A.A.A. – Ultracinquantenne mobilitato offresi

Sguardi dalla stiva


Questo contributo è la continuazione della testimonianza di Graziano (qui) al nostro incontro di Bergamo dell’aprile scorso, pubblicata sul precedente numero di Pretioperai.

 

Non abbiamo avuto il tempo. No, non ci hanno dato il tempo per mettere insieme i resti di una multinazionale, i lavoratori a termine, il “nero” che ci girava attorno ed i poveracci delle cooperative. La Logistic-Service, filiazione della Bartolini Progetti, l’acquirente del territorio Siemens a Cavenago Brianza, è crollata miseramente e con essa la garanzia del lavoro e di reddito degli oltre 100 lavoratori alle sue dipendenze..
Gli scorsi mesi di giugno, luglio e metà agosto sono stati gli ultimi bagliori di una comunità operaia che, possiamo dirlo a titolo di merito, ha venduto cara la pelle…
Scioperi, blocchi delle portinerie, occupazione degli uffici della Bartolini, coinvolgimento di enti pubblici, mezzi di informazione, parlamentari, chiesa. Cavenago tappezzata di manifestini, titolati “Imprenditori… di cosa?” Presidii ai cancelli con tanti poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa a tenerci lontani dagli ingressi, a spostarci, a minacciarci di denuncia, E noi, soprattutto le donne, le nostre compagne di lavoro tenaci e mordaci, a ritornare sul posto poco dopo, a defilarsi per poi rimettersi nel mezzo, a convincere i camionisti ad essere solidali con chi non percepisce paga, ad offrire panini ed acqua minerale alla forza pubblica per poi indicargli i “veri delinquenti”: quelli là, dentro quegli uffici della palazzina di fronte… Dopo una settimana di questa vita, ci chiama Bartolini e fa la nuova offerta: la Borghi Trasporti SPA di cui egli è azionista di maggioranza, propone un lavoro a tempo indeterminato per tutti noi, a due condizioni: un taglio salariale del 15% medio della paga Siemens, rientri dei lavoratori scaglionati. I più giovani dentro da subito e poi a seguire i più anziani, rientrati nel frattempo in mobilità. L’impegno è di effettuare le chiamate entro sei mesi dall’accordo. Se qualcuno non dovesse essere richiamato, Bartolini integrerà il salario al 100%. Sedi di lavoro, Cavenago e Vimercate.
A Cavenago la Borghi, che mette immediatamente al lavoro le giovani operaie, dovrebbe “prendersi” l’appaltante Sincrolog (quella delle cooperative “giù la testa”) e sloggiarla. Passa un po’ di tempo e si capisce che anche questo è un bluff… tutto continua come prima; anche se, per ora, si pagano gli stipendi. Affarismo speculativo allo stato puro. A questa specie di imprenditori nulla interessano operai regolari, ma disperati disposti a tutto…
Decido allora di provare a cercare un lavoro che abbia un minimo di serietà e di caratteristiche industriali. Questa, del resto, è la mia vita lavorativa da 33 anni. E le sfide mi attirano. Poi, se e quando mi richiameranno, valuterò…
Così mi attivo nelle zone industriali della cintura bergamasca… precario per precario, allora tanto vale farlo in casa. Decido per il porta a porta… anzi portone a portone. Ogni mattina passo in cartoleria, faccio le fotocopie del mio curriculum e poi via.. .a suonare campanelli per un paio d’ore. Non vendo saponette, ma le mie braccia. Evito di imbucare nella cassetta delle lettere. Chiedo di parlare con qualcuno dell’ufficio del personale o direttamente col titolare della ditta, privilegiando ovviamente le attività metalmeccaniche. Per più di un mese, il tempo del mio peregrinare, ne sento di tutti i colori. Pochi mi dicono che non hanno bisogno di operai. Segno che il lavoro c’è. Pochissimi però si interessano al mio profilo professionale: non ho specializzazioni, sono ultracinquantenne e, soprattutto, in mobilità (= lazzarone).
L’impresa è al limite dell’impossibile, ma è un bel sondaggio “sul campo” del mondo del lavoro.
Imprenditori col dente avvelenato per le tasse e le disfunzioni pubbliche (“voi almeno avete la mobilità… ma noi tra un po’ chiudiamo, se continua così”). Portinai che se la prendono con gli immigrati (“La capisco, sa… è dura cercare lavoro alla sua età… questo è il risultato di quei chiacchieroni di Roma che manteniamo… se lei fosse immigrato sarebbe già a posto…a quelli danno tutto e subito…”). Non c’è che dire: un bello spaccato del profondo Nord, quello pedemontano più che padano… Poi, dopo circa 140 domande con esiti nulli, l’approdo della mia zattera ad un isolotto: è una piccola ditta di Pedrengo, settore metalmeccanico. Produce per conto terzi tranciati e stampati. Lavora anche per delle grosse aziende, ma applica il contratto della Confapi (piccole imprese), che prevede trattamenti inferiori a quello di Federmeccanica. Mi fanno subito capire l’aria che tira: “Con questa lettera vada nel pomeriggio a fare la visita medica, qui chiediamo 20 ore di straordinario al mese; il salario si aggira sui 1000 euro”. Assunto a tempo determinato al 3° livello, dall’indeterminato e dal 5° livello in cui ero. Non male… Vado all’INPS per chiedere l’integrazione all’80% della differenza salariale tra quanto prendevo e quanto percepirò (circa 400 euro !). Mi dicono: “Ci dispiace, ma col tempo determinato non le spetta niente. Solo in caso di assunzione a tempo indeterminato”. Non male neanche questo…
Poi si parte. Guanti da lavoro, protezioni acustiche (c’è forte rumore di tranciatura in tutto il capannone), scarpe antinfortunistiche, tuta blu… Ah ! La produzione, il lavorare con una finalità, il sapere cosa devi fare… ormai quasi non me lo ricordavo più! Eppoi: l’essersi cercato e trovato, da solo, a 54 anni, un lavoro, seppur misero….
La ditta ha 25 dipendenti, divisi quasi equamente tra i due sessi. Si lavora con intensità. Sono ore di lavoro piene. Non c’è neppure la macchinetta del caffè, così non si perde tempo… I miei 20 minuti giornalieri, divisi in due pause, me li prendo autonomamente, tra gli sguardi un po’ sorpresi dei miei nuovi colleghi. Che si diano una mossa! O vogliono continuare a mangiare qualcosa e bere furtivamente sul posto di lavoro? Straordinari a iosa (altro che 20! i maschi arrivano a 60 ore di straordinario al mese). L’inquadramento professionale è infimo: le donne che si spostano su tutte le macchine sono al 2° livello (!) anche dopo 11 anni di anzianità. E prendono poco più di 800 euro al mese! I maschi più giovani, che fanno tutto (attrezzisti, mulettisti, preparatori, operatori) sono al terzo livello. Solo i tre più anziani sono al 5°.
Eccola qua l’economia “immateriale”, cari economisti! È la vecchia produzione di plusvalore traslata dalla grande e media impresa alla piccola, che diventa rotella dell’ingranaggio. Con i tempi di consegna anticipati, investimenti in macchinari ma non in mano d’opera, nessun “orpello” fuori dai minimi sindacali, con orari di lavoro coreani, con scarsissima attenzione alla salute e sicurezza dei lavoratori. Questa è la realtà, più o meno, dell’85% degli operai italiani. Ma essa non scatena grandi passioni o attenzioni politiche… Poi se qualcuno, come a Torino, prende fuoco come un fiammifero… che ci vogliamo fare? Al massimo ci commuoviamo!
Non c’è ovviamente la mensa: solo un locale con un fornetto a microonde dove mangio, e rifletto, in perfetta solitudine. Quando vai al cesso il rimbombare della trancia t’insegue pure lì, perché gli spogliatoi (3 mq per 7 persone!) sono a tetto scoperto, praticamente in un area ritagliata tra i macchinari.. Finiti i 16 giorni di prova, cerco di sensibilizzare qualcuno su questi problemi, con cautela naturalmente. L’aria è un po’ paesana ed è gente che non ha mai visto nulla sotto questo aspetto. L’importante è non demordere. Certo qui non è la Siemens. Dove sono finite le mie truppe d’assalto? Là tutti a chiamarmi, a raccontarmi i loro problemi, anche a gratificarti del loro riconoscimento: “Graziano, che si fa? Cosa ne dici?” anni ed anni di incarichi sindacali, riunioni di ogni tipo, dove molti fanno, ahimè, passerella politica… Qui sei nessuno. Sei uno che intravede la pensione… e ritorna garzone. Fa pure rima.
Sana scuola di umiltà però. La consiglio a tanti bei papaveri, soprattutto a quelli di sinistra o presunti tali. Rimettersi seriamente in discussione, senza paracadute, ad ogni età. Basta con i culidipietra! Il caffè, se vuoi, lo prendi al bar sullo stradone che porta ad Albano. Te lo serve in un bicchiere di vetro, Ling, una cinesina che ti chiama” signole”.
Ma quale? Tra un po’ ritorno in fabbrica a spaccarmi le mani dalle martellate. Ho dolore a tutte le articolazioni a forza di afferrare lamiere, picchiare il martello e saldare… Esco dal bar e guardo le montagne sullo sfondo. Là sulla destra, spunta la “pelata” del Misma. Nel mezzo c’è l’eremo di S. Paolo d’Argon. Che farà Mario a quest’ora? Dentro per altre quattro ore. È una forma, se vogliamo, di rieducazione, solo che qui, a differenza della Cina di Mao, invece del partito è il mercato che ti rieduca col lavoro coatto (sempre se non vuoi schiattare da mobilitato!).

 

Tutto più democratico, no? Alla prossima, ricordando le parole del Qohelet:

“Per ogni cosa c’è il suo momento,
il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante,
un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere.
Un tempo per gemere e un tempo per danzare…”
(Qo. 3,1-4)

 

Fatalismo? No, Piuttosto vaticinio dei tempi dell’uomo.

Graziano Giusti