Religioni e diritti umani: alla ricerca di un’etica mondiale

Ancora sulla giustizia


 

Quest’anno 2008 ricorrono i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani, avvenuta nella sede delle Nazioni Unite il 10/12/1948. Un punto di arrivo della storia di uomini e donne segnata da tragedie, violenze, guerre, stermini… ma anche segnata da incontri, scambi, alleanze, e dall’evolversi di filosofie, di esperienze religiose e laiche che hanno fatto emergere l’unicità ed il valore di ogni singola persona umana al di là delle varie differenze. Un punto di partenza come documento comune dell’umanità a cui fare riferimento nel cammino storico e conflittuale che ancora stiamo attraversando; la strada dell’attuazione è ancora lontana. La Dichiarazione resta un punto di riferimento per le leggi positive di ogni Stato o Nazione.
Nella preparazione al Natale 2007 (per noi cattolici) ci è risuonata la Parola di un profeta irriducibile sognatore: Isaia. Il suo sguardo parte da una piccola porzione di umanità umiliata (Israele) per spaziare sull’intera Umanità. Sogna il cammino dei popoli, che fanno diventare la loro differenza un dono ed una ricchezza reciproca nel diritto, nella giustizia e nella pace perenne.
“Il Signore sarà giudice tra le Genti ed arbitro tra i Popoli… Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci. Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo e non si eserciteranno più nell’arte della guerra”. (Is. 2,4)
“il lupo dimorerà con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello ed il le oncello pascoleranno assieme, ed un fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno assieme, e si sdraieranno assieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di fieno come il bue. Il lattante si trastullerà e metterà la mano nel covo dei serpenti velenosi”. (Is. 16,6-8)
“Ci sarà una strada appianata e la chiameranno “via santa” su di essa ritorneranno i riscattati del Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo. Gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto”(Is 35,8-10).
Il bambino che nascerà dalla vergine sarà chiamato
“Principe della pace. Grande sarà il suo dominio… Egli viene a consolidare il diritto e la giustizia ora e sempre” (Is.9,6).
Ed ancora:
“Come sono belli sui monti i piedi del Messaggero di bene che annunciano la pace… tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio” (Is. 52,7-10).

In tutte le religioni risuonano testi di attesa di un’era di pace, giustizia e diritto come testimonianza di un sogno universale; ma la storia dei popoli sembra smentire continuamente questa tensione profetica e messianica tanto da arrivare ora allo “scontro di civiltà” al cui centro starebbe la concezione sociale-religiosa (Huntington S.).
I passaggi culturali nella storia dell’umanità sono lenti ed altalenanti, non sempre lineari. Il pensiero sembra tramutarsi in trauma violento, vedi le varie rivoluzioni sorte in occidente (Americana, Francese, Russa, le due guerre mondiali… compresa, ora, la cosiddetta globalizzazione). Ogni evento tragico ha portato una presa di coscienza di un aspetto della vita umana. La creazione dell’ONU e la dichiarazione dei Diritti dell’uomo è avvenuta dopo i genocidi del XX secolo ed i campi di sterminio nazisti.
Le religioni stanno faticando non poco ad entrare nel clima dei Diritti umani. Hanno la pretesa di possedere una universalità di verità e salvezza esclusiva; e sono radicate nel tessuto culturale e sociale come fattore di esclusione od emarginazione del differente. Possono diventare supporto di intolleranze e violenze (vedi le guerre della ex Jugoslavia, ed i fondamentalismi di oggi). Forse, il tragico cammino laico le costringe all’essenzialità del Sogno di Dio sull’unità del genere umano dove ogni esperienza è un raggio del divino che arricchisce la differenza e, nello stesso tempo, la legittima.
Per Cristiani ed Ebrei, la Bibbia poteva rappresentare un forte richiamo alla dignità di ogni persona umana. Nel contesto dell’Alleanza Dio è il partner principale, ma non c’è alleanza senza il popolo. L’alleanza diventa una costituzione di rapporti dove il bisogno dell’altro chiede una risposta non elusiva. I termini usati, soprattutto in ambito dei profeti, sono Diritto e Giustizia.
La Giustizia non è un termine strettamente giuridico, primariamente esprime mi tipo di relazione tra due partner non dello stesso clan familiare, una relazione che è garanzia di sopravvivenza. Certamente nel rapporto con Dio vi è all’origine l’elezione gratuita ed il suo intervento di liberazione a cui il popolo risponde liberamente con il culto e la fedeltà alla Toràh, la legge. Ma la giustizia non è la legge, ma l’essere entrati attraverso la legge nella familiarità con Dio. Per noi cristiani tutto avviene mediante la fede in Gesù, il Verbo fatto carne. Tutti siamo entrati nella “giusta relazione con Dio; nella “Sedaqà” (giustizia . Sadiqyj significa amico carissimo). Questo è lo statuto di giustizia tra le persone che compongono il popolo e l’umanità. Purtroppo la storia ci ha portato ad accentuare la legge positiva, sia pur necessaria, e la carità cristiana come compassione, non cogliendo la relazione radicale con l’altro. Non sembra che sia stata unita alla Sedaqà alcuna idea di merito e, tanto meno, di retribuzione meritoria; esprimeva solamente l’idea di salvezza gratuita e la risposta umana di azione. La Sedaqà non è nell’uomo; è l’uomo che è nella Sedaqà, parte della relazione che salva.
Abbiamo usato il “Diritto” come strumento di garanzia dello stato sociale di appartenenza; vedi il diritto del cittadini della Polis greca, dell’impero romano, della società feudale, della classe ecclesiastica, della società mercantile e borghese. Il Diritto è l’affermazione della dignità inviolabile della persona umana, della sua dignità, del suo bisogno , della sua fame… Il diritto è la componente della Alleanza radicale dell’appartenere al genere umano. Dovevano passare secoli per sganciare la filosofia dalla teologia, la ragione dalle ideologie ed il nudo uomo dai poteri economici, politici e culturali per arrivare alla Dichiarazione dei diritti universali della persona umana.
La Dichiarazione inizia con un preambolo che non si richiama a concezioni filosofiche o religiose sulla persona umana, ma a situazioni del vissuto concreto dell’umanità: sublime e tragico che può tracciare un percorso di rispetto e di pace. Sono considerazioni:
– Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana, e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.
– Considerato che il disconoscimento ed il disprezzo dei diritti dell’uomo hanno portato ad atti di barbarie…
– Considerato che i diritti dell’uomo siano protetti da norme giuridiche…
– Considerato che è indispensabile lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni.
– Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni…
…l’Assemblea Generale proclama…

 

Le religioni ed i diritti umani


La complessità della situazione del mondo, aggravata dalla globalizzazione, ha generato un forte dibattito sulla necessità e l’urgenza di riferimento a valori e regole morali ed etiche universalmente valide e riconosciute da tutti i popoli e stati, religioni comprese. Le religioni, in modo particolare, si trovano di fronte ad aspettative di persone che chiedono il richiamo a risorse spirituali e sapienziali per promuovere su scala mondiale i diritti umani e la pace:
“Assistiamo all’emergere di modelli di pensiero etico che sono sottoprodotti della globalizzazione stessa e che recano il marchio dell’utilitarismo. Tuttavia i valori etici non possono essere dettati dalle innovazioni tecnologiche, dalla tecnica e dall’efficienza. Essi sono radicati nella natura stessa della persona umana. L’etica non può essere la giustificazione o la legittimazione di un sistema, ma piuttosto deve essere la tutela di tutto ciò che c’è di umano in ogni sistema.” (Giovanni Paolo II, discorso all’Accademia delle Scienze Sociali 1991)…
È nell’uomo in sé e nell’umanità universale scaturita dalla mano di Dio, che bisogna ricercare le norme di vita sociale. . ..In tutte le varie forme culturali esistono valori che devono esser espressi e sottolineati quale forza di orientamento dello sviluppo del progresso.
“La cultura mondiale deve essere sostenuta da un’etica mondiale… che non dovrebbe riflettere l’ethos cristiano occidentale, ma dovrebbe esser basata su una varietà di esperienze e concezioni. Le credenze religiose dovrebbero elaborare un’etica mondiale basata su valori etici condivisi che trascendono le stesse credenze religiose: I diritti umani dovrebbero essere sottesi da principi etici” (Aram I Katholicos di Cilicia al Cons. Ecum delle Chiese, Harare l998).

 

I Parlamenti delle Religioni Mondiali


Il dialogo interreligioso si può datare dal 1893, quando a Chicago (USA) si riunirono per la prima volta i rappresentanti di molte religioni sparse nel mondo. Da quel momento si è messo in moto un cambiamento di coscienza e di percezione della differenza irriducibile eppure non “nemica” della propria appartenenza religiosa. Si cominciava a percepire che qualcosa poteva attraversare le varie credenze religiose.
Da parte delle confessioni cristiane rimaneva la presunzione di poter proporre una religione non delimitata da barriere razionali o culturali con una capacità di proporre principi morali tali da poter unire il mondo. Da parte delle altre religioni c’era il sospetto che sì mettesse in atto un nuovo colonialismo cristiano od anche occidentale con ambizioni inclusivistiche. Dovettero passare parecchi anni per poter superare le due posizioni. Pensiamo che la Chiesa Cattolica, solo con il Concilio Vaticano II (1965) accolse la libertà religiosa come un diritto della persona: per secoli i diritti umani erano stati condannati come non appartenenti alla tradizione cattolica. Il convivere come minoranze religiose tra altri credenti o agnostici portò a ripensare l’Ethos cristiano in una dimensione critica.
La Dichiarazione del 1948 portò le religioni ad interrogarsi non sulle loro identità, ma su quale fondamento potevano poggiare i Diritti proclamati dall’ONU e verso quale nuovo ordine mondiale ci si sarebbe incamminati. Si era di fronte alla liberazione dei popoli dal colonialismo occidentale, alla divisione politica tra Occidente capitalista, Comunismo, Paesi poveri sfruttati, ed anche al dissolvimento della moralità individuale e sociale… e poi la globalizzazione…
Si faceva sentire una profonda esigenza di un nuovo sistema di valori capace di orientare le richieste di giustizia, di pace e di salvaguardia del creato, rispettoso delle molteplici culture e spiritualità delle comunità umane: “Nessun nuovo ordine mondiale senza un’etica mondiale”.
Cento anni dopo il primo parlamento mondiale delle religioni, sempre a Chicago dal 28 agosto al 4 settembre 1993 si tenne la seconda assemblea delle religioni mondiali con l’obiettivo di confrontarsi sui problemi dell’umanità. Era stato incaricato il teologo tedesco Hans Kung di elaborare un progetto di “Dichiarazione per un’etica mondiale”. Per Kung di fronte alla crisi di sopravvivenza dell’umanità e del pianeta terra “sono le religioni quelle a cui spetta un ruolo particolare nella ricerca di un nuovo ordine mondiale che sta proprio nella convergenza etica che può pacificare la comunità dei popoli”. Questa dichiarazione “intende ancorarsi in un consenso di fondo circa valori vincolanti, criteri immutabili, e fondamentali comportamenti personali”. Essa confida che le diverse tradizioni religiose ed etiche del passato contengano elementi sufficienti di un ethos comune comprensibile e condivisibili.
Il nucleo della Dichiarazione dell’etica mondiale è costituito da due esigenze fondamentali:
1° “ogni uomo deve esser trattato umanamente”;
2° la regola d’oro universale: “Quel che non vuoi sia fatto a te, tu non farlo agli altri”.
Seguono quattro comandamenti dell’umanità:
1° non uccidere: rispetta la vita;
2° non rubare: rimani nella giusta relazione;
3° non mentire: parla ed opera secondo verità;
4° non abusare della sessualità, rispettandosi ed amandosi a vicenda.
“Ma anche queste regole non producono una lingua mondiale. La validità vincolante delle direttive possono esser fondate soltanto entro i contesti di ciascuna tradizione. Questi restano i limiti di ogni etica mondiale” (Conrad Kaiser : Ordinamento mondiale ed etica mondiale).
“La dichiarazione fu firmata da parecchie personalità delle varie religioni mondiali: Restava però la critica per lo spostamento della “radice”: Kung propose “l’Humanum” come criterio ecumenico, non la convergenza delle dottrine religiose, così che l’umanità e non la religione sarebbe diventata la radice di base. Le religioni sembravano esser degradate da soggetti ad oggetti.
Ma finalmente veniva spostato il baricentro dell’incontro. Non stanno più al centro le dispute teologiche o i sistemi gnoseologici o teologici, bensì la comune soluzione dei problemi umani che accomunano anche le religioni”. (Christel Hasselmann, La dichiarazione di Chicago del 1993).
L’incontro dell’Assemblea delle religioni continua nella storia fino ad arrivare all’Assemblea di Nairobi del 2007 nel lento cammino di accoglienza e di rispetto reciproco, secondo il detto di Hans Kung:

“Nessuna sopravvivenza senza un’etica mondiale.
Nessuna pace mondiale senza pace religiosa.
Nessuna pace religiosa senza dialogo religioso”.

Luigi Forigo