Uscire dalla bolgia infernale per rivedere le stelle del diritto

Se non ora, quando?


 

Una cittadinanza responsabile
in nome della Costituzione e del Vangelo

 
Impegnati sui problemi del disarmo nazionale e internazionale, attenti ai drammi presenti in Palestina, in Iraq e in Iran, nel Salvador e nel Sudan, mentre prepariamo l’Assemblea nazionale di Pax Christi sulla “cittadinanza responsabile” e la marcia estiva per la Costituzione a Monte Sole presso Marzabotto, siamo duramente colpiti dalla deriva etica, politica e giuridica pericolosamente attiva in cinque direzioni:
– la diffusione della corruzione e l’abitudine all’illegalità nell’economia, nella politica, nella società contrarie ai fondamenti dello stato di diritto e alla dignità della persona. La “questione immorale” si è estesa in ogni ambito, Riemersa ultimamente nella “nuova Tangentopoli”, nella “ricostruzione” mai realmente avviata dell’Aquila, nei condizionamenti dell’informazione, nell’attacco al diritto al lavoro, nella revisione peggiorativa della legge sul commercio delle armi, è diventata una questione democratica-costituzionale;
– la degenerazione privatistica, aziendalista e populistica del sistema politico, la produzione di provvedimenti a sostegno di pochi, lo svilimento delle regole, un vero e proprio “massacro delle istituzioni” secondo l’ex presidente Ciampi, in ogni caso lo svuotamento progressivo della Costituzione, un abuso di potere recentemente evidente nel decreto “interpretativo”salvaliste e nell’approvazione del legittimo impedimento;
– la faticosa costruzione della cittadinanza umana in un contesto carico di normative e proposte discriminatorie, spesso razziste, contrarie ai principi costituzionali e al codice internazionale dei diritti umani in particolare ai diritti dei minori, visto che la tutela delle frontiere appare più importante della difesa della famiglia e dell’educazione dei figli;
– “il cancro della criminalità organizzata” rappresentata dalle mafie che, come osserva il recente documento della CEI Per un paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno, “avvolge e schiavizza la dignità della persona e avvelena la vita sociale, perverte la mente e il cuore di tanti giovani, soffoca l’economia, deforma il volto autentico del Sud”;
– la diffusione di modelli di comportamento arroganti e maschilisti basati sulla logica del più forte, del più ricco, del più furbo, del più esibizionista, del più volgare, del più cinico e del più egoista. Il “nichilismo” che avanza! Una vera emergenza educativa a partire dal mondo degli adulti.
Assieme ad altri, anche noi intendiamo contrastare tali fenomeni valorizzando esperienze sociali e politiche legate al concetto di cittadinanza umana, di bene comune, di giustizia e di legalità, di cittadinanza attiva che troviamo presenti in molti testi ecclesiali a partire da quelli episcopali degli anni novanta: Educare alla legalità (1991), Stato sociale ed educazione alla socialità (1995), Educare alla pace (1988). Nel 1991 la CEI osservava, tra l’altro: “anche la classe politica, con il suo frequente ricorso alle amnistie e ai condoni, a scadenze quasi fisse, annulla reati e sanzioni e favorisce nei cittadini l’opinione che si può disobbedire alle leggi dello Stato. Chi si è invece comportato in maniera onesta può sentirsi giudicato poco accorto per non aver fatto il proprio comodo come gli altri, che vedono impunita o persino premiata la loro trasgressione della legge”(9).
Nel 2002, l’arcivescovo di Milano affermava che l’eclissi di legalità è l’eclissi della moralità, che è necessaria una forte vigilanza per non svendersi a nessuno, che è urgente il risveglio della coscienza morale perché “uno dei mali più gravi della coscienza è che ammutolisca e, anziché diventare un richiamo all’impegno personale e sociale, finisca per far cadere nella sordità di fronte all’aspetto morale”. L’aggressione della coscienza può avvenire “dal di dentro” quando “il criterio delle scelte fatte non è il criterio della verità, ma del proprio interesse; non è il criterio di un servizio agli altri, ma di un proprio comodo” (“La Repubblica” 20.12.2002).
Pochi mesi fa, mons. Gianfranco Bottoni osservava: “fascismo di ieri e populismo di oggi sono fenomeni storicamente differenti, ma hanno in comune la necessità di disfarsi di tutto ciò che è democratico, ritenuto ingombro inutile e avverso” (1.11 .09).
A proposito della presentazione delle liste in Lazio e Lombardia, osserviamo anche noi con mons. Domenico Nogavero, responsabile della Conferenza episcopale italiana per gli affari giuridici, che “cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso è un atto altamente scorretto”, che “la democrazia è una realtà fragile che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme e da regole, altrimenti non riusciamo più a orientarci. Se invece dovesse essere diretta dall’arbitrio di qualcuno o se dovesse essere improvvisata ogni giorno, mancherebbe la certezza del diritto, dei rapporti e delle prospettive”.
Il pasticcio delle liste elettorali con relativo decreto “interpretativo”, I‘introduzione del “legittimo impedimento”, il disprezzo delle regole, l’accusa reiterata da parte governativa dell’esistenza di complotti organizzati da chi dissente o dalla magistratura stanno esasperando una situazione già grave di pericolosa confusione che il presidente Napolitano chiama bolgia, che è il luogo dell’inferno dantesco che ospita i “fraudolenti”. Da esso vogliamo uscire per rivedere le stelle del diritto.
Viviamo un momento di rottura costituzionale. Siamo a un “punto di non ritorno”. Una volta raggiunto, per molto tempo diventa impossibile o inutile protestare. Dovere civico è prevenirlo. Occorre vigilare sull’erosione graduale delle regole, sullo svuotamento delle istituzioni, sullo scontro permanente tra i istituzioni dello Stato, sull’aggressione delle coscienze civili, sui rischi di assuefazione al degrado.
È urgente mobilitarsi partecipando a iniziative di difesa e sviluppo della Costituzione, della democrazia, della legalità e della giustizia. In ambito civile, molti cittadini variamente attivi, i comitati Dossetti, la Rosa bianca, Libera, Strada facendo, la Commissione italiana domenicana “Giustizia e pace”, Responsabilità civile, Libertà e Giustizia, l’Osservatorio sui Migranti, la Rete per il Disarmo, la Tavola della pace e tante realtà stanno operando per il rilancio della democrazia nei suoi fondamenti umani e costituzionali.
In ambito ecclesiale, il Pontificio Consiglio Migranti invita a mettere in atto l’Istruzione Erga migrantes caritas Christi del 2004 attraverso “campagne internazionali per combattere pubblicamente la discriminazione, la xenofobia e il razzismo; incontri interculturali e progetti per neutralizzare le paure razziali e culturali, il sospetto e la diffidenza; il sostegno ai migranti affinché diventino sostenitori della propria identità culturale e dei propri diritti” nel rispetto per le leggi del Paese che li accoglie.
La Conferenza episcopale italiana, col suo citato lucido documento antimafia, ancora poco conosciuto, avanza proposte di cambiamento radicale basate sulla “cultura del bene, della cittadinanza, del diritto, della buona amministrazione e della sana impresa nel rifiuto dell’illegalità”. Sollecita “un’azione pastorale che miri a cancellare la divaricazione tra pratica religiosa e vita civile e spinga a una conoscenza più approfondita dell’insegnamento sociale della Chiesa, che aiuti a coniugare l’annuncio del Vangelo con la testimonianza delle opere di giustizia e di solidarietà”. Il cristiano non si rassegna mai alle dinamiche negative della storia, osserva il documento: “nutrendo la virtù della speranza, da sempre coltiva la consapevolezza che il cambiamento è possibile e che, perciò, anche la storia può e deve convertirsi e progredire”. L’analisi allarmata del fenomeno mafioso si collega a tante proposte operative, al monito di Giovanni Paolo II contro la mafia del maggio 1993, alle testimonianze di Luigi Sturzo, Aldo Moro, Giuseppe Puglisi, Giuseppe Diana e Rosario Livatino, alla necessità di adottare “uno stile profetico che educa alla speranza”.
Riteniamo necessario esprimere la nostra fedeltà al Vangelo di Cristo e la nostra corresponsabilità ecclesiale sostenendo attività di educazione alla pace e alla democrazia; la promozione di città democratiche e civili; iniziative ecumeniche finalizzate ai temi della pace, della giustizia e della salvaguardia del creato; percorsi di cittadinanza responsabile nelle scuole, nelle parrocchie, nel territorio e in campo internazionale.
La costruzione della civiltà del diritto è parte integrante della lotta per la pace e dell’azione nonviolenta come forza pasquale di resurrezione perché “sgorghi l’equità come acqua e scorra la giustizia come fiume perenne” (Amos 5,24).
 

Consiglio Nazionale di Pax Christi

Firenze, 14 marzo 2010.


 

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