2001 Strasburgo / Stagionali in una stazione di sport invernale

SULLA STRADA DEGLI UOMINI E DELLE DONNE
VIVERE L’OGGI… APRIRE L’AVVENIRE
Incontro internazionale PO / Strasburgo, 2-4 giugno 2001


PO francesi

Una breve presentazione

 

Da 3 anni e mezzo sono prete della “ Mission de France ”, in Savoia da ormai 5 anni, cuoco all’UCPA (organismo che propone delle sessioni sportive ai giovani di tutta l’Europa) da due anni.
Appartengo a un’équipe che, nel 1996, ha ricevuto missione di inserirsi nella realtà della valle dell’Haute Tarentaise e in modo particolare nel cuore delle stazioni di Tignes e Val d’Isère, stazioni olimpioniche. Questa équipe è stata creata per iniziativa della diocesi della Savoia e della Mission de France . La nostra presenza si situa in un settore nevralgico dove sono presenti diverse realtà importanti: l’attività delle stazioni, la vita delle comunità cristiane, il mondo degli stagionali, l’accoglienza dei turisti…
L’équipe è formata di 6 persone: una coppia di laici, un diacono, originario della vallata, tre preti di cui due esercitano un’attività professionale e uno è PO in pensione.

Alcuni dati per comprendere il contesto

 

• Val d’Isère e Tignes: 1.600 e 2.100 abitanti. Durante la stagione d’inverno (cioè da metà dicembre a metà maggio) arrivano 26.000 turisti settimanali e 3.000 lavoratori stagionali.
• Il budget del comune di Tignes è quasi uguale a quello di un comune di 40.000 abitanti.
• Durante la stagione vi è una media di 300 persone che partecipano alle messe domenicali. Fuori stagione 20, le offerte domenicali (la questua) sono in media di 3.000 frs (900.000 lire) fuori stagione 80 frs (24.000 lire).
• 2000 frs (600.000 lire) è la somma che proponeva un turista su dei piccoli manifesti, distribuiti in tutta la stazione, per poter recuperare un paio di occhiali da sole, perduti sulle piste, cioè un 1/3 della mia paga mensile.
• Gli stagionali sono per l’80%, dei giovani al di sotto dei 35 anni. Dove lavoro siamo solamente in 7 su 53 dipendenti, tra cui il gerente e l’amministratore, ad avere più di 30 anni.
• Un lavapiatti al ristorante “La Rollée” ha una paga mensile di 7.500 frs (2.250.000 lire) interamente spesato, mentre un commesso presso il “Bliz-zard”, hôtel 4 stelle, guadagna il minimo.
• 2/3 degli stagionali lavorano nell’industria alberghiera.
• 1/3 degli stabilimenti di Val d’Isère sono in mano a degli stranieri (in particolare inglesi e dei paesi del Nord Europa).
• La stazione di Val d’Isère ha lavorato a pieno ritmo fin dalla metà di dicembre 2000, nonostante che non ci fosse molta neve, per il semplice fatto che la maggior parte di questi clienti sono stranieri.
• Per riprendere il titolo di un libro recente di Pascal Bruckner, se è vero che la nostra società si proietta verso una ricerca di un’ “euforia permanente” , allora le stazioni di sport invernali ne sono l’esempio quotidiano e la sintesi perfetta. Tutto è programmato per soddisfare la ricerca del piacere e dell’edonismo, spesso molto egoista. Ad una condizione: averne i mezzi! Il denaro è il nervo e il principe della vita sociale. Di tutta o quasi…

 

Prima di continuare, vorrei aggiungere due cose

 

– Non sono sicuro di corrispondere, per quanto mi riguarda, alla figura del PO, almeno sotto quella forma che mi è stata trasmessa nella radicalità del suo impegno. Vivo, infatti, come prete operaio, assumendo il ministero sacerdotale con il lavoro, però, nello stesso tempo, ho un legame molto forte con la comunità locale e assumo la mia parte. Mi sembra che questa esperienza non corrisponda pienamente alla realtà del ministero PO quando in Francia stanno ricominciando delle équipes costituite unicamente con dei PO.. Vivo questa mia esperienza in una maniera bella, positiva anche perché la Mission de France mi permette di viverla.
– La preoccupazione radicale del mio ministero, in quanto sacerdote, è la seguente: come trasmettere la fede, affinché venga radicata e vissuta in un prossimo avvenire? Questa preoccupazione si basa sull’impegno nel mondo del lavoro che è il mio centro di gravità. Si nutre della riflessione delle comunità, con le quali vivo e condivido. Si trasforma con il movimento di andata-ritorno tra questi due poli in profonda osmosi con l’équipe della “Mission de France”.

1. LAVORO…
Alcune piste di riflessione per poter avere una buona percezione della realtà

 

Bisogna tener ben presente che la realtà, nella quale viviamo in questa stazione di sport invernale applica, in una maniera radicale, l’ultra-libe-ralismo più spinto.

 

1. IL LAVORO È PERCEPITO CONTEMPORANEAMENTE COME UNA FORTUNA E COME UN PESO:

– “fortuna” per il giovane in cerca di lavoro che arriva in questa valle della Tarentaise, sicuro di trovare un posto di lavoro per la stagione e di poter soddisfare la sua passione per poter correre con gli sci!
– “peso” per il datore di lavoro che pensa alla paga dei suoi dipendenti in termini chiari di “peso” da dover assumere per la sua piccola impresa, senza poter vedere la gratificazione delle competenze e delle motivazioni che possono dare una vera riuscita.

 

2. I POSTI DI LAVORO SONO COME DEI “KLEE-NEX”: PRENDI E GETTA, SECONDO L’EVOLUZIONE DELLA STAGIONE E DEL NUMERO DELLE PRESENZE:

I 2/3 dei posti di lavoro nella stazione sono dei CDD (contratti a durata determinata) e questo, è bene dirlo chiaramente, conviene a molti giovani. Forse avrete letto i 5 articoli pubblicati dal quotidiano “Le Monde” nel mese di aprile 2001 sulla gioventù del Giappone. Vi invito a farlo: sono, infatti, rivelatori anche di una gioventù francese, in modo particolare per quanto riguarda questa necessaria libertà per la quale si è disposti a sacrificare un determinato comfort ed anche la sicurezza del posto di lavoro… Molti giovani lavoratori nella stazione fanno la scelta di una precarietà di vita e di lavoro, dato che per essi questa precarietà è la condizione e la garanzia della loro libertà.

 

3. LE CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO SONO AVVILENTI IN MOLTI CASI:

Allora si cerca di sfuggire alla realtà, si scivola sulla vita come si scivola sulla neve con l’alcool e con le droghe leggere!
Queste condizioni di vita non facilitano i pregiudizi che ci sono contro gli stagionali: “fanno sempre la festa” e sono… “deleteri” (affermazione di un responsabile della stazione). Quando la sera, poi, si ritorna, dopo il lavoro, nel piccolo appartamentino o studio, affittato con 3 o 4 colleghi per dividere le spese proibitive dell’affitto (senza contare i compagni o le compagne imprevisti) la discoteca, con tutto il suo ambiente che la circonda, diventano un palliativo alla solitudine. Questa solitudine così pesante per uno sradicato e che mai, in 6 mesi di lavoro stagionale, sarà invitato da qualcuno! Bisogna continuare tra il lavoro, il surf e le serate… Anche a 20 anni la salute può soffrirne e come!
Ultimamente è stato organizzato un incontro sul problema degli stagionali. Il prefetto della Savoia ha avuto queste parole come conclusione della giornata: “…E non dimentichiamo il problema della rappresentatività dei lavoratori nelle stazioni. Se noi ci fossimo occupati di questo problema 20 anni or sono non ci troveremmo, oggi, a questo punto. Allora tutti al lavoro!”. Una bella dichiarazione di principio, anche se si può ammettere la sincerità dell’affermazione.
Di fatto la rappresentatività sindacale nelle stazioni è praticamente inesistente, in particolare nelle professioni dell’industria alberghiera e dei servizi; la maggior parte dei giovani assunti vengono da altre parti. Le ultime proposte del governo in questa specifica materia hanno messo in evidenza una situazione molto grave. L’esempio più significativo è la quasi impossibilità di procedere all’elezione dei delegati nel quadro socio-professionale delle stazioni di sport.
Anche se ci sono delle velleità d’organizzazione, che prevedono questa dimensione di rappresentatività professionale (come a Tignes sul modello sociale oppure a Courchevel sul modello del sindaco paternalista) questo problema avrà un’evoluzione molto lenta.
Il lavoratore stagionale, infatti, è visto ancora oggi come una somma di problemi, in particolare da coloro che cercano delle soluzioni.
A mio parere sarebbe molto meglio affrontare questo problema in una prospettiva diversa, positiva: “Questi giovani lavoratori, che vengono da tutta la Francia, quale contributo positivo danno alla nostra stazione per meglio valorizzarla?”.
Di conseguenza: “Che cosa dobbiamo realizzare affinché questi giovani possano dare il meglio di se stessi e delle loro capacità nel loro lavoro?”. È questa una pista di riflessione che spinge ad una profonda trasformazione degli spiriti.

 

2. …E MONDIALIZZAZIONE

 

Faccio un’ipotesi : la vita quotidiana all’interno della stazione funziona come una lente d’ingrandimento. Valorizza un movimento, presente nel cuore della nostra società Occidentale: il consumismo del piacere oppure l’edonismo mercantile. In maniere diverse ci spinge avanti, come se la società fosse priva di contro-potere e dibattito democratico reale.

 

Potremmo porre alcune domande


• Quale concezione del lavoro si manifesta attraverso questi luoghi estremi della nostra società che sono le stazioni di sport? Sembra che il lavoro non sia più solamente un luogo di socializzazione e di “cittadinanza”, ma anche qualche volta e soprattutto un luogo di de-socializzazione, de-strutturazione .
Che un datore di lavoro non si preoccupi dell’alloggio dei suoi dipendenti oppure che ne metta 8 in una stanza (è il caso del mio primo posto di lavoro in un ristorante di Tignes; 8 in una stanza, divisi da una sottile separazione); che un padrone paghi ogni giorno i dipendenti con monete da 10 franchi (è il caso di una giovane guardia in un museo, a mezzo tempo, a Tignes; e l’altro mezzo tempo?) … e se si parlasse delle ore supplementari, oppure delle 35 ore… Sarebbe già molto importante poterne fare solamente 50 di ore settimanali.
• La ripresa della crescita, da ormai tre anni, spinta dalla locomotiva americana, sta provocando un fenomeno nuovo ed imprevedibile : il numero insufficiente di impiegati specializzati . Lo scorso anno mancarono più di 300 impiegati specializzati solamente per le stazioni di Tignes e di Val d’Isère. È chiaro che ci si può porre la domanda, dopo la premessa fatta precedentemente: perché venire a tribolare nelle stazioni invernali per un salario di fame quando si è sicuri di trovare un lavoro meglio retribuito in pianura e in condizioni migliori?
• Nella posta in gioco di questa condivisione di vita con gli stagionali , vorrei sottolineare l’interesse che può presentare la tipologia dello stagionale itinerante, sradicato, nomade, per una seria ricerca spirituale o teologica . Una vita in permanente tensione, tensione interiore e tensioni sociali, ricerca continua di equilibri… Sono proprio le tensioni che mettono in evidenza, che sottolineano le domande e i punti importanti di ricerca.
Il “ nomadismo ”, anche se non è facile a vivere, può favorire una disponibilità-apertura verso gli altri ed anche verso Dio, come la Bibbia ce lo sottolinea e ne è profondamente toccata.
L’attuale ed importante posta in gioco, mi sembra, che consista nello scavare nelle profondità di un mondo incantato e abbagliato dall’apparenza, dal superficiale, dal continuo “scivolare” sulla neve-ghiaccio del “mondo” per scrivere e incidere, il messaggio del Vangelo. Sappiamo bene che lo “scivolare” ha bisogno di un movimento continuo, spostandosi per non cadere.
Guardate i “surfeurs”! Pensate un istante: è possibile fare di questo paradosso una tensione feconda per proporre il messaggio di Cristo che diciamo: “ è sempre nuovo ” in un mondo dove quello che vale è unicamente il “nuovo”?

C’è evidentemente un problema di pedagogia, di comunicazione, ma anche di incarnazione…

Patrick Salaün