1999 Viareggio / Chiamati a libertà nella vita religiosa

“«Ama il tuo sogno se pur ti tormenta»:
passione della libertà / obbligo della liberazione”

Incontro nazionale PO / Viareggio, 30 aprile – 2 maggio 1999


Interventi


“Passione della libertà, dovere della liberazione”: alcuni spunti


 

1. Libertà e Liberazione possono trovarsi in diversi tipi di rapporto reciproco:
– in un processo storico, temporale, dove prima si realizza l’una e poi l’altra;
– in un processo circolare, dove l’una influenza l’altra in una conti­nua e necessa-
ria dialettica;
– in un rapporto di sostegno reciproco, dove l’una suppone l’altra…

 

2. Riflettendo sui voti religiosi, la Congregazione Generale dei Gesuiti del 1975 indica una libertà “da” come presupposto di una libertà “per”. “I voti, legandoci, ci rendono liberi:
– liberi, col nostro voto di povertà, per condividere la vita dei po­veri e per usare le risorse che possiamo avere non per la nostra sicu­rezza e comodità, ma a servizio degli altri;
– liberi, col nostro voto di castità, per essere ‘uomini per gli altri, in amicizia e comunione con tutti, ma specialmente con coloro che condividono la nostra missione di servizio;
– liberi, col nostro voto di obbedienza, per rispondere alla chiamata di Cristo”…

 

3. Per essere uomini liberi e liberanti è necessario tener fede al personale e al collettivo, che sono sempre in dialettica costruttiva. Un’altra dialettica liberante è quella evangelica tra carne e Spirito, intendendo per carne tutto ciò che schiavizza l’uomo (rapporti di lavoro e di potere, modelli consumistici, egoismo…) e per Spirito la dignità e la vocazione dell’uomo davanti ad ogni altro uomo e davanti a Dio.

 

4. Qual è il mio cammino di libertà attualmente? Non ho più un lavoro manuale dipendente; non ho ancora la pensione che ho maturato in 18 anni di lavoro dipendente (devo aspettare i 65 anni).
Svolgo un servizio di tipo pastorale-sociale in un quartiere popolare, rifiutando di entrare nel sistema del sostentamento del clero (8 per mille) e vivendo la libertà e la gioia della condivisione fraterna.
La comunità (religiosa, parrocchiale, di quartiere) è il luogo dove vivere la libertà e la liberazione. L’essere accanto ai poveri mi aiuta a liberarmi e a restare libero.
Cerco di lottare contro gli idoli del consumismo, del potere, della cultura, dello sport, che sono una tentazione continua e una schia­vitù per i poveri.
Sento che sono importanti anche tutti gli sforzi di agire collettiva­mente con boicottaggi di prodotti o di programmi televisivi, promuo­vendo una produzione e un consumo alternativi, che prefigurano un altro modello possibile di società giusta e liberata.

 

5. Nel cammino della liberazione ci sono molte contraddizioni: a volte si è costretti a dire grazie a chi ti sfrutta, ma ti permette di sopravvivere; o a sperare che un certo tipo di economia, di consumi, di finanza regga, poiché da esso dipende per ora la propria vita.

Toni Melloni