Due lettere dalla San Roque

Antologia di scritti di Don Cesare Sommariva



Tre settimane a spazzare…

(da una lettera a Gianni Tognoni, 1990)

Caro Gianni,
che debbo dirti? Tres semanas spazzando grondaie ingorgate per non finir allagato, pulendo e ripulendo cuartos, dando soldi a chi è vero o finto disperato, organizzando un minimo di sopravvivenza, buscando hermanas y hermanos con cui poter parlare in un modo un poco umano o cercando di crearli uno per uno, dando un minimo di ordine mentale e di organizzazione di vita, cercando di dare un minimo di organizzazione sacrale al volto esterno di questa parrocchia che ha cattiva fama, sotto gli occhi morbosi della proprietaria della tenda davanti e dei servi dell’alcaldía che stanno di fronte, mettendo ordine nelle trenta chiavi di cui è fatto questo carcere, chiudendo gli occhi e il cuore all’imbarbarimento progressivo di questi marginali che affollano e affolleranno la periferia della città, costruendo champas dove poi passeranno autostrade (erano l’80% i campesinos: ora sono il 40%, e gli altri affollano le periferie, con tutti i desempleados in aumento: pochi gli operai rimasti qui), cercando di aiutare a vivere i bambini appena nati, ascoltando i consigli di Pedro e altri…
Che debbo dirti?
Liberare vite e speranze?

 

Ci hai segnalato un pezzo di vigna
e ci hai detto: “Venite e lavorate”.
Ci hai mostrato una tavola vuota
e ci hai detto: “Riempitela di pane”.
Ci hai presentato un campo di battaglia
e ci hai detto: “Costruite la pace”.
Ci hai condotti all’alba nel deserto
e ci hai detto: “Costruite la città”.

Cesare Sommariva


 

Non c’è cosa buona che non abbiamo fatto…

(da una lettera del 1993)

 

Di fronte alla distruzione del territorio e delle persone, di fronte alle amarezze, alla disperazione, indifferenza, infermità, isolamento, divisione, stragi, paura, che incontriamo in questo territorio della San Roque, non c’è cosa buona che non abbiamo fatto.
Abbiamo inventato un cammino nuovo, abbiamo lottato, gridato, pianto, riunito, costruito ermite, case, strade, ponti, contenitori di immondizia.
Abbiamo visitato gli infermi, abbiamo curato bambini, adulti, anziani… Abbiamo insegnato, consolato, pregato, liberato prigionieri, tolto agnelli dalla bocca del leone… Abbiamo ridato la vista ai ciechi, abbiamo sollevato paralitici. E talvolta abbiamo anche resuscitato bambini quasi morti…
Camminando per cammini sconosciuti, abbiamo usato la nostra intelligenza, il nostro discernimento e valore, lavorando di giorno e di notte, ammalandoci, lottando… Siamo stati messi in prigione… Abbiamo incontrato ostacoli di ogni genere… però riceviamo la fiducia e la fraternità di molte sorelle e fratelli…
Ricordo sempre, nella mente e nel cuore, tutte le persone che con me hanno cominciato questo cammino… Alcuni sono già morti… Con queste persone intrecciamo le nostre vite, così che ciascuno serba nella sua vita un pezzetto dell’altro… Formiamo un tessuto: un corpo unico. Abbiamo offerto a tutti la possibilità del vino nuovo, di scoprire in loro stessi la vita, la verità e la libertà, il coraggio…
Abbiamo fatto gruppi di ogni tipo, schede stranissime, centri di studio, scuole popolari, università popolari, ritiri, seminari…
Alla fine abbiamo collocato in mezzo a noi i bambini, come modello di vita, perché ciascuno si faccia piccolo e per essere segno del grande progetto della vita…

Cesare Sommariva