2008 Bergamo / Storie ordinarie con piccole liberazioni

“Carico leggero e pesanti fardelli: l’Evangelo in Italia”
Incontro nazionale PO 2008 (16)


 

La resistenza e la speranza come cammini di liberazione per una leggerezza dell’Evangelo.

Prendo questo spunto di riflessione proposto dalla rivista per continuare il racconto del mio percorso. Se in fondo la storia che narra la Bibbia è storia che avviene o che dovrà avvenire, e non solo storia già avvenuta, questi mesi di lavoro coatto in una piccola fabbrica della Bergamasca li vivo allo stesso modo di Abramo.
“Il Signore disse ad Abramo: Vattene dalla tua terra e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò” (Gen. 11,1-2)
La mia terra, la mia parentela e la mia casa erano per molti versi la grande fabbrica, i miei compagni di politica e di lavoro (che ricordo uno ad uno), i ruoli sindacali e politici che svolgevo in questi ambienti.
Beh, c’è da dire che, a differenza di Abramo, la mia non è stata una libera scelta… mi hanno proprio cacciato via. Dopo Siemens, Bartolini Progetti, la fantomatica Logistic Service… anche la Borghi Trasporti Spa ha firmato la riassunzione di tutti noi, il truppone Siemens, ma ha lasciato fuori praticamente una decina di reprobi, tra cui il sottoscritto.
Mi hanno cacciato via (“attualmente non abbiamo un’occupazione per lei, quando l’avremo, la chiameremo”) e costretto a nuovi ripensamenti, a ricercare in me risorse che neppure credevo di possedere, a rimettermi in discussione in un modo inimmaginabile solo un anno fa.
È un po’ la storia del lebbroso. Facile averne compassione teologica, poi però bisogna toccarlo, baciarlo, prendere noi stessi la lebbra. Qui trattasi di lebbra sociale, politica, umana… esistenziale. Toccarla, prenderla su di sé. O la politica riparte da qui, oppure secondo me è tutta facciata, e chi comanda comanderà.
La fabbrica dove lavoro è a Pedrengo (BG), Metalmeccanica, aderente all’associazione padronale Confapi. Fa parte di quell’87% di piccole imprese che caratterizzano il panorama produttivo italiano. Rumore continuo di trance e presse che segano le lamiere, gas di saldatura nell’ambiente, sporcizia, spazi ristretti, si corre sempre dietro al lavoro. Sicurezza ambientale sotto zero. Inquadramenti professionali ai minimi livelli. Valanghe di straordinari. Paura del padrone. Le donne, come spesso succede, sono le più tartassate.
Da notare: non siamo nel “sommerso”. La fabbrica lavora su commissioni di note grandi industrie del settore, esporta regolarmente e altrettanto regolarmente fattura… Il macchinario di produzione è mediamente di recente generazione. C’è una certa qualità nella produzione. Il personale è ben addestrato, polivalente, flessibile, assiduo nel lavoro e nella presenza al lavoro. E poi… costa poco. Il che non vuol dire che i maschi prendano poco mediamente. Trattasi di vedere che tipo di relazioni sociali e familiari hai con 60 -70 ore di straordinario al mese! Mediamente giovane e ben integrato, con tre operai sulla cinquantina che assicurano esperienza e continuità, fa di questa ditta un piccolo modello “coreano”. Come si vede, l’Asia è qui…
Tutto bene, dunque? Per il padrone sì. “Se solo ci fossero meno tasse, dicono sempre, il Nord Italia sarebbe il cuore pulsante dell’Europa. Sì perché il “Bergamasco è il lavoratore per antonomasia, al punto che anche gli immigrati, quelli che han voglia di lavorare – no gli spacciatori, neh! – imparano da noi cosa vuol dire guadagnarsi il pane…”.
Già, il pane… quello che questi industrialotti chiamano “pane” sono lauti profitti, succosi conti correnti e “bond” finanziari in giro per il mondo. Un pane d’oro!
Questo pane viene cotto nel forno di quella che i “modernisti” chiamano “comunità di lavoro”: cioè proprietà e dipendenti che collaborano assiduamente affinché si produca di più e meglio nella più totale concordia sociale. Un paradiso. Straordinari e non scioperi, massima disponibilità, anziché regole o “diritti” che dir si voglia. Se stai male stringi i denti e vieni al lavoro, che diamine: mica vorrai passare per lavativo! Se ti fai male sul lavoro è preferibile mettersi in malattia piuttosto che denunciare l’infortunio.., “sai, con questi rompiballe dell’INAIL che poi chiedono, indagano.., questo maledetto stato”.
Una volta tutto ciò si chiamava sottomissione di classe… oggi no: è cooperazione moderna post-ideologica! Balle. Come balle sono tutte quelle analisi che spiegano il voto leghista dell’operaio del Nord con questo cambiamento “epocale”: prima l’operaio era classe, ora è territorio! Quindi la Lega, che valorizza il territorio, si becca gli operai delle zone più ricche, dove è più sentito il problema fiscale e, collegato, quello della “sicurezza”.
Ma il “territorio” c’è sempre stato. Non ho mai visto gli operai sul pianeta Marte! Certo, un’analisi pauperistica del mondo operaio fa prendere abbagli sonori… La mentalità proprietaria nei proletari esiste, e ciò porta a degli atteggiamenti individualisti, gretti, corporativi, anche apertamente xenofobi. Ma ciò non toglie le contraddizioni della mercificazione di massa. L’esigenza unificante, ma frustrata da tutti i governi di mettere in primo piano i temi redistributivi, di equità sociale, di riduzione degli squilibri, di più welfare e meno spesa militare.
Il problema è che, secondo me, a sinistra (degli altri non parlo perché fanno il loro mestiere) si preferisce fare le primedonne nei parlamenti e negli studi televisivi, invece di sporcarsi le mani nelle fabbriche e nei quartieri. Ora non più nei parlamenti: potrebbe segnare una svolta.
Altra stupidata: vince chi parla di più alla “pancia” che al “cervello”. Ma un uomo è fatto di entrambi! Bisognerebbe invece chiedersi perché dopo il crollo del muro si sia dato per scontato che la parola “socialismo” equivalga ad una bestemmia.
Bisogna tornare a lavorare seriamente su due “vecchi” temi come la guerra e il lavoro (le cosiddette “morti bianche” ce lo urlano in faccia!)… e su due “nuovi”: l’ambiente e le risorse. Sul campo, ogni giorno, delegando il minimo indispensabile.
Nella ditta dove lavoro c’è Franco, detto “lo smilzo” per la sua esile corporatura. Un ragazzo tuttofare, bravo sul lavoro, rispettoso anche, va a messa regolarmente, vuole aiutare i poveri ma… a casa loro! Il Cristo che gli narra il suo parroco è uno che aiuta, ma che aiuta anche ad aiutarsi… conclusione: viva la Lega, fuori i clandestini! Il cristiano è un responsabile e non un comunista “arruffapopolo”.
Gli dico che tra 20-30 anni l’Europa sarà per metà popolata da neri, meticci, islamici e giù di lì… e che senza di loro tutto si incepperà: sua figlia magari amoreggerà con un albanese, che lui, da vecchio, quando se la farà addosso, sarà ripulito da infermieri thailandesi o filippini… Mi guarda come uno scappato dal manicomio, fa spallucce e se ne va.
Poi c’è Paolo, giovane giocatore di calcio. Carriera spezzata da una bobina di lamiera che gli ha tritato il malleolo. Ma “…fa niente, cose che capitano… Colpa mia”. Lui è leghista perché odia i “parolai” ed i “politicanti”. Gli dico che anche Bossi mangia nella mangiatoia romana. Poi gli chiedo qualche chiarimento su come si danno i premi individuali a Natale in ditta. Mi risponde un po’ imbarazzato che ho sbagliato persona: lui di queste cose non ne capisce nulla. Prende “ à la carte” e spende con gli amici per locali.

E poi il Tino, 55 enne, berlusconiano d’occasione: “mi stanno tutti sulle balle, ma perlomeno il Berlusca è uno che si fa capire”.
Il sindacato ha fatto esporre alla direzione un comunicato in cui si chiedono 30 euro di contributo per i non-iscritti (là nèssuno lo è) per la firma del contratto metalmeccanico. Per Tino sono tutti soldi che vanno a… Prodi. “Prodi?!?, gli dico, ma sei fuori? C’è da vergognarsi casomai: qui tutti a fare gli straordinari mentre altri lavoratori scioperano anche per noi. Arrivano gli aumenti e rifiuti un una tantum di 30 euro! Nessuno campa d’aria, ricordalo. Sindacato di m… quanto vuoi,ma guai se non ci fosse!” “Beh!, mi fa, qui sei l’unico a darli questi soldi. Auguri!”.
Non parliamo delle donne: portano a casa, a malapena, 900 euro al mese (tanto, è stipendio integrativo!). Sono sottoinquadrate, testa giù a lavorare. Hanno paura a coalizzarsi per chiedere l’innalzamento di livelli, che sono infimi. Su questo, a breve, ci sarà assemblea e ne vedremo delle belle. Hanno paura di parlarti assieme perché… se passa il padrone e ci vede… “Beh! Coraggio, a volte può essere peggio un marito!” e ci ridono su.
Il mio vangelo qui è la dignità del lavoratore: irrisa e calpestata in molti modi. Qui “leggerezza” potrebbe intendersi come liberazione dai farde

lli, dai condizionamenti, dalle paure e, soprattutto per me, bagno di umiltà. Quella dote che, unica, “deve essere sempre abbondante, mai modica” (Maimonide)
Traduzione: c’è stata l’affermazione fattuale delle pause individuali, c’è stata la prima assemblea sindacale in ditta (pure partecipata). Ci sono state due ispezioni ASL che hanno contestato alla direzione 10 irregolarità sulla sicurezza, ordinando un’agenda di lavori per l’ambiente pari a 50 mila euro. C’è stata la restituzione in busta paga di ROL (riduzione d’orario di lavoro) usati impropriamente per visite mediche aziendali. Scale “ballerine” sono state sostituite con scale in ferro, ben saldate al muro e dotate di grata di protezione. Questo, dopo che un lavoratore, scivolandogli la scala da sotto ai piedi, si era dovuto aggrappare come una scimmia alla balaustra del solaio per non rompersi la testa. Piccole cose, ma messe insieme ad altre, possono diventare più grandi. Questo veramente si può, e si deve fare.
Tutto il resto è noia. Occuparsi in modo organizzato dei distretti industriali, agglomerati di piccole – medie ed anche grandi imprese. Sono lasciati a se stessi, ma sono pieni di lavoratori, alle prese con mille problemi, dimenticati da tutti.
Lavoro territoriale per molti versi unificante ed “esportabile” in altre zone. A chi interessa?
Mai come ora “resistenza” e “speranza” devono avere gambe, cuore e cervello.

Graziano Giusti