2003 Viareggio / In piedi, per camminare ancora

IL SOLCO DELL’ARATRO
Incontro nazionale PO e amici / Viareggio, 2-4 maggio 2003


 

“In piedi, costruttori di pace”, diceva don Tonino Bello. In piedi, lillipuziani, dice Alex Zanotelli nel nascente manifesto della rete di Lilliput. In piedi dobbiamo dirci anche noi PO, amici, tribù in cammino di uomini e donne da tanti anni vostri compagni di viaggio che ancora oggi riflettiamo sul misterioso zampillare della nostra sorgente.
Gli uomini delle fonti sono sempre uomini del futuro dell’umanità, sempre attingendo anche dalle fonti delle antiche scritture e dai manuali di gente impegnata.
Sull’oggi e sul futuro abbiamo approfondito molto nel convegno di Strasburgo a Pentecoste del 2001.
Noi siamo fonti di anime vive con quella violenza interiore, che serve alla nascita di uomini nuovi impegnati e responsabili contro l’umanità vagante nelle varie ideologie e dottrine ufficiali dei regimi di ogni genere.
Nikolaj Gogol, nel suo poema “Le anime morte”, cerca coloro che, sentendo il senso di una immensa iniquità, possono capire, in qualche modo, la nobiltà di pensiero.
Bisogna creare famiglie di spiriti liberi nei quali palpita l’anima umana, così come cantava Tagore, invitando alla gioiosa festa dell’universo. Ma questo canto nasce dal pianto di Tagore come un bimbo, lungo il cammino di un dolore sanguinante, ma con la forza dell’arcano nella sua interiorità.
Il secolo appena trascorso è ancora pieno di questo canto, con il quale siamo partiti anche noi, sapendo ciò che Gesù raccomandò ai discepoli nell’Ultima Cena lasciando ogni sicurezza con borsa e bisaccia, e con quella enigmatica spada, voluta da lui.
Non con le armi, ma con la spada della Parola di Dio, si vincono le iniquità. I discepoli non avevano capito, ma gli avvenimenti di un secolo come il nostro, sull’orlo dell’autodistruzione, ci fecero capire almeno qualcosa.
La dislocazione nel cuore delle masse ci aiutò a capire ogni giorno di più come bisognava rileggere la parola di Dio. Abbiamo sempre cercato la realizzazione di una “cosmopolis” umanitaria affratellata e unita nella coscienza che un altro destino è possibile.
L’assemblea di fabbrica, partendo dal basso, è “ekklesia” che continuerà sommersa in tanti altri solchi profondi della storia, dove nessuna alta tecnologia è in grado di raggiungere le forze storiche che si scontrano nei bassifondi dell’umanità.
Le assemblee di villaggio (o “ashram”), volute da Gandhi e Vinoba, ci sono di aiuto, pur nelle diverse forme che noi cerchiamo.
Un ministero diverso, che aiuti spiritualmente questo nuovo destino dei popoli, si fa sempre più urgente, un ministero che coniughi maschile e femminile, con quell’ultima Cena di Gesù, fatta di pane e Parola che vince ogni tenebra.
Il cammino spirituale di tutto un popolo, cercato in America Latina si concretizza in piccole Comunità di Base. Il movimento dei popoli, dopo il 1989, ci spinge a ramificarci in reti più piccole, inserite nel dramma della quotidianità.
Oggi è il popolo stesso, il popolo di quelli che non contano, che diviene profeta. Ma si sente il bisogno di una singolarità che maturi in più piccole comunità.
La Parola di Dio deve essere vissuta in gruppi, tribù, reti, associazioni, comunità, a seconda dei luoghi e dei problemi, che occorre affrontare alla luce di un nuovo cammino di fede.
Chi più di un nuovo Prete Operaio può portare questo linguaggio nuovo nel quotidiano vissuto nell’oggi della nostra dolorosa storia?
Ciò che abbiamo vissuto noi, nel secolo precedente, è un segno che i giovani PO sono più che mai necessari alla costruzione di un’umanità libera e responsabile. Questo è Chiesa!
Così cerchiamo anche un monacato solitario, con la cosmopolis nel cuore e immediatamente aperto a un nuovo collettivo organizzato in associazioni e comunità che siano segno vivo di una società senza maschera e libera dai piccoli “ego”, mostriciattoli che impediscono la libertà di spirito e di pensiero.

Maria Delfina Rossano