La sana follia

Frammenti di vita


 

Anch’io sono tra quelli che, pur sollecitati a scrivere per la nostra rivista PO, ho una certa allergia a prendere la penna in mano, non perché mi sa di esibizionismo ma per un motivo molto più importante: cosa scrivere? Dovrei parlare solo di cose che a me sembrano molto banali. Ma anche soffrendo di questa allergia, leggo con molto piacere quello che scrivono gli amici. Vorrei dire un caloroso “grazie” a tutti gli autori degli articoli della nostra rivista, in modo particolare il numero di settembre 2006 (ma gli altri non sono da meno). Ho avuto l’impressione di assistere a un grande concerto a più voci e con una grande orchestra, diretta da un’invisibile bacchetta dove ognuno, cantando con la propria voce o suonando uno strumento, era in gran sintonia con tutto il complesso: un concerto dove ognuno raccontava una storia, una storia vera, mai uguale a un’altra, e con uno stile tutto personale.
Questo ti fa piacere in modo particolare se tale concerto ti arriva in un momento in cui tutto quello che avviene nel mondo (la politica, le guerre infinite,gli sfruttamenti, le prepotenze,i genocidi, i danni all’ecologia…) crea in te un misto tra la rabbia che rasenta l’odio e sconforto e scoraggiamento e tristezza e desiderio che tutto finisca presto. Ma allora: siamo proprio in un mondo di pazzi?
A proposito: a Siena c’è una via che corre lungo un recinto del vecchio ospedale psichiatrico. Questa via è ben protetta da una gran cancellata, ben fatta, lunga 300 metri e alta 5, per ben difendersi da quella gente “pericolosa”. Sì, perché questi sono i soggetti giudicati veramente nocivi che sono in grado di rompere… i nostri sogni e scombinare il nostro quieto vivere. Sono soggetti contagiosi dai quali è necessario difenderci.
Si narra che un giorno 2 persone camminavano per questa via. Giunti davanti al cancello, uno, il cicerone, spiega all’altro: qui ci stanno i matti. Una voce, al di là del cancello, anche se non interrogata, risponde: “dipende da quale parte si guarda il cancello”. Forse quei due ci rimasero male. Ma se quel “matto” avesse avuto ragione? Può sembrare strano dover accettare una lezione da un “matto”; ma questo fu il caso.
Allora, semplificando tutto in modo molto approssimativo si potrebbe dire che nel mondo c’è un gran numero di “matti”, un numero ancor più grande di “furbi”, e un numero grandissimo, enorme che sono le vittime dei primi due. È chiaro che tra milioni di persone che sono nel mondo nessuno è un clone di un altro, perché Lui non fa le cose in serie, ma forse tutti portiamo dentro di noi una quantità variabile di pazzia, talvolta miscelata con altra dose di criminalità. Ma senza pretendere di esser dei giudici. Solo Lui lo può fare. “Non giudicate e non sarete giudicati” Ma Lui è stato anche severo: “Guai a voi!… Guai a voi!… Guai a voi!…”. E voleva dire: tu non essere tra questi!
Ma ci possono essere dei matti anche nella terza categoria: i più poveri. Chi di noi può approvare quello che comunemente si chiama terrorismo? Certamente è una forma di pazzia; ma solo Lui può conoscere tutte le cause che hanno condotto a questo terrorismo. Mettiamo il caso che questo che noi chiamiamo terrorismo sia solo una risposta ad un’altra forma di terrorismo. Forse che mettere alla fame o causare la morte di milioni di persone non è terrorismo?
Quello che a me fa più paura è la prima categoria i “matti-veri”, quelli che hanno in mano il potere e addirittura si sentono autorizzati da Dio a dettar legge al mondo intero, quelli che per imporre la democrazia son disposti a costruire e vendere bombe a grappolo o a usare l’embargo o a distruggere civiltà e foreste o a minacciare con l’atomica… In questo caso mi sembra evidente che insieme alla pazzia, c’è una buona dose di criminalità.
Con queste premesse, come è possibile non lasciarsi prendere dallo sgomento che, unito ad una impotenza a reagire, ti conduce per forza ad una grande rabbia Non credo di sbagliarmi: anche il cancro sarebbe per me meno doloroso.
Vorrei essere ottimista e, con il salmista, poter cantare: “Pace non perdere, a causa degli empi (Sal 37,1 traduz. di Turoldo) perché “ho visto trionfare l’iniquo, erigersi come un cedro superbo: son ripassato e non c’era più”(Sal. 37,35). Io, invece son ripassato e c’era ancora. È’ vero che un giorno tutto dovrà cambiare perché “colui che siede nei cieli sorride” (Sal. 2,4), ma io vivo oggi e non devo pensare solo all’al di là, anzi devo pensare solo all’al di qua, perché all’al di là ci penserà Lui, solo Lui.
Ma anche Cristo ci ha ordinato di essere dei pazzi: “se uno non è capace di rinunziare a tutto, anche alla propria vita, non può essere mio discepolo”. Allora è chiaro che un peccato tra i più grandi dei cristiani è proprio quello di non essere abbastanza matti, per Lui. Diciamocelo chiaro: ci fa paura diventar pazzi come Francesco e Caterina. Ma, Cristo, non ti sembra di chiedere un po’ troppo? A questo punto, per non cedere alla tristezza e per far seguito al cantico della rivista PO mi è venuta la voglia di riprendere in mano un altro cantico: “Antico sogno nuovo” che Sirio Politi aveva scritto negli anni 70.
Confesso che non lo avevo scorso tutto. Ero arrivato solo al punto della celebrazione dell’Eucaristia con l’intervento attivo di alcune prostitute, al punto dove il racconto diventa dramma e poi tragedia. Lui ha vissuto quel che viviamo noi; ha sofferto, ha pagato caro; ha continuato a sognare senza perdere la speranza. Il concerto delle nostre storie sono il seguito delle storie scritte da Sirio. Se la nostra Fede non è una favola, sento che lui oggi ci è vicino come compagno di cammino.

Scriveva, tra l’altro, Sirio: “Io ho vissuto tutte le pagine e ogni parola di questo libro.11 racconto non è una fantasia, invenzione letteraria, narrativa di un sogno beatificante” .. . “nel racconto si tratta di me, è vero: e come potrebbe essere diversamente?… raccontare di me è tutt’uno che raccontare degli amici perché… abbiamo vissuto un’unica vita, o almeno comunità di vita, nonostante la diaspora delle vicende personali (op.cit. pag. 9). Direi che il protagonismo del racconto è costituito assai più dai valori che dalle persone (pag. 10). Sirio, in tutto il volume,non parla mai di sé in prima persona, ma mette le sue parole, i suoi sogni i suoi progetti in bocca ad altri ma in ogni pagina si vede, si sente la sua persona come l’abbiamo veduta in mezzo a noi che sogna… sogna… sogna, ma con una inevitabile vena di sconforto”, il medico è come il prete, e tu lo sai benissimo: è stretto dall’inevitabilità della dipendenza, del condizionamento, a meno che non ti prepari a fare il cane sciolto, senza collare e senza padrone e diventi un bastardo per tutti” (pag. 135)”. … “…stasera sei stato motivo di grande consolazione per un povero vecchio, stanco e fallito come mi ritrovi” (pag.l37). Sirio sente che “…lo sta invadendo un immenso, irrimediabile senso di vergogna. Pensa perfino che tutto sia sbagliato nella sua vita; pensa di aver sbagliato tutto per non essersi buttato a capofitto nell’oceano della vita… È convinto seriamente che il problema vero che decide della serietà del cristiano.., non è il problema di essere pazzi ma di non esserlo del tutto” (pag. 127).
Sirio racconta diverse celebrazioni liturgiche, anche se assolutamente fuori degli schemi ordinari. In una di queste, per celebrare la festa dell’Immacolata vi presero parte, in modo attivo alcune prostitute che erano state invitate e coinvolte. Tutto senza paura di contaminare il Sacro. Anzi. Sirio racconta, tra l’altro, un intervento di una di esse, Carmela: “Io avrei voglia di abbracciarvi tutti, una voglia pazza che non so come riesco a contenere, e piangere con voi, insieme. Inghiotto sempre la mia disperazione e la ricopro di rabbia perché nessuno la deve vedere. È l’unica cosa che mi è rimasta e la custodisco come fosse una verginità, la mia disperazione e la mia rabbia. Voi non sapete, non potete sapere, da che cosa mi lascio liberare, dall’odio verso tutti, odio che se potessi compirebbe delle stragi senza pietà e dallo schifo verso di me come donna, fino all’insopportazione di me stessa. Ora so che può esistere un mondo diverso. Vi guardo e vedo che esiste; per esserne sicura vorrei accarezzarvi, stringervi le mani, abbracciarvi…”.
Grazie, Sirio. Tu sii benedetto! Avessi anch’io la forza di diventare pazzo come tu lo eri.

Dino Fabiani