2008 Bergamo / L’orecchio del metalmeccanico

“Carico leggero e pesanti fardelli: l’Evangelo in Italia”
Incontro nazionale PO 2008 (9)


 

“Ma senti caso avvenuto di fresco” diceva il povero Manzoni. Così vorrei dire anch’io, per narrare un piccolo episodio che può interessare a tutti noi PO. Anch’io, tornato a fare il prete “normale” (ad altri l’ardua sentenza sul significato del “normale”) ho avuto il piacere della visita pastorale del mio Vescovo. Questa visita, preparata con un questionario di oltre 200 domande, era vista da molti come una verifica dello status dei registri parrocchiali e del buon andamento delle molteplici attività dell’azienda parrocchiale. Invece, con mia soddisfazione, è stata tutta un’altra cosa. Ho trovato un Vescovo non solo disposto, ma desideroso di parlare e anche di ascoltare; cosa non sempre facile. In altre parole è stato un incontro veramente fraterno, cordiale, come deve essere di regola.
In questo contesto è avvenuto il “fattaccio”. Preciso subito che questo “fattaccio” è derivato da un mio difetto di udito. Mi era sembrato che il mio Vescovo avesse detto: “Io non capisco come don Sirio, che era pure laureato, abbia deciso di fare il preteoperaio”. In quel momento io non ho reagito; dopo non c’è stato tempo. Ma la frase mi ribolliva dentro e non ero disposto a digerirla.
Allora, dopo qualche giorno, mi son fermato e ho messo in scritto quello che pensavo. Mi sembrava importante non solo difendere le nostre scelte, ma, in modo particolare, non offuscare la memoria di un grande amico, Sirio. In realtà, mi sentivo piuttosto offeso, e non riuscivo ad essere sereno.
Riporto qui il succo della lettera scritta al mio Vescovo:
«Mi rendo conto che siamo lontani e non ci siamo capiti. Mi fa meraviglia che una persona sia capace di capire cose complicate e non sia capace di capire cose così semplici. Ma allora: è proprio una laurea che rende le persone più importanti e più coerenti con il Vangelo, e più adatte a fare il prete? Don Sirio era solito dire: io ho sempre odiato il lavoro e la fatica, ma non ho potuto farne a meno: era soltanto un mio dovere, per essere vicino ai più poveri, per vivere con loro, come loro. È chiaro che importante non è il lavoro, ma la scelta. E diceva ancora: sappiamo bene di non esser capiti nelle nostre scelte: non importa. Ci potranno emarginare, sospendere… ma ciascuno di noi sa per quale motivo è partito. Se il primo motivo della nostra scelta è stata la carità, avanti senza paura, Lui sa: questo solo conta. Se i motivi sono stati altri, è meglio far marcia indietro”.
Mi pare che tutto sia chiaro: si. ripete la stessa cosa che avvenne tra Paolo e Timoteo. Nella prima a Timoteo Paolo inizia così la lettera al suo “figlio verace nella Fede”: “…ti ripeto per scritto quello che ti .raccomandavo prima di lasciarti a Efeso: non badare alle favole e genealogie interminabili, le quali servono solo a far nascere discussioni interminabili e non generano la Fede”. Sappi capire ciò che è veramente importante e lascia perdere le sciocchezze (a Siena noi diremmo le… bischerate)… (I Tim. 1,1-4).
E continuava: “Lo scopo del richiamo, però è la carità, la quale procede da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede senza simulazioni. Proprio per aver deviato da queste cose, alcuni si sono perduti in fatue verbosità, volendo essere dottori della Legge, mentre non capiscono né quello che dicono né quello che portano a conferma del loro insegnamento” (I Tim.1, 5-7).
Paolo a Timoteo non parla del lavoro manuale: si conoscevano bene e non ce n’era bisogno. Per noi, invece, si è spiegato abbastanza bene in modo particolare nel cap. 9 della prima ai Corinti e in molti altri passi. Don Sirio aveva capito assai bene il messaggio di Paolo: ha contagiato anche noi e noi lo ringraziamo. Sirio, come Paolo, considerava “spazzatura” tante cose, e anche la laurea poteva essere una di queste, che agli occhi dei poveri mortali possono sembrare importanti.

Ma in tutto questo non c’è niente di strano. “…tra voi non sia così: chi tra voi vuole essere il primo si faccia ultimo”. È solo la logica di Dio che ha voluto capovolgere tutti i nostri piani. Quando anche la chiesa segue altre logiche non fa altro che mettersi alla pari degli altri poveri uomini, e certamente non ci guadagna nella stima. Diciamolo chiaro: è sempre meno credibile, perché non agisce secondo il piano di Dio.
Ecco perché Sirio diceva: non ho potuto farne a meno. Sirio voleva veramente bene a Cristo e alla chiesa; sapeva a che cosa lo avrebbe potuto portare la decisione di spendere la vita per questo ideale, e non ha voluto usare mezze misure rischiando e pagando di persona. Sappiamo bene che molta parte della chiesa (gerarchica) non ha veduto di buon occhio questa scelta, e non è qui il caso di andare a cercare le cause; ma la scelta di Sirio era dettata solo dalla Fede, che vale più di una laurea.

A questo punto il discorso si fa più serio. Più volte ci siamo domandati: ma se la santa chiesa di Dio, con tutte le sue sicurezze di essere maestra e con l’assistenza dello Spirito Santo, su questo argomento fosse andata fuori strada? Nessuna meraviglia! Non sarebbe la prima volta: la storia parla assai chiaro. I dubbi sulla fede, che hanno fatto andare fuori strada molti battezzati e preti sono tanti, e in argomenti assai più importanti.
In questo caso anche un Papa che chiede umilmente perdono non servirebbe a molto. Sono molti i PO che hanno molto sofferto per essere ridotti a fare i cani sciolti. Quando uno ha deciso di diventar prete non l’ha mai fatto a cuor leggero; eppure qualcuno ha detto chiaro: la chiesa mi ha aiutato a perdere la Fede. Uno, toscano, ha pregato i suoi di fargli un funerale civile; altri.., le storie sono molte e non piacevoli.
Ricordo il funerale di Don Sirio: fu celebrato a Viareggio nel mercato del pesce, gremito di migliaia di persone. Quel povero vescovo di Lucca era dovuto intervenire al suo funerale. Per molti anni lo aveva lasciato solo e emarginato. In quel momento credo che abbia molto sofferto: balbettava e, si sentiva bene, non sapeva cosa dire; forse diceva cose a cui non credeva neppure lui; forse si rendeva conto che lo Spirito soffia dove vuole, e senza chiedere il permesso a nessuno; forse prendeva coscienza di non averlo capito e di avere sbagliato. Ma oramai era tardi.
In altre parole: come diceva Paolo, Sirio aveva capito bene che al primo posto va messo ciò che è veramente importante nella nostra vita di preti e buttare a mare tutto il resto. Guarda un po’ a quali conclusioni si può arrivare a prendere sul serio il Vangelo!
Credo che a questo punto sia tutto chiaro perché non mi fa piacere che lei non sia arrivato a capire tutto questo. A me sembra così facile!
Tutto questo discorso a qualcuno potrà sembrare irriverente. Non vorrei questo. Per me è l’unico modo per essere sinceri e comprensibili tra persone che si vogliono bene.
Con molto rispetto.
Dino Fabiani».

Dopo soli tre giorni, e con una sollecitudine che non avrei mai immaginata, c’è stata una risposta veramente cordiale, amichevole, fraterna:
«…Dino, tu hai qualche problema di udito. (È vero!) .. .Io ti avevo detto che mi aveva fatto molto sorpresa (ma certo, non negativamente perché lo stimo e gli voglio bene) il fatto che un altro mio caro amico, don Luigi Sonnenfeld, dopo i suoi studi di teologia a Roma, aveva scelto di seguire don Sirio nel lavoro manuale a Viareggio… Che la “laurea” possa essere “spazzatura”, ne sono più che persuaso (e te lo dice uno che di fatto ne ha prese quattro) e sono pienamente convinto (non potrebbe essere altrimenti) di quanto mi scrivi a proposito dell’indispensabile “carità” che procede da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede senza simulazioni. Aggiungo solo, e me lo devi permettere, che la stessa carità “misericordiosa” dobbiamo averla per gli uomini di chiesa (la cosiddetta “gerarchia”) che solo Dio può leggere nelle intenzioni, impastate di umanità come per ogni altro… Concludo dicendo che siamo più d’accordo di quanto tu hai ritenuto di capire. Quanto mi hai scritto non lo ritengo assolutamente “irriverente”, perché credo davvero nell’importanza della sincerità e della confidenza fraterna che dovrebbe distinguerci».

 

Allora è diventato tutto chiaro. In un secondo momento, a tu per tu, ci siamo capiti ancora meglio, con soddisfazione reciproca. È accaduto tutto solo per un difetto di udito. Ma, come noi diciamo spesso, non tutti i mali vengono per nuocere. È stato un modo per chiarirsi le idee, per esser solidali con uno che non è più, materialmente, con noi, Sirio; ed anche per capire che qualche volta lo Spirito può soffiare anche sui Vescovi, se questi sono disponibili ad ascoltare, anche se impastati di umanità, come tutti: lo Spirito soffia dove vuole, e senza chiedere il permesso a nessuno, ma ne senti la voce. Amen.

Dino Fabiani