Due brevi lettere su Don Cesare Sommariva

Ci scrivono


 

IL MIO RICORDO DI CESARE

 

Carissimi amici,

leggo, con commozione, sulla rivista PRETIOPERAI il ricordo di Cesare. L’ho conosciuto personalmente, nei lontani, indimenticabili incontri ai quali ho partecipato, ogni anno, ai tempi belli post-conciliari, pieni di “aria fresca”, di fermento, di entusiasmo e ricerca.
Una atmosfera ricca di simpatia, di spessore umano e di fede. Grandi tempi allora (senza nostalgie angoscianti del “tempo che fu”) con gli amici simpatizzanti, gli incontri affamati di dibattito, di dialogo, di approfondimenti, di ricerca.
Ancor oggi – pur vecchio – rivivo quelle esperienze con lo sguardo rivolto al futuro e soffro per l’attuale indolenza (rassegnazione o indifferenza?), salvo azioni sporadiche (agitazioni emotive?), di vita che investe tutta la società civile e, a volte – mi pare – anche la comunità ecclesiale. Aridità, forse.
Manca la poesia, lo stupore per la ricchezza della “Buona Novella”, segno e sacramento dei “Cieli nuovi e Terra nuova”, del “Futuro di Dio”.
Eppure si assapora il calore che si nasconde sotto la cenere, pronto ad esplodere in “roveto ardente” sul monte della Speranza. La luce sotto la coltre di nebbia tornerà ad illuminare i nostri passi incerti e barcollanti.
Un forte abbraccio a tutti. Resistiamo, ma con lucidità (e carità).

 

don Antonio Nigra

 


 

SANTITÀ E BENE ESISTONO. ANCHE OGGI

 

Carissimo direttore di Pretioperai,
è vero che il mondo di oggi è un inferno, ma è anche vero che in esso vivono e ci sorreggono alcune creature assai buone; la santità e il bene esistono.
Don Cesare Sommariva è un santo: un santo, la cui virtù splende tanto più intensamente quanto più fitte sono le tenebre che ci circondano e ci soffocano.
La comunità dei preti operai indirizzi un’istanza al vescovo competente – credo sia il card. Dionigi Tettamanzi – e gli chieda di dare l’avvio alla procedura con cui la Chiesa cristiano-cattolica riconosce pubblicamente la santità di chi ha creduto in Gesù, e ne ha imitato il comportamento.

 

Francesco Paolo Magno