Cantastorie africani

Frammenti di vita raccontati dai PO
nel decimo anniversario della nostra rivista


Nella cultura Africana a sud del Sahara la figura del Griot occupa un posto di rilievo nei riguardi della tradizione orale. Il Griot è il menestrello, il cantastorie, il depositario della memoria storica dell’intero Clan ed ha il compito di trasmettere, con la narrazione, l’identità di un popolo e tramandarla attraverso le generazioni.

Questi artisti della parola e dell’arte musicale esprimono con narrazioni, canti e danze le leggende ed i miti della società cui appartengono. Ascoltati, un tempo, con rispetto da un pubblico attento, i Griots raccontano le gesta eroiche di un Re, la discendenza di una stirpe, l’origine di un nome, il segreto di un fatto della storia antica…
Le parole dei Griots vengono tramandate senza alterazioni e ripetute senza modifiche da padre in figlio. Utilizzano massime e proverbi della tradizione che testimoniano la saggezza collettiva. “Noi siamo la memoria degli uomini; con le parole noi diamo vita ai fatti ed alle gesta dei re davanti alle nuove generazioni, perché solo cogliendo il passato, possiamo affrontare il presente”.
Ora, con l’evoluzione, e l’incontro con altre culture più forti, la narrazione rischia di interrompersi. I Griots sembrano diventati “superflui” come la Classe Operaia; ma ci sono Griots che rimangono fedeli alla loro storia, anche nella solitudine.

Luigi Forigo

Il Griot pazzo

Un giorno Djeliba, Griot del grande popolo Mandinga, nel suo pellegrinare, giunse al villaggio di Wagadu. Gli anziani lo accolsero con reverenza: gli offrirono acqua per lavarsi, cibo per nutrirsi ed una capanna per riposare. Verso il tramonto tutto il villaggio si radunò sotto il grande baobab ed il Griot cominciò a raccontare l’epopea di quel villaggio quasi sconosciuto. Alternava la parola al canto accompagnato all’inseparabile balafon e si esibiva in danze rituali. La parola fluiva ed i bambini spalancavano i loro occhioni dalla meraviglia; i giovani commentavano con allegria gli avvenimenti epici, gli anziani annuivano di fronte alle sentenze e le donne restavano in silenzio gustando l’onda dei suoni e dei gesti.
Venne sera e poi mattina ed il Griot continuava il suo racconto. Per alcuni giorni il villaggio sembrava inchiodato davanti al Griot, ma poco alla volta cominciarono le defezioni. C’erano cose più importanti da seguire: il lavoro, il mercato, la scuola … e le novità che arrivavano dalla Città! La gente intorno al Griot si ridusse sempre più finché il cantastorie rimase solo. Ma Lui continuava a parlare a cantare e danzare come se tutto il villaggio stesse davanti a lui. La gente lo prese per matto e rideva; alcuni erano anche infastiditi.
Un giorno un bambino, passandogli accanto, lo interrogò: “Ma perché continui a parlare quando nessuno ti ascolta?” Ed il Griot si interruppe, lo guardò con simpatia e rispose lentamente: “Sono venuto ed ho cominciato a parlare perché speravo di cambiare il villaggio scoprendo la sua anima, ora continuo a parlare perché il villaggio non cambi me.”

Dani Kouyté (Burkina Faso)


a cura di Luigi Forigo