1989 Salsomaggiore / Una fedeltà da mantenere

“PRETIOPERAI QUALCHE ANNO DOPO”
Convegno nazionale 1989

Interventi personali (8)


 Penso di esprimere uno di quelli che ci sono e parlano poco. Credo che siamo in parecchi così. E sono convinto che questa realtà di volti, di nomi, di vite, presenti o assenti, coordinati o dispersi, pur nel suo piccolo esiste e cammina, certo con delle differenze, ma con delle sostanziali coordinate comuni. Talvolta penso che le parole ci dividano, o diano questa impressione, molto più della vita che concretamente conduciamo.Con un’immagine che a me piace molto e che è anche molto ovvia, posso dire che ciascuno di noi è un tassello, un piccolo tassello e che, anche il nostro collettivo, è un piccolo tassello.
Sul piano personale (la parabola personale) ogni storia è carica di altissimo significato e valore ed è certamente unica, irripetibile e preziosa agli occhi di Dio e ai nostri.
Ma sul piano collettivo siamo una piccola cosa: tra le 100 e le 200 persone (qualche decina in più negli anni passati), in un arco di 20 anni, sono una briciola nella storia.
Questo non vuol dire una briciola inutile, ma certamente dobbiamo avere coscienza del grande valore e nello stesso tempo del poco, del piccolo che siamo.
Ma chi siamo? e chi siamo alcuni anni dopo?
Mi sembra inutile ripetere tutto quello che è stato di purificazione, di caduta delle incrostazioni, di azione dell’acido corrosivo o di scure sull’olivo: lo sappiamo, ma in questa spogliazione è rimasto l’essenziale, talmente essenziale che abbiamo perfino difficoltà a definirlo, ma proprio su questo si gioca la nostra fedeltà.
Avevamo cercato i poveri, la fabbrica, la classe operaia, la missione, i lontani.Oggi lo rifaresti ancora? Oggi vai ancora avanti?
Pongo le domande e dò le risposte al singolare, ma ritengo che questa sia, sotto sotto, la risposta anche di noi come gruppo e di tutti quelli che qui non sono, che non si sentono coordinati, ma che vivono le stesse sintonie di noi che siamo qui.
Vai avanti ancora? – Sono stato sei anni e più in cassa integrazione. Non solo per questo motivo, ma certo sono stati anni tormentati.
Mi sono chiesto molte cose; anche voglia di cambiare.
Ma ho avvertito che c’è una fedeltà evangelica che andava mantenuta:
fedeltà alla gente, ai compagni,
fedeltà al Vangelo,
fedeltà al desiderio che queste due cose si incontrino.
E sono convinto che questo è così per tutti noi.Certamente poi ciascuno di noi ha fatto e fa quello di cui è capace. Io posso ammirare chi di voi sa fare delle belle riflessioni ed elaborazioni, ma anche chi, come Oliviero, ha fatto scelte radicali e mi mette in crisi: ma credo che in molti abbiamo fatto quello di cui siamo stati capaci, forse con tante mediazioni, ma nella fedeltà.

Oggi lo rifaresti ancora? Mi sembra una domanda inutile e priva di senso. A me, a noi è stato chiesto di vivere questa stagione storica, essendo preti che diventano operai, oppure essendo operai che diventano preti.
Se dovessi ripetere la storia rinnoverei (e sono sicuro che tutti rinnoveremmo) lo stesso ingaggio, la stessa compromissione con Cristo e con il progetto del regno. I modi, le forme, i ruoli, i titoli potrebbero essere uguali o diversi, ma questo non mi sembra sia molto importante.
Se per me, per noi, il Cristo e il suo progetto sono importanti, non possiamo che essere annunciatori, evangelizzatori.
Silenzio o parola, modi e forme: sono aspetti secondari.

Il nostro movimento? Il nostro collettivo?
Sono convinto che, nonostante quello che appare, se si scava sotto la crosta, il contenuto per una realtà comune c’è.
E’ necessario avere la pazienza di tirarlo fuori, questo ‘tessuto comune’. Forse nei primi tempi era più facile: eravamo tutti più uguali nei primi passi.
Poi la fase, proprio legata alla purificazione, delle contrapposizioni. E non è ancora finita.
Oggi però bisogna essere capaci di andare più in là, scoprendo come le cose essenziali ci accomunano.
E’ importante che ci sia la pazienza di qualcuno che sappia riscoprire questi legami, nascosti ma reali.

Carlo Demichelis