2008 Lione / Uno sguardo sul mondo da discepoli di Gesù

Incontro dei PO europei


 

L’incontro internazionale dei pretioperai europei quest’anno si è tenuto a Lione, in Francia, in concomitanza con quello dei pretioperai francesi. Ho rivisto Lione dopo più di vent’anni, in un precedente incontro: non la riconoscevo più, si è ingrandita e cambiata in una maniera impressionante.
Siamo partiti in tre, in auto questa volta, io, Mario Pasquale e Mario Spinicci e per i francesi ormai eravamo “les trois Mario”, più perfetto di così si muore. Alloggiati in un posto molto bello, in una casa di religiosi e tra l’altro il responsabile è un italiano, nonché cugino della moglie del presidente francese… ma questo non c’importa nulla.
Non vi dico le domande degli altri circa l’esito elettorale, non capivano come mai gli italiani per la terza volta abbiano optato per la stessa persona. Da loro, quando uno perde, si ritira e non rompe più l’anima. Ma noi siamo diversi.., i misteri dell’Italia!
La tematica verteva su questi interrogativi:

“Nei nostri paesi, il lavoro è sempre più precario e l’economia è dominata dal mercato. Un mondo in piena e rapida mutazione… La fine di un mondo dominato dal capitalismo? È possibile un altro mondo: società multiculturale, multietnica, interreligiosa…? Che tipo di uomo e donna sta emergendo? Come vivere da discepoli di Gesù?

Le analisi sulla situazione lavorativa e sul capitalismo sono state le stesse nel sottolineare la fine di un mondo operaio, di un certo modo di essere classe operaia, ma gli operai esistono e lo sfruttamento è più pesante oggi in quanto si è più soli, mancando le grosse organizzazioni, le grosse fabbriche che permettevano maggiore aggregazione contro lo sfruttamento.
Nel nostro documento si è posta l’attenzione a due fatti emblematici che esprimono bene la situazione: la morte degli operai a Torino nelle acciaierie della Tyssen-Krupp, e la questione dei rifiuti di Napoli, che potrebbe diventare il prossimo futuro dell’Europa e dell’occidente, come diceva già alla fine dell’Ottocento un capo indiano in un discorso al parlamento americano: “La vostra società sarà sommersa e morirà nei suoi rifiuti”.
Gli operai morti di Torino rappresentano una realtà con la quale ci siamo fatti l’abitudine, come la banalità del male, se ne parla solo quando c’è un fatte eclatante, mentre sappiamo che ogni giorno c’è qualcuno che muore sui cantieri. Un capitalismo che spreme e, pur di guadagnare, non affronta la questione sicurezza sui posti di lavoro e gli operai sono diventati un po’ come l’usa e getta, lasciando poi ad altri le gatte da pelare. Un capitalismo che ha come legge solo l’accumulazione che “diventa come droga, cresce incessantemente come un’ulcera cancerogena che mangia insaziabilmente tutto il corpo, morendo insieme a lui”.
I meccanismi della regolamentazione non funzionano più, né a livello locale, regionale, né nazionale e internazionale. Sfruttamento, privatizzazione dei diritti, accaparramento del tempo, spazio e della vita sociale da parte dell’imprenditoria.
Sparisce il senso della socialità che viene rimpiazzato dall’individualismo come filosofia dominante. La resistenza e la lotta nei posti di lavoro diventa sempre più difficile. Diminuisce la fiducia verso le grandi organizzazioni, questo vale per i partiti, il sindacato, il parlamento, il governo e la chiesa.
Dall’altro lato assistiamo all’impoverimento di grandi regioni della terra (Africa, Brasile) che aumenta sempre più per l’estrazione di materie prime da parte del Nord e nello stesso tempo impoverimento crescente in molte fasce della popolazione del Nord.
Molto si è parlato dell’immigrazione e dei rifugiati: l’Europa si difende e crea delle barriere, Europa fortezza. Il problema dei rifugiati i fa più pressante.
A questo proposito, qualche settimana prima dell’incontro, un preteoperaio tedesco, Albert Kolen è stato condannato a sei mesi di prigione da un tribunale parigino per aver trasportato sulla sua auto un clandestino. Durante l’incontro si è firmata una petizione indirizzata al tribunale di Boulogne-sur-Mer e alla stampa:

Noi partecipanti all’incontro europeo dei pretioperai dell’Inghilterra, Germania, Spagna, Francia Belgio e Italia, condanniamo la criminalizzazione della solidarietà nei confronti degli immigrati senza permesso di soggiorno. Di fronte al verdetto del tribunale di Boulogne-sur-Mer, condannando il 17 aprile scorso il preteoperaio Albert Koolen a sei mesi di prigione e due anni di interdizione sul territorio della regione Nord-Pas-de Calais, per aver trasportato nella sua vettura un rifugiato dello Sri-Lanka senza permesso di soggiorno, noi, i firmatari, ne siamo scandalizzati.
Questa condanna, colpendo chi ha agito per motivi puramente umanitari, che non ha nulla a che fare con i trafficanti, è di una durezza straordinaria. Dato che la legislazione, sanzionando il “delitto di solidarietà”, è stata inizialmente introdotta per combattere unicamente dei “trafficanti che sfruttano la miseria degli immigrati”, noi oggi vediamo delle persone, per motivi di altruismo riconosciuto e innegabile, diventare bersagli di una giustizia repressiva nei confronti di donne e uomini immigrati. Noi sosteniamo il preteoperaio Albert Koolen che farà appello contro questa decisione scandalosa. Noi l’appoggeremo in questa pratica e facciamo appello all’opinione pubblica a mobilitarsi in suo favore contro lo scandaloso “delitto di solidarietà
“.

Oltre al gruppo internazionale hanno firmato tutti i pretioperai francesi, presenti al loro incontro nazionale.
Il gesto di Albert risponde ad una delle domande dell’incontro: come vivere da discepoli di Gesù in questo contesto? Non attraverso cose grandiose, ma remando spesse volte contro corrente, cooperando, attraverso gesti concreti nella quotidianità, alla costruzione di una società della tolleranza. Considerando l’altro non come una minaccia, ma come un vicino.
Un detto dell’Islam afferma che non dobbiamo aver paura dello sconosciuto perché potrebbe essere un angelo (in riferimento all’incontro di Abramo con i tre sconosciuti). Guardare l’altro come un uomo e non come un numero di una categoria.
Qualcuno parla “di essere senza luogo”, il sentirsi senza appartenenza. L’uomo spezzettato e tenuto sotto una cappa di angoscia: angoscia per il futuro e il non avere alcuna prospettiva soprattutto per i giovani.
Si è parlato molto delle nuove povertà: il nuovo proletariato, coloro che abitano nella strada o in alloggi precari, le vittime della competizione, i precari, i malati cronici, quelli che sono e sono stati in prigione, gli anziani, i bambini abbandonati, le vittime del consumismo e della dipendenza, gli immigrati.
Una visione di un’Europa che porta nel suo grembo milioni di poveri, vittime di questo modo di concepire l’economia e la politica. E qui non ci sono limiti o eccezioni, tutti i paesi europei sono nella stessa barca. Ci si è chiesto se di fronte a questo pessimismo ci sono dei segni di speranza.
Qualcuno si mostra più drastico: “Percepisco che il capitalismo, con il suo principio distruttore di crescita illimitata sta rovinando la natura e gli uomini nel loro vivere insieme. Ho più che una certezza che frani questo colosso che diffonde paura, guerre, ma dai piedi di argilla. La natura si ribella. La finitudine si rifiuta di fronte al non-limite.
Citando la frase di uno storico francese, Fernand Braudel:

sono convinto che il capitalismo non può perire per un declino “endogeno”; solamente un colpo esterno di una veemenza estrema legato ad un’alternativa credibile potrebbe effettuare il suo affossamento.

Emerge chiaramente che i pretioperai stanno dalla parte degli ultimi, impegnati nelle povertà emergenti ed anche lavorando, o meglio scegliendo lavori precari per essere e condividere questa situazione. La quasi totalità di chi sta in pensione continua a lottare, soprattutto nei quartieri, per la casa, l’integrazione degli immigrati, a fianco dei clandestini perché possano essere accolti.
I belgi chiudono il loro documento con questa frase: “La solidarietà è la tenerezza delle nazioni”.
Un prete di Berlino parla del nostro tempo come tempo di resistenza riferendosi al movimento di resistenza al Terzo Reich (Kreisauer Kreis), che si pose il problema delle conseguenze dopo la capitolazione. Esso ha creato l’humus umano nel quale solo la vita può ricominciare e cita Martin Lutero: “Il giorno prima della fine del mondo io voglio piantare un piccolo albero”.
Il prossimo incontro del 2009 è in Italia, a Bergamo, nella sede che ormai ci è familiare.
Il tema sarà incentrato sullo sguardo dalla stiva:

“Guardando il mondo del Nord con gli occhi del Sud, lavorando con chi sta in basso, soprattutto con gli immigrati per i loro diritti, contro la politica dei muri dell’Europa, traghettando dal multiculturalismo all’interculturalità. I profeti biblici ci possono aiutare a capire per agire?”.

Mario Signorelli