Letture: “Paso doble per la pace”

Libri


 

Ho ricevuto e letto d’un fiato il volumetto Paso doble per la pace, di Don Sirio Politi, curato da Maria Grazia Galimberti per le Edizioni Servitium / Città Aperta.
In tempi di desolante conformismo e di assenza di parresia nella Chiesa fa bene allo spirito riandare a tempi non lontani eppure già così remoti in cui preti o religiosi come Vannucci, Turoldo, Balducci e Politi, sapevano coniugare, con saggezza e coraggio, impegno sociale e vita spirituale ricca e profonda.
Nato nel 1920, Sirio Politi ha percorso una parabola umana e spirituale davvero esemplare. Dopo essere stato per dieci anni parroco a Bargecchia, una parrocchia in collina, è diventato prete operaio, uno dei primi, nei cantieri navali di Viareggio, abitando in Darsena. Di quella stagione in cui i santi andavano all’inferno, egli è stato un punto di riferimento e un testimone d’eccezione con dei libri – Una zolla di terra e Uno di loro - che sono oggi dei classici di un’esperienza, che è stata importante ma che, purtroppo, non ha veramente scalfito la casta clericale e i suoi privilegi. Sempre all’ascolto dello Spirito che fa nuove tutte le cose, dopo le difficoltà intervenute a causa del suo impegno operaio, Don Sirio ha avviato un’originale esperienza di vita comunitaria, aperta a uomini e donne.
A questa avventura ha partecipato, fin dall’origine, la curatrice di questo volumetto che racconta, nel commosso profilo che precede i testi proposti, come questo prete innamorato del lavoro artigianale, poeta e mistico, negli anni del Concilio abbia cominciato a ripensare l’intera fede nella prospettiva della pace. Le lotte politiche a favore della pace, con la loro liturgia di manifestazioni, occupazioni, appelli contro gli armamenti nucleari… stanno a monte dei tre piccoli saggi, ne costituiscono il corpo, la carne da cui è fiorita una spiritualità e una mistica.
Il titolo, Paso doble per la pace, rinvia alla danza che Don Sirio vuole danzare con Dio e allude a quell’altra danzatrice che danza con lui. Maria Grazia Galimberti, infatti, è parte attiva in questa danza della pace, come rivelano le note di commento al testo, che non sono a piè di pagina, ma poste accanto sulla pagina di destra, perché ne sono il controcanto. Il paso doble dunque coinvolge nella danza il Creatore e la creatura, l’uomo e la donna, il maschile e il femminile; per questo l’evoluzione del pensiero di Don Sirio è così ricca, così leggera. “Sogno la pace – dice Don Sirio nel primo saggio – come spiritualità, via mistica, visione contemplativa, per le comunità religiose e monastiche, per la Chiesa, continuità storica di Cristo risorto. Perché la pace è respiro vitale di chi ha scelto Dio come ragion d’essere della propria vita e della propria storia”; e Maria Grazia Galimberti di rimbalzo: “La pace è sangue che circola, è il respiro di chi ha scelto Dio. Il soffio divino che Dio ha donato all’uomo e lo rende anima vivente: entrare in questo respiro significa tendere alla somiglianza divina”.
Dal momento che gli scritti di Don Sirio s’apparentano alla poesia, è arduo riassumerli; si può indicarne il ritmo che li anima. Tutto comincia con una sorprendente definizione che non è di un teologo o di un esegeta, ma di un bambino, perché è ai semplici e ai bambini che la verità si rivela: “Amerai il Signore Dio tuo e la pace come te stesso”. Una volta accolta questa rivelazione, tutto cambia, tutto viene visto con occhi nuovi. La religione si fa leggera, si libera delle sue pesantezze storiche, la fede diventa ricerca di unione con Dio e Dio spazio interiore di pace, urgenza di fare pace, con tutti, con i cristiani e tra i cristiani, con chi ha un’altra religione e soffre di altre pesantezze, con gli uomini che non credono ma anelano alla pace.
L’illimpidirsi dello sguardo prodotto dall’inabitazione in noi della pace rende coraggiosi verso una Chiesa greve e bisognosa di conversione. A questa Chiesa che si vuole annunciatrice di pace, Don Sirio non esita a domandare con slancio profetico (lo scritto è del 1984) di avere “il coraggio di chiedere perdono, perché non chiedere perdono impedisce alla cristianità e alla Chiesa una disponibilità alla novità, rischia di far perdere al Cristianesimo la possibilità di proporre una storia diversa”.
Gli scritti di Don Sirio, soprattutto quelli degli ultimi anni, del tempo della malattia, prima della morte, avvenuta nel 1988, pubblicati nell’ultima delle riviste da lui fondate, “Lotta Come Amore”, da cui i tre saggi sono tratti, propongono un cammino ascetico in cui la pace libera dalla paura, dall’angoscia, dallo sgomento della difesa e dalla fatica della lotta per fare spazio alla presenza di Dio che è pace.
Ai realisti che l’accusavano d’essere un sognatore, ripeteva che “se sogno è la pace è bellissimo sognare lo stesso sogno di Dio”. In questi tempi grigi forse è l’ora di leggerlo o rileggerlo distesamente, perché sono i libri semplici che meritano d’essere riletti.

Domenico Canciani