Nei palazzi dei faraoni… una madre sconosciuta

Se non ora, quando?


 

Una poesia di Luisito Bianchi

 
Questa poesia è tratta da “Sfilacciature di Fabbrica, preghiere all’ossido di titanio” / 1969-1970, di Luisito Bianchi, prete operaio di Cremona. La titolazione è opera della Redazione.
È una preghiera poetica che oscilla tra il grigiore del 2° turno di lavoro (dalle ore 14 alle 22) del 7 maggio 1969, con la sensazione del tempo bloccato, l’attesa del nulla e il desiderio di sciogliere il canto di liberazione al Dio della gratuità.
Ma la libertà dell’Esodo è ancora lontana, ed i compagni chiedono pane ad una Madre sconosciuta.

 

Oggi la terra s’è fermata nel vuoto
e ha bloccato con sé il tempo
nel grande reparto.
Sono ore che attendono il nulla
invano sollecitate
dagli arrabbiati barriti del martello pneumatico
che braccia legnose sconquassa
e dalle luci che in anticipo ha acceso
nel grigio opprimente di questo secondo turno.
Le scale mi tagliano i garretti
come a cavalli nemici la potenza di Yahvé;
sono cavallo e cavaliere
su cui la valanga del tempo s’è rinchiusa
per misurare l’unica tua grandezza
e l’inafferrabile gratuità del tuo esistere, o Signore.
Potessi cantare l’inno della gioia
che come miele sovrabbondante
calò dalle labbra di Maria tua profetessa!
Ma la gola s’è chiusa al canto
per la pena di sentirmi attendato
assieme alla tua chiesa
nei palazzi dei faraoni
per paura di affrontare
le sabbie di un deserto senza piste
dove una roccia inondata d’acqua
la nostra prudenza definirebbe
un miraggio di fata morgana.
Perché la tua chiesa non ha orecchie
per ascoltare il nuovo comando
d’uscire dagli accampamenti
e affidarsi sicura alla tua guida?
Soffia, Spirito di vita,
getta nel turbine le nostre tende e i patrii penati
che custodiamo sulle nostre cicliche mestruazioni;
non per me lo chiedo
ché cembalo sonante d’antica data
dovrei avere la voce
dell’umile figlia di Canaan,
ma per questi tuoi poveri
che attendono senza saperlo
il segno della loro evangelizzazione.
Essi mi appaiono nel grande reparto
come figli che chiedono pane
a una madre sconosciuta
ma non c’è chi glielo spezzi
poi che gli scorpioni della potenza
virilmente rifiutano.
Donde prendere il cibo per tanto nutrimento
se la misura pressata e sovrabbondante
rimane chiusa nella nostra paura?
Credo Signore
nella forza liberatrice del tuo Vangelo
ma aiutami a pensare
che presto la tua chiesa ne rimarrà presa
e ricomincerà il suo cammino
con questa turba d’oppressi
libera d’ogni alleanza
con le potenze che incombono sulle nostre teste
turgide di sangue.

 

Luisito Bianchi


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