Da straccivendolo a fruttivendolo

Frammenti di vita


Plurisollecitato da Roberto a scrivere qualcosa di me per la rivista dei PO, ho pluridisatteso il sollecito non per preziosità ma nella convinzione di non sapere che cosa comunicare di me per iscritto a persone divenute lontane come gruppo (i PO) e tanto meno ad una cosiddetta superstite “rivista” dei PO (faremo anche un calendario dei PO prima di morire?).
Comunque ecco qualche nota sulla mia vita personale ecclesiale e di lavoro.
Ho 62 anni, da più di 30 lavoro manualmente e spero di continuare fino al 65° anno. Sono sano, sto bene (grazie a Dio), lavoro, cammino, canto, mangio e dormo senza fatica. Credo di vivere una buona condizione spirituale acquisita in semplicità negli anni.
L’essere prete legato da 33 anni ad una Comunità Cristiana di base (donne, uomini, famiglie giovani, altre più stagionate) per un servizio alla Parola di Dio e per l’Eucarestia mi ha aiutato a coltivare e condividere una spiritualità, una preghiera, una revisione di vita innestate nel quotidiano.
Non sono un teologo, ho studiato con poco profitto, non sono un pedagogo, non un maestro, non un tecnico organizzativo!
Sono un compagno di viaggio, spero, capace di “compatire” con “simpatia” i percorsi che si incrociano.
Di mio io metto quello che ho ricevuto dalla mia famiglia (forse patriarcale, certo numerosa): un carattere di leggerezza e allegria, una facilità di relazione. Sento la gioia e la responsabilità di essere benvoluto da molti!


Io e Gigi

Trentatre anni di vita comunitaria temprano e danno forza e sicurezza. La vita di comunità con Gigi non è fatta di tante parole, ma c’è!
Non credo che abbia il valore di sacramento ma è un discreto sacramentale: l’uno e l’altro siamo uomini, credenti, preti (niente di perfetto ma assolutamente una realtà in salute).
Abbiamo maturato e fatto una comune scelta dei poveri entrando nella fabbrica a condividere la quotidianità del lavoro.
Condividiamo i nostri soldi e siamo reciprocamente aperti (magari con qualche resistenza) alla correzione fraterna. Condividiamo oltre che con la comunità anche con altri gruppi di preti e di laici molti aspetti della nostra vita spirituale e politica solidale.
La nostra “coppia di fatto” (33 anni) può contare anche su una maturità affettiva perseguita per strade diverse e che ci fa vivere la relazione tra noi, con le nostre famiglie, con uomini e donne della comunità e dei luoghi dove siamo presenti, senza tante tensioni o nevrosi, ma in semplicità.


Aspetto ecclesiale

La nostra Comunità della Madonnina ha una pratica di vita ecclesiale (preghiera, eucarestia, studio della Parola, celebrazioni varie) abbastanza autonoma e sganciata dalla parrocchia.
Da vent’anni qualche persona delegata dalla comunità partecipa al C.P.P. (Consiglio Pastorale Parrocchiale). Da cinque anni anch’io ho voluto condividere questo momento di riflessione e di ricerca (molto lento). Ho sentito che non c’era incompatibilità tra me prete al lavoro e una presenza critica e costruttiva all’interno del C.P.P. Qualcosa era cambiato in me. Dal rifiuto per un lavoro parrocchiale, ad un ripensamento, non tanto per ritornare in parrocchia ma per non sottrarmi al confronto con altri preti e cristiani.
Un avvenimento particolare mi ha spinto in questa direzione: la diocesi di Verona ha celebrato e concluso in questi anni un Sinodo della Chiesa Veronese. Non analizzo lo svolgersi di questo avvenimento che si è concluso con un buon contributo finale, dico solo che sono uscito da una relazione preferenziale con la mia comunità e ho accettato (e ancora sono impegnato) di partecipare alla lenta e faticosa gestazione di un nuovo intendimento della realtà pastorale e parrocchiale.


Il lavoro: da straccivendolo a fruttivendolo

Il lavoro è una centralità importante per la mia vita. Accompagna e allieta tutta la fase più matura della mia esistenza. Allieta significa che trova una adeguata corrispondenza nella mia persona (senza annullare la fatica del quotidiano impegno).
La mia testa a servizio delle mie braccia per il mio sostentamento economico. Sono orgoglioso che l’ideologia di un ministero stipendiato non mi abbia contaminato.
Alla centralità di un ministero immerso e soffocato dalla pastoralità (…) io contrappongo la centralità del lavoro, occupazione per la vita — tutto il resto è gratuito — gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Questa “grazia” è il fondamento della pastorale.
Lavoro nel settore dell’ortofrutta biologico da otto anni.
La realtà sociale in cui sono immerso non è contrassegnata da forti passioni sindacali o politiche. Siamo circa 130 persone (forse più) tra persone di lavoro manuale e settore commerciale e direzionale.
La nostra centralità è: precarietà del lavoro (settore agricoltura: avventizi), orario, salario.
Ad una (per fortuna) continuità negli anni di lavoro, si contrappone una discontinuità di orari di lavoro quotidiani. Da poche ore a giornate infinite (anche 12 o 13 ore). La stagionalità del lavoro e i capricci del mercato e della grande distribuzione sono le realtà che ci fanno stare col fiato sospeso.
Concludo con una nota di colore: la presenza nel nostro ambiente di lavoro di molti stranieri ci predispone ad essere un laboratorio che prefigura l’essere futuro di una nuova società!

Corrado Brutti


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