Il muro della “munnezza”

Frammenti di vita


Il mio essere qui ha una lunga storia il cui inizio si potrebbe collocare nel settembre del 1982 quando avevo 22 anni e decisi di inserirmi nel campo containers di S. Pietro a Patierno alla periferia di Napoli. Era uno dei 54 campi che furono allestiti a Napoli dopo il terremoto del novembre 1980.
Avevo deciso di legare per sempre la mia vita al destino dei Poveri e percorrere con loro il processo dell’autoliberazione verso un mondo di umani, ossia di eguali.
Questo processo mi ha portato nel giugno del 1998 a occupare una casa qui a Corso Meridionale 99 di Afragola per dare forma con i Poveri bambini/e, che in questo territorio frequentavano le mie classi nella scuola del Rione Salicelle, alla vita egualitaria, alla giustizia, alla fraternità.
Il Corso Meridionale 99 di Afragola è un Comune a Nord di Napoli. Il popolo abita in case IACP (Istituto Autonomo Case Popolari). È ex zona di occupazione.
Da cinque anni si sono gradualmente stipulati regolari contratti di affitto, acqua, luce, “munnezza”. Ci abitano 150 famiglie distribuite in 9 scale. Non ci sono strade.
Le fogne sono precarie. Quando piove si allaga tutto e quando non piove il vento alza la polvere…
Non c’è luce pubblica. La munnezza circonda come un cordone le palazzine, è alto 2 metri, largo circa 5 metri e lungo quasi un Km. Nell’arco di 15 anni il popolo ha cercato in vario modo di organizzarsi, di resistere, di lottare.
Ma nessuno è disposto ad ascoltare un popolo destinato alla reclusione.
La reclusione: una forma di aggressione permanente esercitata dai superiori sugli inferiori, dai ricchi sui Poveri, dagli oppressori sugli oppressi, dai privilegiati sui diseredati…
La classe superiore educa un intero popolo a riprodurre la propria inferiorità, la selezione sociale che cinicamente viene fatta passare per autoselezione.
La vita viene fatta girare intorno alla gestione dei tempi carcerari.
Sono soprattutto Poveri giovani e adulti maschi, la vita di quelli che è stata avviata ancor prima di nascere alla riproduzione dell’istituzione carceraria.
E non si riproduce se il carcere non è stato fatto diventare l’identità di una persona.
Le Povere donne e bambini portano come sempre il peso di questa violenta condizione di vita.
Un popolo di reclusi il mio che dà da mangiare a migliaia di persone che fanno parte direttamente o indirettamente dell’apparato dello stato borghese.
Ma se accade l’incontro tra umani la Bellezza appare nel mondo.
Per esempio, non può essere cancellato dalla nostra memoria collettiva il fatto di essere stati capaci insieme – nonostante i litigi, gli inciuci, tutti i tentativi di far naufragare l’opera o di strumentalizzarla – di realizzare, con le nostre braccia e con i nostri soldi, nel mezzo dell’immondezzaio due giardini e un campo bocce. In un giardino ci abbiamo messo dei giochi per i bimbi donati da amici.
Questi spazi, con la fatica che il mantenerli richiede, perché bisogna resistere al bisogno di devastazione propria di un’identità di reclusi, stanno lì davanti ai nostri occhi sempre per ricordarci che è accaduta la Bellezza, e se è stato possibile svelarla una volta, sarà possibile svelarla ancora, perché la Bellezza è la parte più vera di noi, è la nostra reale identità, è l’unica realtà dalle radici profonde.
Fa parte di questo processo di svelamento della Bellezza l’apertura di due piccoli spazi in cui i Poveri si incontrano con più poveri per affrontare i problemi comuni che vanno dal non saper fare i compiti di scuola al “vedere” l’immondizia e organizzare la lotta.
E così da gennaio 2004 si sta portando avanti la battaglia per far mettere in esecuzione il progetto di riqualificazione di tutta l’area. La petizione non è solo indirizzata alle autorità, attualmente direttamente responsabili della non attuazione del progetto, ma è una chiamata ad ascoltare il grido del povero che chiede giustizia, dignità.
Non è sopportabile vedere i bambini rovistare, giocare nell’immondizia in nessuna parte del mondo, nemmeno qui. Le autorità, come sempre sono sorde al grido dei Poveri, non rappresentano del resto i loro bisogni, i loro diritti.
E tu? Sollevati e solleva la solidarietà attorno a questo popolo perché il processo dello svelamento della Bellezza non sia bloccato, annientato, represso.
È importante per te, lettore di “Pretioperai”. È importante per noi.

Carla Dell’Aglio