L’inizio di un’avventura

 Frammenti di vita raccontati dai PO
nel decimo anniversario della nostra rivista


 

“Correva l’anno 1962 e precisamente era il mese di settembre…”.
Sono approdato su questo pezzetto di terra, dove Sirio aveva messo radici dal 1956, riparando una casetta mezza diroccata dalla quale era nata la “chiesetta dei pescatori” ed alcune stanze di abitazione. Sirio mi ospitò con grandissima amicizia e mi accolse in casa sua offrendomi la cameretta vicino alla porta d’ingresso: allora non potevo immaginare che sarebbe diventata (dal 1970 in poi) la “mia” camera. Ero venuto, in quel settembre del ‘62, con il rettore del Seminario di Firenze, Mons. Gino Bonanni, che volle accompagnarmi per vedere di persona questo prete-operaio di cui gli avevo parlato, dopo la scoperta che avevo fatto dell’esistenza di don Sirio attraverso il libretto che, per caso, mi era capitato fra le mani, dal titolo molto significativo “Una zolla di terra”. Fu quel piccolo libro, racconto appassionato di un percorso interiore, che dette carne e sangue ai desideri e alle attese che mi portavo dentro da alcuni anni. Mi parve, leggendolo con intensa commozione, di aver trovato quello che cercavo.
Lavorai per un mese con gli scaricatori del porto, ricevendo da loro il mio “battesimo” di lavoratore! Fu una scoperta semplice e, nello stesso tempo, di enorme intensità. Volevo rimanere lì, in quell’angolo di terra affacciato sul canale, circondato allora dai pescherecci, dalle reti, dagli attrezzi di lavoro. C’era, allora, una “musica” molto speciale che ora, con le trasformazioni sopravvenute, mi manca e della quale avverto la nostalgia: il gridare intenso dei battitori d’asta, per il mercato del pesce; il “canto” potente dei motori diesel che sembravano penetrare fin dentro la casetta, l’intreccio delle voci dei pescatori che in varie “lingue” (siciliani, viareggini, marchigiani) dialogavano quasi in continuazione.
Su tutto si stendeva, al momento del mercato, lo stridio dei gabbiani pronti a tuffarsi al minimo bagliore delle squame di un pesce gettato in acqua. Questo piccolo angolo di mondo, che Sirio ha amato intensamente, trasformandolo da terra abbandonata (il “cantaccio” lo chiamavano i darsenotti) in giardino accogliente e bello, è diventato per me un luogo molto speciale.
Da allora, da quel settembre del ‘62, l’acqua del canale ha portato via molte cose con quel suo scorrere quasi impercettibile verso il mare. Anche Sirio se n’è andato verso spiagge di cui non ci è dato di conoscere gli orizzonti, se non nell’abbandono fiducioso al Padre, che conosce i segreti della vita e della morte.
Anche nella mia piccola vita sono cambiate tante cose. …Tuttavia questa “zolla di terra” rimane il luogo privilegiato della mia esistenza, uno spazio semplice nel quale mi “riconosco”, come la casa dove siamo nati, il luogo del primo amore, il punto in cui il fiume, finalmente uscito alla luce del sole, ha iniziato a scorrere verso il mare. E di questo sono immensamente felice e riconoscente.

Beppe Socci