2007 Bergamo / Sulle tracce di don Sirio e don Beppe

Incontro nazionale 2007
OPERARE GIUSTIZIA IN UN MONDO INGIUSTO
Memorie e prospettive

Interventi


 
Ieri Mario mi ha invitato a parlare del libro di don Sirio che uscirà con le Dehoniane ed io ho risposto che preferivo farlo oggi. L’ho detto perché mi interessava ascoltare una parte degli interventi così da mescolare questa notizia con le vostre, don Sirio e voi, come è sempre stato.

La notizia è questa: la Diocesi di Lucca, in occasione del 50° anniversario della Chiesetta del Porto – che si è celebrato questa estate – ha deciso di ripubblicare Una zolla di terra, il primo libro scritto da don Sirio nel 1961. Io sarò la curatrice del libro, don Luisito Bianchi scriverà l’introduzione.
Sto rileggendo il libro: la prima volta l’ho fatto a soli 19 anni e quelle pagine così poetiche, così aperte alla contemplazione mi spinsero a mettermi in contatto con lui. Allora lo leggevo come uno «scritto con l’anima», ero troppo giovane per cogliere altre valenze.
Luisito, col quale ho scambiato pensieri ed impressioni, mi ha detto che secondo lui sono pagine scaturite da «un cuore di carne», che se don Sirio non avesse fatto l’esperienza operaia, non le avrebbe potute scrivere. Non solo anima, dunque! Da questo scambio mi sono emerse una serie di riflessioni, tutte incentrate sul fatto che quello che Sirio ci racconta non è altro che la storia di un suo viaggio interiore. E che il libro si iscrive fra i molti racconti di viaggi, miti e favole che narrano l’avventura umana alla ricerca del divino.
Vi leggo alcuni appunti che ho preso per meglio riflettere sul testo:
• È un libro di ricerca e Rivelazione.
• È l’eterno viaggio di chi ha il cuore pieno di amore e lo spende come fa il seminatore (esempio mille volte ripetuto) che dona alla terra il suo seme.
• È canto di amore e grido di dolore.
• È la recherche (d’altronde Sirio è stato tutta la vita un cavaliere antico alla ricerca di un mondo migliore e più giusto) compiuta con coraggiosa baldanza e insieme col cuore puro del bimbo.
• All’inizio, il tema delle fiabe e del mito ricorre più volte (la parola magica, la porta misteriosa, il viaggiatore/uomo di affari di Saint-Exupéry, Pollicino…). Più tardi, Sirio desidera che le briciole lasciate lungo il sentiero per ritrovare il cammino vengano beccate dagli uccelli.
• È giunto il tempo di abbandonare l’infanzia per addentrarsi verso l’ignoto, là dove dovrà guadagnarsi duramente ogni progresso per giungere a scoprire il segreto nascosto in basso, nelle pieghe della storia (gli abissi di cui parla).
• Come in tutte le storie di morte e resurrezione, mitologiche o reali, dovrà superare molte prove.
• La sofferenza umana dovrà abitare il suo cuore senza distoglierlo o Confonderlo, come tentarono di fare le Sirene con Ulisse.
• Sirio non segue la strada eroica di chi cerca giustizia su questa terra, si tiene sul versante dell’umile quotidianità.
• Venderà ogni sapere antico, le sicurezze acquisite per trovare il tesoro della Verità sulla vita, nascosto in un campo.
• Si lascia dilagare il cuore dalle domande senza risposte che incontra e si affida a Dio, sicuro che sarà Lui a portarlo alla meta. Solo il nuovo che avanza può guidarlo.
Lui, dunque, nel mezzo del cammin della sua vita, aveva infatti 36 anni come Dante…, si è trovato dentro una selva oscura che aveva il volto della condizione operaia e della sofferenza.
La contemplazione di Sirio prima dell’esperienza operaia è l’abbandono sul cuore dell’Amato, il desiderio di intrecciare sempre più la sua vita con quella di Gesù. Questa volta è diverso: egli ha acquistato un cuore di carne coprendo così l’altra polarità della realtà.
Nelle sue pagine c’è il racconto di come si intrecciano le due dominanti che lo hanno occupato senza sosta, senza lasciare più spazi a se stesso: Dio e l’umanità. Si lamenta spesso che Dio la fa da padrone, ma lui ha un’altra padrona: l’umanità! Con la vita operaia lui è entrato dentro, laggiù nella terra, ed è lì che scopre la povertà, lo smarrimento e la solitudine.
Questa realtà gli accende il cuore di paura e di amore. Ed è per dissetare questa umanità che, dal suo interno, va alla ricerca di Dio ed abbandona la contemplazione quieta per seguire il sogno di voler salvare tutti coloro che incontra, senza lasciarne fuori neanche uno.
Ha delle pagine molto belle negli ultimi capitoli, quando dice che gli abissi e i vuoti (termini ricorrenti in lui) sono scavati dalla umana pazzia, da una ricerca che non sapendo che l’oggetto del desiderio è Dio, insegue in maniera stranita ciò che non dovrebbe.
Sirio sa che Dio non ha paura di tutto questo: sa che la follia e i vuoti attirano l’abbondanza del Suo amore. E come in tutti i cammini di incarnazione si cala dentro la disperazione senza difendersene, e da lì chiama Dio.
Nella radice del mondo trova Gesù, il tesoro del campo venuto a non lasciarci soli attraverso un cammino che percorre strade da noi ritenute “nulla”, le sole capaci di colmare i nostri vuoti.
Nella sua quête, Sirio scopre il volto di Dio, un Dio sofferente.
Ha belle pagine sul dolore e l’amore: scrive che l’amorosa paternità di Dio non si tira indietro nemmeno di fronte al dolore umano, lo sposa fino in fondo, in misure infinite, fino alla morte del figlio.
La morte è l’espressione più alta del grido di dolore umano e Gesù l’ha trasformata nella possibilità di generosità massima, punto in cui il finito sboccia nell’infinito.

Maria Grazia Galimberti

 



Nel 2008 scadono due importanti anniversari per la Chiesetta del Porto di Viareggio e per la storia dei preti operai: il 19 gennaio saranno dieci anni dalla scomparsa improvvisa di don Beppe e il 19 febbraio ricorre il ventennale della morte di don Sirio, date che noi vorremmo trasformare in occasioni di vita.
In onore di Beppe abbiamo pensato di ridare vita agli appuntamenti della «Scuola della Pace» che lui aveva contribuito a creare nella nostra città: l’incontro di apertura sarà tenuto da Arturo Paoli; seguirà un appuntamento su «Lo spreco utile», una iniziativa nata a Bologna a cura dell’economista Andrea Segrè; infine una serie di incontri per riflettere attorno a quanto Beppe è andato vivendo.
Vorremmo rileggere la sua esistenza di condivisione, vissuta con tanta passione e dedizione, attraverso il filo conduttore di alcune riflessioni svolte dalla filosofa Maria Zambrano: quelle che ripropongono la Pietà come il più gigantesco dei sentimenti, l’unico che sa alimentare il cuore e le viscere (come Beppe ben sapeva fare!…), aiutandoci ad uscire dal vuoto che ci circonda; e quelle che parlano della convivenza, la dimensione che condivide il pane e le rose, concetto ben diverso dalla asettica tolleranza.
Nel mese di febbraio verranno presentati due testi di don Sirio:
Una zolla di terra, il suo primo libro, ripubblicato dalle Dehoniane di Bologna per iniziativa della diocesi di Lucca, con prefazione di Luisito Bianchi e Paso doble per la pace, una raccolta di suoi articoli sulla pace a cura di M. G. Galimberti, edito da Servitium.
A gennaio ci incontreremo alla Chiesetta del Porto per inaugurare due grandi pannelli in ceramica, realizzati dai ragazzi dal liceo Artistico di Lucca, dedicati alla memoria di don Beppe e di don Sirio: vorremmo farlo in occasione della commemorazione di Beppe.


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