2008 Bergamo / Lettera di un amico

Bergamo 24-26 aprile 2008
INCONTRO NAZIONALE PRETIOPERAI ed AMICI

“Carico leggero e pesanti fardelli: l’Evangelo in Italia”


 

 

Cari amici,
la coincidenza temporale fra il Vostro incontro e l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo mi spinge a scriverVi per un augurio di buon lavoro particolarmente sentito e affettuoso. Ho pregato, pertanto, don Roberto e don Mario di ricevere queste mie righe di saluto. Nella lettura della Vostra rivista e nell’amicizia che ho il piacere e l’onore di coltivare con alcuni di Voi, riscopro lo sforzo di ricostruire una Chiesa-popolo di Dio, un popolo in cammino nelle contraddizioni della storia, pronto a cedere alle tentazioni idolatriche, ma capace anche di calarsi nel fondo della stiva e agire secondo giustizia.
Il percorso che ciascuno di Voi ha seguito e segue ancora oggi nelle fabbriche, nei campi, negli ospedali, getta luce su un Dio partigiano di fronte ai destini dell’uomo, un Dio che rifiuta di anestetizzare il proprio messaggio di giustizia in un catechismo della bontà e delle buone maniere. Contro ogni nostalgia per una antica cristianità perduta, dobbiamo ricercare una Chiesa di comunione, che si faccia carico di un Vangelo di liberazione, senza lagnarsi dei processi di secolarizzazione, delle liturgie deserte, della crisi di vocazioni. Nel dono della Gratuità, tali aspetti divengono segni della Grazia: è lo Spirito che soffia dove vuole, sensibile al grido di dolore che Dio sentì levarsi dal suo popolo in Egitto. Ancora una volta possiamo scorgere, sulla scia del Concilio, una Chiesa che rinuncia ai segni del potere, per riscoprire il potere dei segni. In un panorama ecclesiale immerso nella cappa di un cupo unanimismo, la voce stonata dei pretioperai richiama il canto dell’esule di ritorno a Sion (Sal 126).
La ricorrenza del 25 aprile ci doni il coraggio di rompere le catene di questo “Egitto del mondo”, di cui parlava padre Turoldo, imposto da modelli di sviluppo attenti solo ai profitti e al consumo e non alla dignità dell’uomo, dei popoli, del creato. La Pasqua ci aiuti a fare Pesach, passaggio di libertà e di giustizia, che incide nelle nostre carni il dolore dei lavoratori, lo stillicidio del sangue operaio, le morti in mare, la precarietà senza orizzonti, per far germogliare i semi del Regno nel qui e nell’ora della storia umana.
Con affetto.

Andrea Fedeli