2001 Strasburgo / Messaggi

SULLA STRADA DEGLI UOMINI E DELLE DONNE
VIVERE L’OGGI… APRIRE L’AVVENIRE
Incontro internazionale PO / Strasburgo, 2-4 giugno 2001


 

 

MESSAGGI RICEVUTI…


1°. Dal Card. Roger Etchegaray

 

Mi avete invitato all’incontro europeo dei PO a Strasburgo. Un PO marsigliese è stato anche un messaggero persuasivo, poiché conservo più di un semplice ricordo degli incontri di Marsiglia e della Provenza: ho appena letto con emozione alcune note personali allora scarabocchiate (30 anni fa!).
Non mi dimentico del tempo delle mie responsabilità di “prelato della missione di Francia” … né soprattutto di mio fratello Jean che lavorava in una cooperativa agricola: eravamo così diversi come preti, ma mi ha insegnato ad essere prete e nel giorno della mia ordinazione episcopale mi ha detto: “spero che tu non avrai paura di bagnarti nel nome del Vangelo”. Questa parola non ha cessato di invadere tutta la mia vita come una spirale necessaria … anche a Roma!
Cosa dirvi in un breve messaggio, lontano con il corpo, ma vicino con lo spirito? Pregare per voi, va da sé, soprattutto in questo tempo di Pentecoste, affinché voi vi lasciate afferrare sempre più dal soffio dello Spirito Santo.
Come PO, o più generalmente come preti al lavoro, al cuore stesso della carovana umana, voi volete vedere nell’insieme “vivere l’oggi e aprire l’avvenire”. Un piede nel presente, un piede nel futuro, è la posizione scomoda ma regolare di questo bipede che è il cristiano … e il suo allenatore, il prete. Compito appassionante per svegliare, risvegliare, la coscienza dell’uomo alla sua propria dignità di figlio di Dio. Compito arduo per impedire alla nostra società di appiattirsi nell’insignificanza del presente o la paura del futuro.
Compito della Chiesa dove tutto si tiene e nessuno può essere isolato per renderla visibile e credibile con segni così tenui e fugaci dentro i luoghi dove voi lavorate.
Essere prete non è mai stato facile da nessuna parte, ma per voi soprattutto è ben lento il passaggio dalla presenza alla parola, dalla parola all’eucarestia ove il cristiano prende la piena statura di Cristo resuscitato.

Che la vostra assemblea sia non solo il luogo per condividere tra voi diversi “collettivi” le esperienze talvolta maturate a rischio della fede, ma anche il tempo per farvi meglio riconoscere dagli altri sostenitori dell’evan-gelizzazione. Non esiste d’altronde un vero cammino missionario se non nel confronto fraterno e nella reciproca verifica delle convinzioni, degli interrogativi apostolici! Noi siamo là, nel cuore del mistero episcopale di cui il papa ha il compito di assicurare l’impulso e l’unità.
Mi associo a tutti i concelebranti della Pentecoste attorno all’arcivescovo di Strasburgo. Che lo Spirito di santità ci spinga lontano, molto lontano fino agli estremi confini dell’umanità e fino in fondo a noi stessi! Il Vangelo è sempre nuovo. È il tempo bello per essere prete, direbbe ancora il Prete Chevrier.

 



2°. Dalla Commissione Episcopale per la missione nel mondo operaio ai PO di Francia

 

Vi inviamo questo messaggio alla vigilia del vostro incontro di Strasburgo nella Pentecoste. Questo evento riveste un’importanza particolare per la sua dimensione internazionale e vogliamo salutare tutti coloro che verranno dagli altri paesi. In un’epoca nella quale le questioni si pongono sempre di più su un piano mondiale, è bello che la vostra ricerca si arricchisca dell’esperienza vissuta da altri al di là delle nostre frontiere.
Avete realizzato in questi ultimi anni un lungo lavoro di rilettura della vostra storia. Si è concluso lo scorso dicembre con la pubblicazione del documento di ricerca sul ministero dei PO. Voi vi augurate che esso sia uno “strumento di dialogo con tutti, uomini e donne, che cercano di vivere una chiesa che si fa vicina ai lavoratori”. E vi unite al progetto che voi portate di una presenza missionaria sui luoghi di lavoro, sul quale voi riflettete assieme agli altri che partecipano alla missione operaia e ad alcuni vostri vescovi.
Il contesto sociale attuale rinvia fortemente alle questioni poste nella nostra dichiarazione del 10 maggio 2000, redatta con il segretariato nazionale della missione operaia: “Il lavoro è per l’uomo?”, testo che ha rilanciato una ricerca che noi proseguiremo sul posto e sul senso del lavoro, ricerca che voi condividete.

In questo messaggio noi vogliamo:
– sottolineare alcuni aspetti del vostro ministero
– condividere alcune questioni
– dire le nostre preoccupazioni per l’avvenire.

1. Sottolineare alcuni aspetti del vostro ministero

1.1 Come farlo senza dapprima ricordare tutto lo sforzo missionario della Chiesa nel mondo operaio nel corso del secolo scorso? Come non ricordarsi della via aperta con la fondazione della JOC, con il riconoscimento che “un giovane lavoratore vale più di tutto l’oro del mondo poiché è figlio di Dio” e che ognuno è chiamato a rispondere alla sua vocazione di apostolo nella sua vita ordinaria? Voi siete nati da questo grande movimento missionario e da più di 50 anni gli portate il vostro contributo originale. Come non evocare qui due vescovi che hanno giocato un ruolo determinante in questa storia, il cardinale Suhard nel momento della nascita e Mons. Veuillot nel momento della ripresa nel 1965?
1.2 Ricevendo dalla Chiesa la missione di vivere il vostro ministero nella condivisione delle condizioni del lavoro professionale, scegliendo una reale inculturazione in terra operaia in un coinvolgimento senza ritorno, vivendo una vera compartecipazione con gli altri cristiani, voi date un segno credibile dell’attenzione e della tenerezza di Dio per uomini e donne abitualmente poco considerati nella società e per i quali la Chiesa rimane spesso estranea e straniera.
1.3 Prendendo il vostro posto nelle organizzazioni del movimento operaio e nelle diverse associazioni, voi ricordate che la “lotta per la giustizia fa parte integrante dell’annuncio del Vangelo”. Voi siete molto attenti al fenomeno della mondializzazione; rifiutando che essa sia una forma di colonizzazione selvaggia, richiamate fortemente l’urgenza vitale di una solidarietà internazionale. Il vostro incontro di Strasburgo d’altronde ne è un segno.
Riconoscendo questa parte del vostro ministero, la Chiesa sceglie anche di essere interrogata sul modo col quale essa assume le sue responsabilità per partecipare alla costruzione di una umanità di giustizia e di fraternità.
1.4 Voi manifestate in modo particolare che la responsabilità primaria del ministero dei preti, come del vescovo, è l’annuncio del Vangelo. Questo ministero non può limitarsi alla comunità già formata.
1.5 Le vostre revisioni di vita e il testo cha avete scritto testimoniano il posto del Vangelo nelle vostre vite e della vostra preoccupazione di andare più lontano nel vostro incontro di Cristo. Questa dimensione contem-plativa del vostro ministero resta spesso discreta; potrebbe divenire maggiormente sorgente di arricchimento per la Chiesa, a cominciare dai vostri fratelli del presbiterio. Voi affermate di “vivere una vera avventura spirituale”. Merita di essere condivisa.
1.6 Avete scritto e continuate a scrivere belle pagine della storia della Chiesa. Noi non dimentichiamo i momenti difficili, quelli che vengono dalla difficoltà della missione e che conoscono tutti gli operai del Vangelo e anche quelli che sono stati provocati dalle diffidenze o dalle incompren-sioni all’interno della Chiesa. Oggi riaffermiamo la forza del legame che ci unisce nel servizio di Cristo e del suo Vangelo.

 

2. Questioni da condividere con voi

2.1 La prima riguarda la missione della Chiesa e si radica nelle ricerche attuali della Chiesa in Francia su “Proporre la fede nella società attuale” (Lettera ai cattolici di Francia – Lourdes ’96).
La vostra esperienza vi qualifica per apportare il vostro contributo alle ricerche sulla proposta della fede, sui modi di dire di Dio, in parole e azioni, che possano essere riconosciuti come Buona Notizia.
Leggendo il vostro testo, abbiamo rilevato un punto da approfondire. Crediamo in una salvezza offerta gratuitamente da Dio a tutti gli uomini. Teniamo anche che questa salvezza sia annunciata e significata per essere accolta coscientemente. Come meglio articolare queste due affermazioni della nostra fede? Questa questione si rivela specialmente attraverso l’impiego della parola popolo nel vostro documento, di cui voi stessi notate la difficoltà.
In effetti l’utilizzo di questo termine è pratico ma rimane ambiguo. Sul piano sociologico la parola operaio ricopre delle situazioni ben diverse. La coscienza di appartenere a questo mondo, di riconoscersi nella sua storia, non si vive allo stesso modo da parte di tutti. Il mondo operaio ha conosciuto delle evoluzioni socioculturali importanti. Il termine popolo può ricoprire queste differenze senza permettere di tener conto degli spostamenti. Sul piano teologico la parola rischia di lasciar credere a un passaggio immediato dal popolo operaio al popolo di Dio. Conviene precisare come si realizza il passaggio da un popolo all’altro, al prezzo di quali conversioni e attraverso quali mediazioni.
2.2 La nostra seconda questione verte sulla fondazione di comunità cristiane. Avete scritto: “Non perdiamo di vista, qualsiasi siano le difficoltà, che la nostra responsabilità arriva fino alla fondazione e al sostegno delle piccole comunità cristiane ben inserite nel mondo operaio”. Oggi i diversi sostenitori della Missione operaia portano la preoccupazione di moltiplicare i luoghi di accoglienza, di invito, di iniziazione, in particolare con l’esperienza delle missioni operaie locali. Noi vogliamo sostenere questi sforzi, nell’ambito dei quali molti di voi ricoprono il loro ruolo.
Abbiamo bisogno di voi perché queste realizzazioni si sviluppino e portino frutto. Perché in particolare esse possano raggiungere dei pubblici diversi: coloro che lavorano, coloro che hanno impegni di militanza di cui certi sono vostri compagni, ma anche coloro che, esclusi dal lavoro, vivono situazioni difficili nei quartieri ove voi abitate.
2.3 L’ultima questione verte sulla doppia solidarietà che voi dovete vivere con la classe operaia e con la Chiesa. Noi abbiamo la percezione di quanto vi può costare in certi momenti. Allo stesso modo che denunciate ciò che va male nella società, voi non esitate a reagire contro quelle che a voi sembrano mancanze della Chiesa in rapporto alla sua Missione. Accogliamo e teniamo in conto le vostre richieste. Allo stesso tempo ci auguriamo che il vostro sguardo sulla Chiesa rimanga fraterno e che voi rimaniate in comunione con i molteplici sforzi di evangelizzazione delle vostre Chiese diocesane. Ci auguriamo di continuare lo scambio con voi sul vostro documento sul ministero dei PO. La rilettura della vostra storia richiama un dibattito su questa e sul vostro posto oggi nella missione del mondo operaio.

 

3. Preoccupazioni per l’avvenire

3.1 Lavorare a una Chiesa della prossimità.
Vogliamo continuare a lavorare perché la Chiesa si presenti di più come compagna d’umanità, attiva nei luoghi di frattura sociale, specialmente le città e le periferie operaie, nei luoghi di resistenza e nelle nuove forme di militanza.
Perché la Chiesa viva questa missione, ha bisogno di una pluralità di attori. È nella diversità dei ministeri e delle responsabilità che essa appare nella sua realtà. Vogliamo continuare a chiamare e suscitare questi attori, tra i quali dei preti, compresi i PO, dei preti nel lavoro professionale. Ma anche questi attori più nuovi che sono i laici ecclesialmente impegnati e i diaconi. Cominciamo a percepire i frutti del diaconato nel mondo operaio, anche se la realtà è ancora piccola e noi siamo testimoni della fierezza dei lavoratori spesso estranei alla Chiesa, quando uno di loro è chiamato e ordinato. Vediamo come i diaconi siano uno stimolo perché la missione operaia sia più aperta e propositiva, “al sevizio della vita e dell’incontro di Gesù Cristo”. Dobbiamo accogliere e sviluppare il diaconato, non per sostituire i preti ma per arricchire la nostra Chiesa di una nuova figura del ministero ordinato. Diciamo ciò consapevoli della povertà dei nostri mezzi e del piccolo numero di preti. Pensiamo di aver interesse nelle nostre diocesi a scegliere insieme alcuni progetti realisti, a partire dalle realtà che vogliamo privilegiare: quella localizzazione delle imprese, quella categoria di lavoratori, quel quartiere o città … È al servizio di progetti precisi che sarà più facile chiamare diversi attori.
3.2 La maggioranza fra voi sono ora alla tappa della pensione. Sottolineate che si tratta di pensione professionale e non di pensione PO E sapete trovare i luoghi che vi permettono di seguire la vostra strada e l’esercizio del vostro ministero sulla linea dei vostri impegni precedenti, in particolare nella difesa dei salariati e la ricreazione del legame sociale nei quartieri. Vi incoraggiamo a perseverare in queste scelte. Un certo numero fra voi hanno anche accettato di investire una parte del loro ministero nei luoghi della Chiesa: maggior lavoro in Missione operaia, partecipazione a cappellanie in ospedale o in prigione o a organismi di solidarietà là dove non c’è rottura con ciò che si è precedentemente vissuto. Li ringraziamo di assicurare così questa forma di ministero.
3.3 Preti recentemente ordinati sono oggi chiamati al ministero PO Rispondono positivamente a questa chiamata in ragione della loro storia personale, della testimonianza che voi date, di una presa di coscienza dei bisogni della missione. Sono eredi della vostra storia, senza forzatamente vivere questo ministero allo stesso vostro modo. Ogni passaggio di scambio chiede di saper cedere qualcosa e di dare fiducia. Dobbiamo vivere assieme positivamente questa tappa.
3.4 L’assemblea di Strasburgo manifesterà la ricchezza che voi vivete, nella diversità delle vostre storie, dei vostri impegni, delle vostre sensibilità. Ci auguriamo che questa ricchezza diventi ancor più bene di tutta la Chiesa. Noi vi invitiamo a lavorare, in particolare attraverso la vostra partecipazione alla vita del presbiterio e a quella della Missione operaia.
In questa festa di Pentecoste, rendiamo grazie a tutto ciò che lo Spirito ha suscitato nella storia della nostra Chiesa e per tutti i testimoni che si sono lasciati scegliere da Lui. Il loro ricordo resta vivo nella memoria dei lavoratori come testimonia l’incontro organizzato recentemente a Bordeaux in occasione dei 50 anni dalla morte di Michel Favreau, prete operaio scaricatore, ucciso a 28 anni sui binari in un incidente di lavoro.
Che lo Spirito ci conservi fedeli e capaci di iniziativa perché il Vangelo segua la sua strada in terra operaia. Che ci permetta attraverso le nostre ricchezze, e i nostri successi, ma anche attraverso le nostre povertà, debolezze, domande e desideri, a testimoniare sempre meglio la speranza incrollabile che viene da Cristo resuscitato. Non possiamo conservarla per noi. Il mondo ne ha bisogno, i lavoratori ne hanno diritto.

25 maggio 2001

+ Pierre JOARRON vescovo di S. Stefano, Presidente del CEMMO
+ Jacques DAVID, vescovo di Evreux
+ Gerard DEFOIS, vescovo di Lille



3°. Dai monaci di Tamié ai PO riuniti a Strasburgo

 

Cari Amici e Fratelli PO
Voi vi siete preoccupati di renderci partecipi del vostro incontro di Pentecoste a Strasburgo. Un incontro ancora più importante perché riveste di una dimensione internazionale e coincide con il cinquantesimo anno dell’esistenza della missione dei PO.
In una tale circostanza, noi teniamo ad assicurarvi la nostra comunione fraterna ed il nostro sostegno nella preghiera. Perché, anche se noi non abbiamo potuto rispondere al vostro desiderio di avere la presenza di almeno uno di noi al vostro incontro, abbiamo un forte interesse al vostro cammino, alle vostre riflessioni ed alle vostre ricerche.
Solidali con le categorie sociali più sfavorite ed alle loro lotte per una maggiore dignità e giustizia, voi avete a cuore di vivere il mistero dell’Incarnazione in tutti gli spessori delle realtà umane. Voi portate una bella e forte testimonianza di fedeltà a Cristo Gesù e al suo Vangelo.
Mentre noi imploriamo, durante questa festa di Pentecoste, la venuta dello Spirito sul mondo d’oggi, noi saremo molto vicini a voi.
Possa questo Spirito rinnovarvi nella speranza e nell’audacia apostolica!

Il Padre Abate e i Fratelli
della Comunità Cistercense di Tamié



4°. Ringraziamenti di alcuni vescovi francesi


Grazie della vostra informazione sull’Incontro Internazionale a Strasburgo.
Noi avremo occasione di evocarlo in occasione dell’incontro diocesano della Missione operaia, e secondo il vostro invito, io mi assocerò con i cristiani della Diocesi mediante la preghiera.

François Maupu
Vescovo di Verdun


Grazie di avermi reso partecipe del vostro primo incontro internazionale… Mi auguro che sia un segno di presenza e di compagnia di discepoli di Cristo in questo mondo operaio così diverso nel mondo. Vi auguro anche che sia un appello per tutti, e in particolare per i preti, alla pazienza di una missione nella quale la Buona Novella deve trovare un volto di prossimità, nel nostro vecchio paese come nelle regioni nuove e povere. In unione con voi.

Lucien Dalloz
Vescovo di Besançon


Grazie per il vostro messaggio di presentazione dell’imminente Incontro Internazionale dei PO. È la prima volta che si è resa possibile una tale iniziativa.
Noi ci rallegriamo con voi di questa Pentecoste nella quale saranno condivise e chiarite grandi e preoccupanti tematiche della nostra società: lavoro ed esclusione, mondializzazione ed alternative, ricerca di Dio e secolarizzazione, Chiesa-laicato, ministeri…
Nel consiglio diocesano della missione operaia, ieri sera, Gaby Amiotte- Suchet ci ha promesso di fare una buona relazione sulla riflessione che verrà attuata.
Vi auguro un incontro molto fruttuoso… che la riflessione possa rinforzare e rinnovare il nostro impegno comune al servizio degli uomini e della costruzione del Regno.
Che assieme, noi, possiamo vivere meglio l’oggi e aprire l’avvenire. Io sa-rò di tutto cuore con voi con la preghiera.

Claude ChocKert
Vescovo di Berfort-Montbéliard



5°. Saluti dalle Filippine


In occasione dell’Incontro internazionale desideravo inviarvi alcune informazioni ed un mio contributo sul tema dell’assemblea di Strasburgo, ma non ho avuto il tempo di predisporre un contributo personalizzato…
L’originalità del carisma dei PO sarebbe molto importante qui nelle Filippine, dove la Chiesa è una organizzazione molto istituzionalizzata e dove il contatto e la presenza evangelica in mezzo al popolo dei poveri è molto debole.
Vi auguro un incontro molto fruttuoso nella città segnata dalla dimensione europea…
Un mio saluto particolare a tutti i PO Figli della Carità e a tutti i compagni PO della regione di Mans e dell’Ovest della Francia.
Coraggio all’équipe nazionale.

Daniel Godefroy