2008 Bergamo / “Guardatevi dall’idolatria”

“Carico leggero e pesanti fardelli: l’Evangelo in Italia”
Incontro nazionale PO 2008 (22)


Da un po’ di tempo mi sento costretto a riflettere su forme di religiosità che tornano ad affermarsi e che mi sembrano la riproposizione di una certa “idolatria” verso cose o persone, unita a forme di autoaffermazione della Chiesa, che non so quanto in realtà siano espressioni di fedeltà alla missione ricevuta.
Piazze piene e chiese vuote… non ricordo dove, da chi e come ascoltai o lessi questa espressione. Le piazze piene ed osannanti fanno sempre una certa impressione, ma con ciò non cessa la loro ambiguità.
Quando vedo certi spettacoli osannanti, confesso, il mio pensiero corre subito alla domenica delle Palme: l’accoglienza trionfale di Gesù che finalmente giunge in Gerusalemme e ciò che avvenne poco tempo dopo. Dall’Osanna (aiutaci!) al Crocifiggilo (toglilo dai piedi!). Erano gruppi diversi di persone? O non potevano essere gli stessi, delusi dal fatto di non aver visto i “miracoli” che si attendevano?
Abbiamo visto in questi giorni che Benedetto XVI ha “conquistato” l’America (come hanno titolato diversi giornali). Ho letto alcuni suoi discorsi (mi sono “scaricato” attraverso internet tutta la visita giorno per giorno): ho la sensazione che questo guardare all’America come il “paese della libertà”, anche di quella “religiosa”, non abbia tenuto abbastanza conto dei fanatismi religiosi che hanno condotto l’America alle guerre contro “il male” (sempre visto nell’altro, e non in se stessi), dimenticando che il primo male è la guerra stessa, che genera sempre mali più grandi di quelli che vorrebbe estirpare. Forse avesse toccato gli “idoli” della volontà di potere e di dominio che alimentano le guerre, non avrebbe avuto certe accoglienze calorose e forse avrebbe incontrato piazze meno gremite. (Pochi minuti prima di mettermi a scrivere ho sentito la “bella notizia”: le “grandi potenze”, tra cui naturalmente gli USA non hanno neppure partecipato alla discussione sulle bombe a grappolo e continueranno a fabbricarle, comprarle, usarle…).
Ed è di questi giorni la “riesumazione di Padre Pio” per esporre la salma alla “venerazione dei fedeli”. A parte le operazioni di “restauro” del volto con una maschera che ne coprisse il normale processo di decomposizione che, grazie a Dio, tocca anche i corpi dei “santi”, in attesa di quella Resurrezione finale che non sarà la semplice “rianimazione” di un corpo più o meno ben conservato, o totalmente “distrutto” dalla decomposizione, ma una vera e propria “nuova creazione”, il rischio dello scadimento idolatrico non è affatto lontano. Ma l’importante è l’afflusso della gente…
Quanti corrono a “vedere”, a “venerare”? Quanti di questi di fatto pongono padre Pio anche al di sopra di Gesù Cristo? Padre Pio fa i miracoli! Con questi cedimenti devozionalisti le “piazze piene” diventano più importanti della fedeltà che ogni giorno il Signore ci chiede.
Gesù aveva detto alla Samaritana che Dio cerca “veri adoratori”, capaci adorare in spirito e verità, anche senza templi o luoghi sacri: è la santità della vita e non la sacralità delle cose, il messaggio evangelico!
Ritengo nostro compito proclamare ben alto questo messaggio: “a tempo e fuori tempo”, non con parole altisonanti e vuote, ma con parole che sorgano dall’esperienza del vissuto quotidiano, nel rifiuto degli idoli accomodanti per riscoprire il volto di Dio (quello che “nessuno ha mai visto” e che neppure noi “vedremo” su questa terra: per questo nessuno può “assolutizzare” la propria esperienza e la propria ricerca, ma tutti siamo chiamati ad ascoltare l’invito che Marco pone all’inizio del suo Vangelo, come prima “Parola” di Gesù: “Ravvedetevi e credete al Vangelo”).
I templi li abbiamo costruiti anche per gli idoli, che sono sempre rassicuranti; il Dio di Gesù Cristo, al di là e al di sopra di ogni tempio ci chiede il continuo rinnovamento della vita.
Nel “nostro piccolo” cosa possiamo fare? Anzitutto accogliere per noi l’invito del Signore: è la condizione primaria per “annunziarlo” con verità e autenticità ed è la condizione base per “non tacere” non per ostinazione, ma per amore di verità e giustizia.

Toni Revelli