I Turchi danno stabilità al quartiere

Ci scrivono



Il nostro amico Fritz Stahl, preteoperaio tedesco, che abbiamo recentemente potuto incontrare a Bergamo, ci ha parlato di questa ricerca fatta in un quartiere di Colonia su due gruppi di popolazione femminile, tedesca e turca. Quello che emerge è estremamente interessante ed è in contrasto con gli stereotipi che vengono fatti circolare a piene mani anche nel nostro paese.
In condizioni precarie di vita le migranti sanno destreggiarsi meglio delle tedesche, dichiara il sociologo Jurgen Friedrichs, dopo aver esaminato a Colonia i due gruppi. E, in generale, le istituzioni sociali dovrebbero intervenire maggiormente nelle famiglie, richiede lo stesso sociologo.

 

INTERVISTA di Andreas Wyputta a Jurgen Friedrichs, professore emerito della facoltà di sociologia all’Università di Colonia.

 

Wyputta: Sig. Friedrichs, Lei ha analizzato le condizioni di vita a Vingst-Hohenberg nella zona cruciale di Colonia in Germania ed ora dichiara che le migranti dalla Turchia riescono meglio delle donne tedesche a destreggiarsi in situazioni di povertà. Come è arrivato a questa conclusione?

Friedrichs: Abbiamo osservato la quotidianità di abitanti tedesche e turche. Il risultato è inequivocabile: Peggio di tutte stanno le cittadine tedesche che ricevono il sussidio sociale. Rispetto alle loro vicine turche che ricevono pure tale sussidio, le tedesche sono più isolate, si cibano in modo meno adeguato, ricevono meno visite, vivono in abitazioni meno pulite. 

Perché è stata fatta questa differenziazione fra tedesche e migranti turche?

Avevamo notato in altre zone cruciali che, a livello sociale, i turchi condannano in modo più forte atti vandalici, percosse ai propri figli, gravidanze di adolescenti, furti perpetrati nei negozi; da ciò la differenziazione fra tedeschi e turchi. Il nostro risultato è chiarissimo: il quartiere di Colonia-Vingst riceve più stabilità grazie ai suoi abitanti turchi. In molti quartieri problematici, come ad esempio nel Ruhrgebiet, la situazione dovrebbe essere analoga.

Perché? Le migranti stanno meglio materialmente?

 No, per l’appunto. Il 56% delle famiglie tedesche che abbiamo intervistato, aveva
uno stipendio pro capite superiore a 1.000 euro, mentre ciò risultava soltanto per il
20% delle famiglie turche.

E nonostante ciò forse le tedesche si rassegnano prima?

Sì. Il tedesco che vive in una zona cruciale ha spesso dietro di sé un declino sociale; nel peggior dei casi è passato dai sussidio di disoccupazione ad un sussidio sociale. Il circolo dei conoscenti si restringe — indubbiamente nessuno vuoi presentarsi come una persona fallita. I tedeschi vivono un isolamento sociale, dal quale suppongono di non poterne più uscire, non intravvedono quindi nessuna prospettiva favorevole.

E le migranti dalla Turchia?

Le migranti non si identificano con la maggior parte della società tedesca, ma ricordano la povertà della Turchia dell’Est, dalla quale provengono loro stesse o i loro predecessori. Paragonando le condizioni di vita della loro terra con quelle in Germania, non soltanto la situazione ambientale e quindi la loro abitazione è soddisfacente, ma anche la loro situazione economica risulta tale. Pur ricevendo il sussidio sociale, è migliore di quella dei loro parenti in Turchia e non peggiore di altri migranti con un lavoro retribuito minimamente.

Lei pensa che le frustrazioni dei tedeschi siano maggiori?

Sicuramente sì. Come si rileva dalla nostra inchiesta ed anche da altre indagini, coloro che ricevono il sussidio sociale tendono a trascurare la loro istruzione di base e successiva formazione e a tollerare che i bambini non frequentino la scuola.

Nonostante ciò, nella sua ricerca, lei dichiara che a Vingst-Hohenberg i tedeschi e i migranti sono “svantaggiati doppiamente”. Perché?

Le persone hanno delle retribuzioni basse, anche se non dipendono dal sussidio di disoccupazione o da quello sociale. Un trasloco non viene quindi preso in considerazione. Inoltre dalla maggior parte della società vengono discriminati, proprio perché abitano in un quartiere, nel quale lo spaccio della droga e la criminalità è maggiore.

Cosa fare?

La cosa più importante consiste nel creare posti di lavoro. Con ciò non intendo però lo sfruttamento delle persone con lavori particolari, chiamati lavori da 1 euro.

Allora intende nuovi lavori ben retribuiti per lavoratori non qualificati? Da dove possono provenire questi posti di lavoro?

È opportuno che per lo meno i bambini abbiano la prospettiva di un posto di lavoro e non siano minacciati da una sicura disoccupazione. La classe sociale tedesca più bassa ha bisogno di maggior possibilità di istruzione, ma anche di porre fine alle violenze familiari. E nelle famiglie dei migranti deve essere parlata la lingua tedesca, altrimenti la capacità di saper leggere da parte dei bambini diminuisce drammaticamente. Inoltre, sia nelle famiglie tedesche che in quelle turche, occorre un intervento diretto da parte delle istituzioni locali. Purtroppo tutto ciò rimane tuttora un tabù nella Repubblica Federale Tedesca.

 

a cura di Fritz Stahl

Giornale del giorno (Tageszeitung) dell’11 novembre 2008