La crisi finanziaria: domande e risposte da Banca Etica

Sguardi dalla stiva (4)


 

LE CAUSE

 

1- Che cos’ha fatto scoppiare la crisi della finanza mondiale?

 

La causa scatenante è stata la crisi dei mutui subprime (vedi domanda 2), scoppiata ad agosto 2007 negli Stati Uniti, che ha dato il via a una reazione a catena, portando oggi alla crisi della finanza mondiale. La caduta dei profitti, derivante dalle attività tradizionali del sistema creditizio (basate principalmente sul differenziale tra tassi attivi e passivi), ha spinto il sistema ad alimentare un’ingegneria finanziaria che permettesse margini di redditività elevati. Un rilevante contributo a questa tendenza è arrivato dalle scelte della Fed (la Banca centrale statunitense) che ha abbassato il tasso ufficiale di sconto per sostenere la domanda favorendo l’indebitamento delle famiglie.
Le banche, americane e non solo, hanno costruito un complicato sistema di prodotti finanziari molto redditizi ma molto rischiosi appoggiato sui mutui subprime (le CDO, collateralized debt obligation, obbligazioni complesse contenenti diversi componenti di debito spesso fuori bilancio delle banche). Scoppiata la bolla immobiliare e crollati i subprime (perché molti americani, uno su cinque secondo le indagini, non riescono a pagare le rate del mutuo, anche a causa dell’incremento dei tassi), il castello di carte è crollato. In un mondo globalizzato le banche sono tutte collegate tra loro. Hanno acquistato e venduto l’una con l’altra questi prodotti finanziari “avariati”, contaminandosi a vicenda. Per questo il crollo del castello sta travolgendo il mondo intero.
Esistono poi delle cause profonde, che da anni stanno “lavorando” alla costruzione di questa crisi: innanzitutto la caduta del potere d’acquisto delle famiglie statunitensi, il principale motore dell’economia Usa, spinte ad indebitarsi a basso costo per sostenere i loro consumi. Il boom dell’indebitamento è stato amplificato dalla finanziarizzazione dell’economia, cioè la crescita smisurata delle attività finanziarie rispetto a quelle reali (alla fine di ottobre il totale dei derivati sottoscritti ammontava a 1.288 mila miliardi di dollari, pari a 24 volte il valore del Pil mondiale).
Cause profonde sono anche la mancanza di regole e l’insufficienza dei controlli che hanno accompagnato questa finanziarizzazione. Per cercare il massimo rendimento sono stati creati nuovi prodotti finanziari tanto complicati quanto rischiosi, costruiti con formule matematiche e senza nessun contatto con la produzione di beni, con il lavoro e con l’economia reale. Per anni i rendimenti alti ci sono stati, oggi però sono crollate le fragili basi su cui si appoggiava tutto il meccanismo. E banche, imprese e piccoli risparmiatori, che, sedotti dai guadagni della finanza, negli anni hanno sempre più basato i loro profitti su investimenti nei mercati finanziari (e sempre meno sull’economia reale), si ritrovano nel portafoglio questi prodotti “avariati”. Alcuni senza volerlo, magari perché hanno investito in fondi d’investimento che, con una serie di passaggi, hanno acquistato derivati, hedge funds, prodotti rischiosi.

 

2- Che cosa sono i mutui subprime?

 

Sono mutui concessi da anni, soprattutto dalle banche statunitensi, a persone che non potevano fornire garanzie e che — fatto più grave — non erano in grado di restituire il debito. Di solito erano costruiti con un meccanismo di rate crescenti: i primi due anni la rata del mutuo viene tenuta bassa, il terzo anno sale in modo progressivo. I promotori sono riusciti a convincere i clienti a firmare contratti che li avrebbero incastrati in una spirale di rate crescenti con la promessa che il valore della casa sarebbe aumentato e avrebbero potuto rinegoziare il mutuo, abbassando la rata.
Ma la bolla immobiliare si è sgonfiata, i prezzi delle case hanno cominciato a scendere in modo sempre più rapido e rinegoziare il mutuo non era più possibile. Le famiglie si sono così ritrovate con mutui costosi. Non solo. Intanto la Fed (Federal Reserve, la Banca Centrale americana) ha continuato ad alzare i tassi. E le famiglie, che già facevano fatica a pagare le rate, si sono ritrovate con rate e tassi di interesse sempre più alti. E hanno smesso di pagare i mutui. Secondo gli ultimi dati un americano su cinque non riesce più a pagare le rate.

 

3- Perché i mutui subprime sono tra le cause della crisi?

 

Per tutelarsi dai rischi legati a questi prestiti (che il debitore non paghi più le rate), le banche e le società finanziarie li hanno rivenduti ad altre banche, trasformandoli in complessi prodotti finanziari (cartolarizzazione), formati spezzettando i debiti a seconda del grado di rischio e poi ricomponendoli. Questi pacchetti (CDO, Collateralized Debt Obligations, o ABS, Assed Backed Securities) sono stati spesso chiamati “salsicce finanziarie” per trasmettere l’idea di come pezzi di debito “avariato” siano stati mischiati ad altri e poi rivenduti sui mercati finanziari. Di “salsicce finanziarie” oggi sono pieni i portafogli delle banche e di moltissimi risparmiatori. Così il fatto che gli americani non riescano a pagare le rate del mutuo innesca una crisi che arriva fino al piccolo risparmiatore italiano.

 

4- Che cos’ha causato il crollo delle banche (americane)?

 

Molte banche americane, soprattutto le grandi banche d’affari come Merril Lynch, Lehman Brothers, Bear Stearns, Goldman Sachs e Morgan Stanley sono in difficoltà e alcune sono addirittura fallite perché avevano basato una parte rilevante della propria attività sulla creazione e la vendita di complicati strumenti finanziari speculativi ad alto rischio (obbligazioni collegate a finanziamenti subprime, derivati, ecc.). Il valore di questi strumenti veniva indicato in bilancio con la tecnica di valutazione “mark to market”, un metodo in base al quale il valore di un prodotto finanziario è costantemente aggiustato in funzione dei prezzi correnti di mercato (e non in base al costo storico di acquisto, ai valori iscritti a bilancio). Questo principio è diventato problematico quando, come è successo a partire dall’estate del 2007, con la crisi dei mutui, il mercato per molti tipi di titoli è diventato poco liquido e la paura ha condotto a prezzi così bassi da creare massicce minusvalenze, erodendo profitti e capitale. In pratica le banche da un momento all’altro hanno dovuto procedere alla svalutazione di tali prodotti e ad iscrivere a bilancio ingenti perdite, dovute al fatto che il valore dei titoli ad alto rischio che detenevano è improvvisamente crollato. In alcuni casi alle perdite di bilancio si sono sommate le fughe dei depositi, a causa dei clienti che si sono precipitati agli sportelli a ritirare i risparmi, per paura di perderli.
Le banche che sono fallite avevano dimenticato da tempo la propria missione originaria (dare credito all’economia reale) per diventare sempre di più “piazziste” di prodotti finanziari esotici. Un’attività molto redditizia nel breve termine ma, come si è visto, altamente rischiosa. In più queste banche d’affari non erano soggette agli stessi controlli delle banche commerciali. Non è quindi scattato il sistema di vigilanza.

 

5- Crolleranno anche le banche italiane?

 

È molto improbabile che le banche italiane crollino. Perché i nostri istituti sembrano meno esposti ai titoli finanziari speculativi che hanno provocato la crisi delle banche statunitensi. E perché in Italia esiste un sistema di controlli più rigido sul sistema bancario. Le grandi banche italiane come Unicredit e Intesa potrebbero soffrire a causa della loro presenza nei Paesi dell’Est Europa, profondamente colpiti dalla crisi. In generale, però, un fallimento è poco probabile. In caso di difficoltà interverrebbe lo Stato, con iniezioni di liquidità, o rilevando quote di capitale, come è successo in altri Paesi europei.

 

6- Perché Unicredit sta subendo più danni delle altre banche italiane?

 

Per una serie di fattori che l’hanno resa più vulnerabile alla crisi finanziaria internazionale: in particolare la sua presenza, in misura maggiore degli altri istituti italiani, sui mercati esteri, soprattutto nell’est Europa.

 

7- Perché le banche hanno problemi di liquidità?

 

Non si tratta di un vero problema di liquidità, ma di fiducia. La crisi ha messo in discussione le fondamenta sui cui poggiava il modus operandi del sistema bancario, che è come l’apparato cardio-circolatorio, dove la Banca Centrale è il cuore e le singole banche sono gli organi vitali. Tutte le banche sono in comunicazione tra di loro e con la Banca Centrale: si scambiano titoli e si prestano soldi per fronteggiare temporanee esigenze di liquidità nel cosiddetto “Sistema Interbancario”. Con lo scoppio della crisi finanziaria si è verificato un fatto singolare: nonostante le Banche Centrali continuino a pompare liquidità nel sistema, è venuto meno il rapporto di fiducia tra le banche, gli scambi si sono rarefatti, rendendo difficile per un istituto di credito trovare prestiti da altre banche.
In pratica, sono le banche stesse a non fidarsi più delle altre, perché temono di prestare liquidità a chi, a causa dell’investimento in titoli spazzatura, potrebbe rischiare di fallire, rendendo difficile, se non impossibile, la restituzione del prestito.

Nonostante il cuore continui a pompare sempre più forte, gli organi si rifiutano di collaborare tra di loro. È per questo che i governi ora non si limitano più a pompare liquidità, ma hanno cominciato a drenare i titoli spazzatura dalle banche, chiedendo in cambio una partecipazione nel loro capitale. Solo quando si sarà fatta chiarezza sulla situazione delle banche e sulla loro reale esposizione ai subprime il sistema interbancario potrà ripartire e la liquidità potrà ricominciare a circolare.

 

LE RESPONSABILITÀ

 

8- Di chi è la colpa di quello che è successo?

 

Del sistema finanziario globalizzato, delle banche d’affari, americane soprattutto, che hanno dato vita ad una gigantesca industria caratterizzata dalla proliferazione di prodotti — oltre che rischiosi (il rischio potrebbe fare parte del gioco di chi investe) dalle conseguenze imprevedibili — che hanno distribuito il rischio, che doveva ricadere solo sulle banche, in tutto il mondo, anche sui piccoli investitori. Ma è colpa anche delle autorità di controllo, che non hanno saputo porre un freno allo sviluppo di questi prodotti né prevedere ed evitare il tracollo.
“La crisi ha anche rivelato debolezze nel quadro regolamentare e di vigilanza. I criteri normativi di Basilea II sono risultati insufficienti nel nuovo contesto finanziario. Hanno incentivato la trasposizione del rischio fuori dei bilanci delle istituzioni e la creazione di un vero e proprio sistema bancario parallelo”. Queste sono le parole di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, nell’indagine conoscitiva sulla crisi finanziaria internazionale presentata al Senato il 21 ottobre.
La colpa è anche dei governi e, in generale, della politica mondiale. O meglio, della mancanza di una governance politica mondiale, dell’aver lasciato che la finanza prevalesse sull’economia e sulla politica.

 

9- Quali sono le responsabilità dei dipendenti delle banche?

 

Bisogna distinguere la responsabilità del top management da quella dei direttori / operatori di filiale. Il comportamento dei primi è assolutamente da censurare: sono colpevoli e non possono sostenere di non essersi resi conto di quanto succedeva.
I secondi comunque hanno le loro responsabilità: hanno comunque accettato di rendersi parte di un meccanismo delle cui implicazioni negative non potevano non essere consapevoli. A loro discolpa i dipendenti / direttori delle aziende di credito portano le forti e continue pressioni commerciali (a volte anche psicologiche, con minacce di trasferimento e di rimozione dall’incarico) ricevute da parte dei vertici delle banche sul budget, che sostengono essere stata tale da “costringerli” a vendere prodotti rischiosi a clienti non esperti. Ma nessun direttore di filiale è stato o può essere licenziato perché non raggiunge il budget nella vendita dei derivati.
Sul collocamento di alcuni prodotti finanziari la responsabilità dei dipendenti delle banche è elevata. Per esempio per aver venduto polizze Index linked o Unit linked come prodotti assicurativi quando invece non lo erano. Si tratta di prodotti molto convenienti per le banche, ma molto poco per i clienti. Strutture complicate e poco trasparenti; investimenti in prodotti rischiosi, con commissioni molto alte, soprattutto all’inizio. Alcune di queste “polizze” avevano come sottostante i bond Lehman (fallita) o delle banche islandesi (fallite anch’esse), mentre i rendimenti erano assicurati da prodotti derivati connessi ad una serie di indici e valori calcolati con formule complesse.

 

10- Quali sono le responsabilità dei risparmiatori?

 

I risparmiatori hanno creduto alle promesse delle banche di ottenere alti rendimenti con bassi rischi e hanno investito in prodotti complessi che non erano in grado di valutare. In alcuni casi sarebbe stato sufficiente leggere attentamente i contratti, informarsi, confrontare diverse proposte. È vero però che di fronte ad argomenti così complessi come gli investimenti finanziari e dove i proponenti (le banche, gli intermediari, i promotori finanziari) hanno sempre più informazioni dei clienti, una dose di fiducia nell’affidare i propri risparmi è inevitabile. La serietà e la trasparenza da parte delle banche, da un lato, e il massimo controllo, da parte delle autorità incaricate (Consob, Banca d’Italia) dall’altro, diventano elementi fondamentali. Elementi che sono venuti a mancare.

 

11- Che ruolo ha avuto il Fondo Monetario internazionale?

 

Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e Banca Mondiale sono stati creati nel 1946 proprio per evitare il ripetersi di disastrose crisi economiche come quella del 1929, evitando squilibri economici e monetari a livello internazionale. In pratica però negli anni le attività del Fmi si sono sempre più orientate verso la concessione di prestiti agli Stati membri in caso di squilibrio della bilancia dei pagamenti e la ristrutturazione del debito estero dei Paesi poveri. Ultima dimostrazione dell’incapacità del Fmi nel mantenere la stabilità finanziaria mondiale è stata l’attuale crisi finanziaria, che il Fondo monetario non ha saputo evitare e neppure prevedere. Oltre alle funzioni di governance generale del Fondo monetario internazionale, bisogna però ricordare il fallimento e la mancata reazione di organismi di vigilanza preposti al settore finanziario come la Banca dei Regolamenti internazionali, le singole banche centrali, le authority dei vari mercati (borse, assicurazioni, ecc).
A crisi ormai scoppiata, l’Fmi sta intervenendo con prestiti ai Paesi in maggiore difficoltà: 16,5 miliardi di dollari all’Ucraina, 2,1 all’Islanda, 15,7 all’Ungheria (vincolando gli aiuti a pesanti tagli al welfare).

 


LE CONSEGUENZE

 

12- Quali sono i risvolti pratici per le famiglie e la gente comune?

 

La crisi coinvolge la vita delle famiglie su più fronti. I danni maggiori e più immediati naturalmente stanno colpendo chi ha investito nei prodotti finanziari “avariati”: le polizze Index linked, Unit linked, i Cdo e gli altri prodotti finanziari derivati. Ma anche chi ha investito in fondi, anche i fondi comuni di investimento, che abbiano in portafoglio questi prodotti finanziari o hedge funds o private equity. E perde anche chi ha investito in titoli di aziende che stanno scendendo in Borsa. La crisi poi danneggia il mercato del credito: sarà più difficile ottenere un prestito da una banca, verranno richieste più garanzie e i tassi di interesse aumenteranno.
C’è poi il fronte degli aiuti del governo alle banche. Per reperire i fondi destinati al salvataggio degli istituti di credito lo Stato taglierà altre voci della spesa pubblica. Il decreto Gelmini ha già annunciato tagli sul fronte della scuola, ma potrebbero essere colpiti altri settori come la sanità, le pensioni, i trasferimenti agli enti locali.
Se si passa ad analizzare l’economia reale è difficile prevedere con precisione che cosa potrebbe succedere. Le imprese, che finanziano le loro attività produttive con prestiti bancari, vedranno ridursi i prestiti e potrebbero non avere capitali sufficienti per portare avanti le loro attività (si parla del possibile fallimento di giganti dell’auto come General Motors, Ford e Chrysler anche perché l’industria automobilistica era sostenuta da una quindicina d’anni dall’enorme crescita delle vendite rateali). Ci sarà poi un calo dei consumi (già oggi i dati dimostrano che gli acquisti delle famiglie sono in netto calo), che penalizzerà ulteriormente le aziende. Ma difficoltà, se non fallimento per le imprese, significa perdita di posti di lavoro e di reddito per le famiglie.

 

13- Che cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi mesi?

 

Secondo gli economisti la crisi continuerà ancora a lungo e la ripresa sarà lenta. Ma non è possibile prevedere quanto durerà ancora. Su un fronte finanziario non è possibile stimare quanti di questi strumenti finanziari “avariati” sono ancora in circolazione, dove sono arrivati, quanto si sono inseriti nei portafogli di imprese e piccoli investitori. Per quanto riguarda l’economia reale, i danni alle imprese, i tagli all’occupazione, il calo dei consumi, le previsioni sono ancora più difficili.
 

14- Che rischio corrono gli Enti Locali che hanno investito in derivati?

 

Dipende dal tipo di prodotto che hanno sottoscritto. Se si tratta di derivati “avariati” che sono crollati, corrono lo stesso rischio di famiglie e imprese: perdere tutti i soldi investiti. La differenza è che gli Enti Locali forniscono ai cittadini servizi che rispondono anche a bisogni di prima necessità: dal trasporto pubblico locale alla raccolta dei rifiuti, dalla sanità alle scuole. Servizi che rischiano di paralizzarsi se dovessero non esserci più fondi.

 

BANCA ETICA