2003 Barcellona / gruppo iberico

VIVERE L’INTERNAZIONALE, L’INTERCULTURALE, L’INTERRELIGIOSO
Incontro internazionale dei PO europei / Barcellona, 7-9 giugno 2003



Il 7-8-9 giugno a Barcellona si è tenuto il consueto incontro annuale delle delegazioni dei PO europei. La nostra delegazione era composta da Carlo Carlevaris, Mario Signorelli, Renzo Fanfani, Mario Pasquale, Bruno e Fernanda Ambrosini, Maria Grazia Galimberti. Complessivamente si sono incontrate una quarantina di persone, alloggiate presso l’enorme casa di esercizi dei gesuiti, nella parte alta della città. La tematica dell’incontro verteva su questo titolo:

Vivere l’internazionale
Vivere l’inter-religioso
Vivere l’inter-culturale
Che cosa significa per noi?

 

Vengono riportati parte dei contributi dei gruppi nazionali presenti a Barcellona ed una proposta dell’équipe francese per un più preciso coordinamento internazionale dei PO.


 
Contributo del gruppo iberico


1. Collettivo catalano

Noi viviamo la “globalizzazione” e “l’immigrazione”. Si tratta di due fattori che si incrociano: la globalizzazione provoca l’immigrazione e questa mette in evidenza la globalizzazione.
Riconosciamo che queste due realtà suscitano un sentimento di paura, come se si trattasse di un pericolo che incombe su di noi e ci fa paura.
Questo, a causa della precarietà, dell’insicurezza e del senso di impotenza, specialmente per quanto concerne gli avvenimenti di portata mondiale ed i poteri mediatici. Così vi è la tentazione di considerare l’immigrato come un concorrente indesiderabile…
Allo stesso tempo queste realtà sono una sfida per i nostri tempi: un altro mondo è possibile.
La globalizzazione deve passare per la mondializzazione: condividere le ricchezze e i progressi del mondo.
Una economia di sviluppo sostenibile, che rispetti gli individui e la terra, è possibile.
Il vero avvenire del mondo attuale si costruisce poco a poco. L’accettazione progressiva delle differenze conduce alla riconoscenza, al rispetto, all’arricchimento ed alla reciproca fecondazione
Crediamo che l’esperienza della globalizzazione e dell’immigrazione non nasce da, ma è il prodotto della nostra vita di tutti i giorni. Pertanto ci domandiamo:
Quale è il nostro punto di partenza e come viviamo noi la globalizzazione e l’immigrazione?
Noi le viviamo a partire dalla nostra esperienza del mondo operaio, determinato dal luogo di residenza, dal lavoro, dal pensionamento. Noi viviamo tutti nelle città operaie, sottomessi a delle condizioni particolari di alloggio, di trasporto, di sanità pubblica…



2. Collettivo spagnolo del centro-nord e sud

Da venti anni l’immigrazione è una realtà nuova per la Spagna. È a partire dal 1985, in effetti, che il numero di coloro che vengono a lavorare in Spagna è più grande di coloro che partono per trovare lavoro altrove. Nel nostro paese ci sono circa 2 milioni di immigrati, circa il 2,5% della popolazione attiva…
Non eravamo preparati a questo nuovo dato e ai cambiamenti sociali che questo comporta:
• Una offerta di mano d’opera, qualificata o no, meno costosa per le imprese.
• Una accresciuta richiesta di abitazioni, anche di bassa qualità.
• Una mescolanza intensa di nazionalità nelle scuole pubbliche.
• L’invasione dello spazio pubblico.
C’è anche la modificazione dei rapporti sociali e il modo di considerare questo cambiamento. Questi immigrati vengono per arricchire con il loro lavoro, la loro storia, i loro progetti, le loro speranze, le loro frustrazioni, le loro ferite, la loro cultura e religione…

L’internazionale
Dopo la chiusura delle frontiere, nel recente passato, noi prendiamo in considerazione l’internazionale con i Movimenti operai cristiani, in particolare la JOC, e con le scoperte che ci vengono da molti libri che provengono dall’Argentina.

Grazie anche ai nostri compatrioti che ritornano dall’America, dall’Europa, dall’Australia per il loro pensionamento.
È apparso che noi abbiamo avuto dei ritardi nella presa di coscienza della dimensione internazionale. E non sono i viaggi ormai numerosi degli spagnoli né lo sviluppo di internet che possono cambiare questa situazione.

L’inter-culturale
Stiamo riflettendo sulla nuova situazione del nostro paese che da paese di emigranti è diventato paese di immigrati. Però è difficile! Noi siamo segnati dall’etnocentrismo, i pregiudizi, i clichés culturali, gli stereotipi. Noi abbiamo bisogno di “guardare la foresta da lontano”, di “allontanare i nostri sguardi “ (Levy-Strauss )…

All’integrazione sociale noi preferiamo il meticciato culturale e non soltanto una coabitazione pacifica. Ma nella nostra società si respingono spesso gli stranieri che si attaccano alle loro tradizioni. Le restrizioni imposte in materia di immigrazione, di permesso di soggiorno, favoriscono lo sviluppo dei ghetti nelle periferie delle città…

L’inter-religioso
I nostri contatti con le altre confessioni cristiane e le altre religioni non sono ancora molto abituali tra noi, salvo eccezioni, come i Romeni e gli ortodossi.

Dobbiamo dire che le direttive dei nostri vescovi gravano sul dialogo inter-religioso. Ciascuno tra noi e il nostro collettivo dobbiamo dunque fare uno sforzo ancora più grande per favorire l’interrelazione delle espressioni religiose fondamentali.

Le strade che si aprono a noi
Abbiamo molto da imparare dall’accettazione degli altri e dal loro ascolto, perché noi dobbiamo cooperare alla costruzione di un “altro mondo possibile”.
Nei nostri gruppi “pro-emigranti” abbiamo molto da fare per migliorare l’accoglienza e lottare per l’uguaglianza dei diritti degli immigrati.

Occorre ancora denunciare la politica conservatrice che si oppone alla venuta nel nostro paese degli immigrati, rifiutando loro il diritto al lavoro…
Si tratta di operare per il cambiamento di attitudini, mentalità, per rendere possibile l’uguaglianza dei diritti nella legalità.
Pertanto noi abbiamo come prospettiva:
• di diventare dei mediatori culturali per aiutare a superare le difficoltà ad intendersi, a vivere e ad agire insieme;
• di favorire la comunicazione nella vita reale tra le persone e le collettività, non solo dal punto di vista linguistico;
• di aprire i nostri cuori e i nostri spiriti a queste realtà attuali per scoprire un nuovo modo di “essere insieme”.
Siamo “gente tra la gente”, abbiamo coscienza che possiamo giocare un ruolo importante nello sviluppo di nuovi rapporti sociali nel mondo della globalizzazione.



3. Contributo di Angel Cuervo, PO delle Asturie

… Ci dimentichiamo, o non vogliamo ammettere che la società di oggi si dirige verso il meticciato. I percorsi sono difficili. Ci sono correnti conservatrici che vogliono impedire il flusso degli immigrati e il loro attaccamento alla propria identità. Per questi gruppi politici gli immigrati sono solo mano d’opera a buon mercato… Vi sono pressioni perché l’immigrato abbandoni le sue pratiche e comportamenti sociali, culturali e religiosi per adottare quelli della maggioranza.
Occorre ammettere che l’immigrato è una persona portatrice di valori. In quanto persone noi non siamo differenti, ma uguali. Bisogna incoraggiare le idee e gli orientamenti che cercano l’uguaglianza delle persone e denunciare le situazioni di subordinazione nelle quali è concepita la politica dell’immigrazione a livello sociale, culturale e religioso.
Nella linea del messaggio del papa per la giornata mondiale dei migranti nel 1999, si deve ammettere che non si può vivere la propria vocazione di cristiano se si dimentica il carattere proprio degli immigrati. Ogni uomo, ogni donna è una persona specifica. Figlio e figlia del suo popolo, portatore della propria storia, con la sua parte di valori, di esperienze e di speranze.
L’inter-culturalità non si può concepire senza la ricerca e la difesa dell’uguaglianza per ciascuno nei suoi diritti e doveri. Non può ammettere l’assimilazione culturale e religiosa, ma affermare il diritto alla differenza, alla propria cultura, alla propria religione e ai propri modi di vivere.
Interazione: bisogna lavorare affinché gli immigrati non formino dei ghetti, ma dei gruppi aperti in una cultura comune nata dall’interrelazione quale è il meticciato.
Nello spirito del Vangelo che non vuole una società ermetica, ma aperta e in relazione, per continuare l’opera creatrice.
Cooperare alla costruzione di una nuova civiltà fondata sul meticciato: questa è la base della nostra lotta di ogni giorno, perché siamo tutti figli di uno stesso Padre.