molesmes poi divenuto Cistercium (Citeaux) e certamente in gioventù Gioacchino ne fu colpito a pieno, poi con l’amatissimo Bernardo di Chiaravalle che consigliava i capi di stato. Poi amò i suoi florensi e pensò ai frati pauperistici. Non si ferma Gioacchino nella grande speranza del riscatto della storia.
Non mollate, pretioperai, in questo riscatto ci siete anche voi. La “Pace”, diceva Sirio Politi, l’aspirazione a una pace universale alla fine dei contrasti, nell’aiuola che ci fa tanto feroci, come dice Dante stesso su Gioacchino, grazie all’amore suo per la storia in cui si manifesta Dio.
Forse i miei medici ridono di me, ma io dico: se guarisco è per marciare con i monaci birmani e tibetani. Dove si è incatenato il monachesimo europeo che un tempo fu la salvezza dell’Europa?
Non mollate, PretiOperai dell’Europa e del mondo. La mia malattia mi ha permesso di meglio conoscere Gioacchino, grazie ai miei giovani nipoti che mi hanno regalato un suo libro di Fabio Troncarelli: Gioacchino da Fiore, la vita, il pensiero e le opere. Ed. Città Nuova. Un normale libro semplice. Si tiene bene fra le mani e si scopre l’essenziale, dio uno e trino, salterio a 10 corde nell’intelletto lucido. Visione della Trinità nei salmi, suono della cetra. Il suo vigilare sul male, aiutato dall’Apocalisse di Giovanni. Il drago delle 7 teste, l’anticristo con tanti altri anticristi. Quale battaglia! il non mollare è necessario per tutta l’umanità,
Vi sono vicina su una solida zolla di terra. Non posso fare lunghi passi. La mia malattia non me lo permette. Vi saluto tutti con affetto.

 

Aprile 2008


 


Caro don Mario,

ho finito il mio ciclo di chemioterapia. Il primo luglio mi faranno un’accurata tac e poi
spero di andare ad Acquaformosa con mio fratello. Avrò con me una signora che mi aiuterà. Siamo riusciti ad avere l’assistenza e mi fa piacere far guadagnare qualcosa a chi ne ha tanto bisogno. Mi lascerò guidare da mio fratello. I contatti umani mi danno gioia.
Nulla mi stanca. In paese mi aspettano e molti mi vorranno incontrare. La piazza, la polis, tu sai com’è importante da noi. Riesco anche a ballare la tarantella, però quella lenta con le zampogne. Il male che portavo dentro e che non riuscivo a scoprire, mi aveva quasi paralizzata. Dio non mi vuole ancora lassù.
Grazie perché mi hai inviato l’intervista di Martini, cardinale di Dio. L’attesa di Dio, è la più bella e sicura, come dice Simone Weil, ma mai dividere l’intelligenza dalla bontà, per essere partecipi dell’uno, dell’io di Dio. Ma ecco che una cosa mi unisce a Dio ed a quel velo del tempio che si è squarciato da cima a fondo, quando il cielo si è oscurato e la terra tremò tutta. Sì, e bisogna fare attenzione che il velo del tempio dei potenti non resti cucito nemmeno un po’. Ma… di ogni tempio, non importa se quelli del Vaticano o di Calvino il Ginevrino e cristiani vari. Non importa se una pagoda o un tempio buddista, se una sinagoga o una moschea.
Tu sai bene quanto amo la vita monastica, anche se sempre sono in ricerca, ma solamente se vedo un monaco birmano con la ciotola vuota a marciare e se vedo un monaco tibetano in lotta vera, io vi rivedo Bernardo di Chiaravalle e Gloacchino da Fiore come dice padre Turoldo: “Liberi o monaci tornate come un tempo era l’Europa”. Dove si sono rintanati i monaci europei? Meno male che forse li ritroviamo in Pensieri Profondi e che ci lasciano cose scritte, come fate anche voi preti operai.
Come non scandagliare continuamente gli abissi delle cattiverie umane? Come non aver presente la shoà e la creatività perversa per lo sterminio degli Armeni, di annientamento all’aperto verso il deserto siriano? E fu pure Dostojevski che ci parlò del grande inquisitore nel cardinale di Siviglia. Ed allora cercare chi non separa l’intelligenza dalla bontà. Lo spirito è nella testa, psiche?, ma guai se non arriva al cuore pieno di Anima Buona.
Teresa d’Avila e Simone Weil ci arrivarono. Preghiamole anche per noi come per tanti Buoni Soggetti pensanti. Un caro saluto a tutti i pretioperai.

Delfina

23 luglio 2008