Pensieri sparsi su un pezzo di strada

Frammenti di vita raccontati dai pretioperai


1. Vivo cercando continuamente una composizione, una sintesi, un ricondurre ed unitarietà ciò che agli occhi dei più (dentro e fuori la comunità cristiana) sembra inconciliabile, impensabile, comunque non utile.
Il rifiuto di ogni Aut-Aut: o prete o operaio, o preghi o lavori, o pensi o lavori, o studi o lavori…
Un Et-Et che riconduce la mia vita a ricerca di ciò che è essenziale e così si purifica il mio camminare dentro la compagnia di tutti mentre va emergendo l’originale che c’è in me e si libera il messaggio che l’evangelo contiene.

 

2. Mi sono ritrovato e mi ritrovo a vivere “l’avventura di un povero cristiano” ricondotto alla dimensione di discepolo-credente alla scuola di una parola e di uno stile di vita che mi superano e mi indicano spazi e orizzonti tutti da scoprire: normalità, quotidianità, fedeltà, gratuità, dono fino a…

 

3. Ti puoi imbattere in espressioni bibliche (e in altre) in cui percepisci che vi è un tesoro di vita che a farle proprie potenzia / dilata / alleggerisce i tuoi giorni. Così per me rimane punto di riferimento costante l’espressione profetica:

“Uomo, ti è stato insegnato
ciò che è giusto e attende da te Dio, il Signore:
praticare la giustizia,
essere misericordioso,
camminare umilmente alla presenza del tuo Dio”
(Michea 6, 8).

Più che un programma di vita, indicazione di come essere cittadino di questo mondo, come “abitare la terra e vivere di fede” (Salmo 37).

 

4. Essere nella compagnia di tutti: esserci come?
Da uomo che cerca di pensare ciò che avviene sotto il sole e dentro il cuore; da uomo che fa spazio ad un annuncio legato alla Parola e desidera innamorare altri di un ascolto pensante la vita e la storia e il territorio; da uomo silenzioso; da uomo chiamato anche a dire con franchezza e senza arroganza il suo pensare su scelte, su avvenimenti, su analisi e prospettive politiche ed ecclesiali, su grandi temi del lavoro e pace…

 

5. In questi anni sono andato oltre il lavorare inteso come condizione e condivisione della vita operaia. Il lavorare rimane un terreno fondamentale che mi consente di tenere viva una identità ma non esaurisce il mio essere: non lo ha mai esaurito!
Nel contesto del Nord-Est capisco (ed è una grande fortuna il capire!) che il lavorare non può essere il tutto della vita.
Crescono fenomeni di istupidimento e comportamenti di grettezza legati al vi vere la vita solo a questa dimensione!
Ci sono composizioni da fare sempre: lavorare+pensare+pregare+essere creativi+essere in relazione…
La compagnia di questi ultimi anni con uomini di altre culture e religioni mi sta educando a imparare ad ascoltare, a fare silenzio, a restare in attesa. Cresce la gioiosa consapevolezza che “io non salvo nessuno”.
E questo libera energie: sono diventato di più mendicante, cercatore di senso, interrogante la vita e meglio percepisco che la vita è grazia, è gratis, è dura e forte insieme, è festa quando si fa incontro, scambio, accoglienza.

 

6. Restare dentro recuperando / riattualizzando alcune passività: la pazienza di cercare; la perseveranza di inseguire intuizioni sapendo di non esaudirle; operare e saper attendere che qualcosa o qualcuno si mostri; l’umiltà di esserci rallegrandosi della presenza di tutti gli altri, di tutti i diversi da me; restare “indicatore leggero” di una Luce che illumina ogni coscienza.
Attendere di ricevere un senso, una pienezza di senso: «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “siamo servi senza utilità propria; abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». (Lc 17, 10).
Solo alla fine – e non prima – capirò chi sono e il perché della parabola della mia vita.

Gianpietro Zago


Ricordando don Sirio

 

Ricordo sempre con viva emozione, come qualcosa che mi sollecita dentro, quanto Sirio ebbe a dirmi in una stagione per me particolarmente grigia, quando cioè sembrava che per poter essere prete non potevo più essere operaio.
Mi disse: “Ama il tuo sogno se pur ti tormenta”. Fu come lo scoccare di una scintilla, il diradarsi di una nebbia pesante; indicazione di un “essere” oltre la difficoltà, un invito a guardare spedito in una direzione, a coltivare un progetto di vita appena intuito.